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“Si torna sempre dove si è stati male”, un racconto sulla scoperta di sé stessi

30 Gennaio 2026
Gallucci Balloon pubblica il primo travolgente fumetto di Isotta Santinelli, un esordio di grande spessore.
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Anale sì o no?

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Con questo dubbio amletico si apre Si torna sempre dove si è stati male, opera prima di Isotta Santinelli, edita da Gallucci Balloon, in cui veniamo catapultati nella particolare vita sentimentale di Micia, gattina alla soglia dei 30 anni e con una collezione di relazioni sentimentali degna dei migliori film horror.

Tramite l’alter ego di Micia,  Santinelli racconta allo stesso tempo un’esperienza autobiografica e un vero e proprio spaccato generazionale: le situazioni vissute dalla protagonista, infatti, ripercorrono tutte le sue esperienze relazionali passate (dai semplici rapporti di amicizia a relazioni sentimentali complete), diventando però anche uno specchio di tutte quelle situazioni ed esperienze che di fatto hanno contraddistinto la generazione dell’autrice, ossia coloro nati alla fine degli anni ’90.

In questo contesto, l’esperienza di Micia viene raccontata con due registri apparentemente antitetici, ma che in realtà, come già visto in altre opere (un esempio su tutti sono quelle di Zerocalcare), risultano complementari nella narrazione: a un tratto grafico cartoonesco e mai eccessivamente elaborato, con dialoghi e riflessioni taglienti e ironici, si contrappone una storia che in più parti tutto è fuorché che leggera e scanzonata.

Nel descrivere le sue relazioni passate, Micia mette a nudo un sistema sociale che tutti, in modo cosciente o meno, abbiamo vissuto e probabilmente anche applicato: un ingranaggio ormai oliato allo stremo, fatto di traguardi sociali da raggiungere per sentirsi accettatim atteggiamenti manipolatori e tossici che schiacciano il partner e, soprattutto, l’incapacità di comprendere e accettare l’altro per ciò che è, riconducendolo sempre a gabbie e sovrastrutture di comodo che finiscono per appiattire non solo l’individuo ma anche la relazione.

In questo complesso affresco si muove e interagisce la protagonista, sbagliando, cadendo e riprovandoci ancora. I rapporti che si susseguono su pagina si mostrano in tutta la loro fallacia e la loro umanità anche grazie al continuo “canale” aperto sui pensieri di Micia: partendo infatti dall’infanzia e dai primi rapporti con compagni di classe e i primi amori, si può notare come una stratificazione di meccanismi sociali venga a presentare il conto nelle relazioni successive. Va detto che non sempre Micia è un personaggio “positivo” vittima degli eventi: con Taldegardo, uno dei partner, si innesca infatti un lunghissimo “tira e molla” in cui gatta tende a ritornare per poi allontanarsi quando si presenta un’altra relazione, facendo evolvere questo rapporto da relazione a mero momento di comfort tra altre relazioni, con esiti deleteri ovviamente per Taldegardo (volendo fare un parallelismo, una dinamica molto simile alla situazione vista nella serie televisiva Fleabag tra la protagonista e il suo ragazzo Harry).

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Le varie relazioni vissute da Micia sono però importanti perché forniscono un punto di vista estremamente intimo, che è il focus principale del volume: apprendere le emozioni, le paure e le paranoie della gattiba evidenzia non solo le mille sfaccettature che si nascondono dietro ogni relazione ma anche quanto queste possano restare sommerse agli occhi del partner.

Tra i diversi casi, due meritano a mio parere una particolare menzione: la relazione con Occhimiele e quella con Rex, rispettivamente una ragazza e un ragazzo. Nel caso di Occhimiele, ci affacciamo sulla bisessualità di Micia (di cui abbiamo parlato anche nell’intervista con Santinelli durante il TCBF): in un periodo in cui app apposite erano ancora un lontano miraggio, Micia mette a nudo non solo la difficoltà nel capire sé stessa e cosa prova per altre ragazze, ma anche le difficoltà insite nel voler approfondire il proprio orientamento sessuale, in un contesto in cui questo si traduce come un mero divertissement tra situazioni “normali” inquadrate nel classico rapporto eterosessuale. Questo episodio acquisisce il suo spessore sia perché dà voce a un orientamento che è poco (se non addirittura per niente) trattato e approfondito, tanto nei fumetti che in altri media, e soprattutto perché anche in questo caso si avverte la sensazione di Micia nel suo sentirsi non accettata, fuori posto e non compresa.

