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Avengers: Age of Ultron – Una minaccia tutt’altro che artificiale

Nel 2012 avevamo lasciato gli Avengers tra le rovine di New York, a godersi un meritato shawarma. Li ritroviamo, a partire dal 22 aprile, nel nuovo film-evento scritto e diretto...
Articolo aggiornato il 22/09/2017

Avengers: Age of Ultron – Una minaccia tutt’altro che artificiale

Nel 2012 avevamo lasciato gli tra le rovine di New York, a godersi un meritato shawarma. LAvengers: Age of Ultron – Una minaccia tutt’altro che artificialei ritroviamo, a partire dal 22 aprile, impegnati in una missione nelle fitte foreste del Sokovia. riunisce il cast più ampio mai proposto in un film targato , chiamando a raccolta volti vecchi e nuovi per tagliare alcuni fili e legarne altri, non necessariamente a mani nude. propone un incipit in medias res, sfruttando coreografie spettacolari non solo per impostare un ritmo veloce e scorrevole, ma anche per suggerire uno degli elementi principali della pellicola: la coesione del gruppo. Gli Avengers sono affiatati, lavorano insieme e sanno coordinarsi in modo efficiente, dimostrando la maturità acquisita nel corso dei film precedenti.

Sembra andare tutto liscio, finché non entrano in gioco Wanda e Pietro Maximoff: il loro intervento inaspettato divide, confonde, mette in difficoltà. I gemelli, per quanto inesperti, instillano il seme del dubbio con conseguenze decisive su Tony Stark, già psicologicamente provato in Iron Man 3. Dalla sua insicurezza nasce Ultron, intelligenza artificiale il cui scopo è mantenere la pace. Ultron, sfortunatamente, interpreta il concetto di “pace” in modo leggermente diverso rispetto a Stark, decretando la presenza della specie umana un ostacolo al suo raggiungimento.

Avengers: Age of Ultron – Una minaccia tutt’altro che artificiale

Questa premessa, per quanto lineare, permette a Whedon di concentrarsi sui personaggi. La trama si regge sulle loro spalle e si sviluppa verso tematiche più cupe man mano che ognuno di loro viene messo di fronte alle proprie paure. In questo contesto, paradossalmente, spiccano di più le performance di coloro che influenzano solo marginalmente gli eventi. Avengers: Age of Ultron – Una minaccia tutt’altro che artificialeScarlett Johansson porta sullo schermo una Vedova Nera più umana che mai, svelando sfaccettature inedite del suo carattere e gettando luce sul suo passato, con l’aiuto di citazioni cinematografiche illustri quanto suggestive. Apprezzabile anche l’approfondimento del conflitto interiore di Bruce Banner: il suo rapporto con Natasha pone un punto interrogativo sulla definizione di “mostro” entro la quale Banner stesso si inscrive, con esiti inaspettati.

Si aggiudica finalmente un po’ di approfondimento anche Occhio di Falco. Il supereroe apparentemente più fragile offre lo spunto per una riflessione sul coraggio e sul senso del dovere, nella quale sono coinvolti anche Wanda e Pietro. Questi ultimi, tuttavia, risultano molto più bidimensionali in confronto, privi di carisma e costruiti fin troppo artificiosamente. Marginale anche il ruolo di Ulysses Klaw, trafficante d’armi interpretato da Andy Serkis che serve più che altro a piazzare alcuni easter eggs per il futuro.

Di grande impatto la nascita di Ultron soprattutto a livello visivo, grazie agli ottimi gli effetti speciali (nonostante il 3D risulti sfortunatamente accessorio). La sua presa di coscienza poggia su fondamenta più attuali che mai e la sua prima apparizione in forma fisica, anche questa già anticipata nei video promozionali, stabilisce una tensione narrativa particolare, ribaltata nella seconda parte del film da un comportamento amichevole, quasi infantile, che in alcuni momenti contribuisce ad aumentare il senso di inquietudine suscitato dal personaggio. Che piaccia o meno, si tratta sicuramente di uno degli antagonisti Marvel più intriganti visti finora. Assolutamente notevole Visione, interpretato dal bravo che regala al personaggio una fisicità in bilico tra l’eleganza e la plasticità.

Avengers: Age of Ultron – Una minaccia tutt’altro che artificiale

Age of Ultron è un film divertente, forse troppo. La ormai nota comicità Marvel viene riproposta secondo la solita formula, non sempre efficace. Alcuni giochi di parole perdono verve nella traduzione e le battute troppo frequenti finiscono per soffocare inavvertitamente la tensione dei momenti più drammatici, contribuendo ad un calo abbastanza vertiginoso del ritmo narrativo nel finale, sostenuto principalmente dalle scene d’azione. Avengers: Age of Ultron – Una minaccia tutt’altro che artificiale
I combattimenti sono piacevoli e si prestano ad alcune interessanti scelte di regia. Molto deludente, invece, l’aspetto musicale, che nonostante il contributo di Brian Tyler e Danny Elfman non riesce ad emergere dallo stato di rumore di sottofondo.

Il senso di continuità all’interno del Marvel Cinematic Universe è molto accentuato, a beneficio di chi ne ha seguito gli sviluppi. Parte della trama, infatti, si basa sugli avvenimenti di Captain America: The Winter Soldier, lasciando forse un po’ al buio gli spettatori meno informati. Quasi assenti, invece, riferimenti diretti al fumetto del 2013 da cui è stato tratto il titolo. Whedon sembra preferire piuttosto citazioni sparse, dall’armatura Hulkbuster sfoggiata nei trailer, a dialoghi che sembrano arrivare direttamente da una riunione degli Illuminati. Da tenere d’occhio soprattutto Visione, la cui origine rimanda agli Avengers di Roy Thomas e John Buscema, seppur con una discriminante piuttosto notevole, e che potrebbe verosimilmente diventare uno dei personaggi chiave di Infinity War. Si percepisce in generale un senso di transitorietà. Alcuni confronti tra i protagonisti sembrano essere stati inseriti più per gettare le basi per i film successivi, primo fra tutti Civil War, che per approfondire dal punto di vista narrativo le relazioni tra colleghi.

Avengers: Age of Ultron – Una minaccia tutt’altro che artificiale

Age of Ultron è un bel film, ma è anche, chiaramente, un film di passaggio. Il suo ruolo funzionale all’interno dell’universo cinematografico impostato dai Marvel Studios finisce a volte per alienare l’esperienza dello spettatore, che tuttavia risulta complessivamente positiva. Un unico spoiler spassionato e completamente innocuo per i lettori meno pazienti: l’assenza di una seconda scena alla fine dei pur spettacolari titoli di coda permette di evitare tediose attese in sala.

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