Direttamente collegata a questa esperienza troviamo il rapporto con Rex che nasce in un momento in cui Micia, dopo aver introdotto Occhimiele al suo gruppo (nella speranza di poter riprendere una relazione con lei), capisce di non avere alcuna speranza e si avvicina a Rex a seguito di un equivoco. Questa relazione accende i riflettori su altre due importanti questioni che, anche in questo caso, vengono vissute da Micia in una solitudine interiore non riconosciuta dall’altro. La prima questione è relativa alla difficoltà di avere un rapporto sessuale con Rex (che ironicamente viene rappresentato nell’atto di “dover sistemare” un obelisco), con gli aspetti più dolorosi che ne conseguono; la seconda, direttamente collegata alla prima, si ha in un momento successivo quando si ripresenta la medesima problematica e Micia si trova incastrata in una situazione in cui da un lato si sente in difetto a cambiare idea (in un dialogo in cui un gatto con l’obelisco urla “avete detto che potevamo entrare”, e alla risposta di due gatte infermiere “ci siamo sbagliate” si risponde con un laconico “be’, cazzi vostri”), e a cui segue un rapporto doloroso senza via di fuga perché “avevamo detto che poteva entrare e lui è ubriaco”. Proprio queste scene, rese con una sintesi incredibile in appena due pagine, spezzano di fatto Micia, che rompe subito con Rex e torna con Taldegardo, con la clausola di portare avanti una relazione prettamente non sessuale, non pienamente conscia del trauma psicologico derivante dalla relazione precedente (come afferma la stessa protagonista, matura in lei anche l’idea di poter essere lesbica, terrorizzata com’è da rapporti sessuali che prevedano la penetrazione).

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Questo bagaglio emotivo, che accompagna Micia per tutto il volume ed è accessibile ai lettori senza filtri, non può non spingere a riflettere su sé stessi e su ciò che si è vissuto in un contesto relazionale, chiedendosi in quali casi ci si sia trovati dalla stessa parte della gatta e in quanti, invece, ci si sia posti nel ruolo del partner tossico/abusivo. Da questo punto di vista il fumetto di Santinelli spinge con intelligenza questi ragionamenti andando a colpire nel vivo: è un fumetto intriso di ironia, scritto col cuore e che immancabilmente a quest’ultimo arriva.

A risultare ben costruito è anche l’aspetto prettamente grafico del volume, che in un novantina di pagine copre numerosi episodi e riflessioni di Micia. Nel volume, oltre a situazioni rese con una sintesi eccellente, come già accennato, Santinelli alterna pagine estremamente fitte e verbose, dove il testo ingabbia letteralmente sparute vignette di contorno che alleggeriscono lievemente la pagina. La scelta di alternare una struttura classica a pagine prettamente più testuali non rende comunque la lettura più pesante o stancante, ma anzi in più punti se ne apprezza l’utilizzo che aiuta a portare avanti la narrazione o un treno di pensieri, lasciando ad altre tavole il compito di far rallentare il ritmo e approfondire specifiche scene. Sin dall’inizio il lettore trova davanti a sé un misto di tutti questi modelli, con vignette classiche, tavole in cui tanto i balloon quanto le vignette si scompongono e vengono presentati in modo più originale fino alle già menzionate pagine in cui il testo è preponderante.

Si torna sempre dove si è stati male è un fumetto originale, tanto graficamente che nei contenuti, che non può non emozionare e sorprendere. Il primo lavoro di Isotta Santinelli è una ventata d’aria fresca in un panorama fumettistico che risulta arricchito di una voce forte e autentica, capace di toccare diversi argomenti di spessore con una lieve patina di ironia che aiuta a far arrivare il messaggio: si torna sempre dove si è stati male, ogni volta con un bagaglio diverso e da strade differenti, fino a quando si acquisisce la consapevolezza che permette di fermarsi e cambiare direzione.

Abbiamo parlato di:
Si torna sempre dove si è stati male
Isotta Santinelli
Gallucci Balloon, 2025
90 pagine, cartonato, colori – 16,50 €
ISBN: 9791222110073

Daniele Garofalo

Daniele Garofalo

Nato a Catania nel 1996, si appassiona ai fumetti sin da piccolo, cominciando a leggere Diabolik, Topolino e Il Giornalino, scoprendo successivamente il fumetto americano ed europeo, eleggendo Batman suo faro guida nella vita di tutti i giorni. Laureato in Giurisprudenza e pianista a tempo perso, continua a coltivare la passione per i fumetti affacciandosi con interesse a nuovi autori e generi. A questo si accompagna un interesse sempre maggiore per cinema e videogiochi, forme narrative che condividono molto con il fumetto. Nel 2023 decide di portare la sua passione per la nona arte a un livello successivo cominciando la collaborazione con Lo Spazio Bianco.

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