
Un lettore occasionale degli X-Men, aprendo Ultimate: X-Men. Paure e Odio scritto e disegnato da Peach Momoko (con adattamento dei dialoghi in inglese di Zack Davisson), probabilmente la prima cosa che si domanderà è: “ma dove sono gli X-Men?”. Ciclope, Wolverine, Nightcrawler, Colosso, Jean Grey, Rogue o Kitty Pryde sono del tutto assenti. I protagonisti scelti da Momoko difficilmente verrebbero in mente pensando al nome “X-Men”: la storia si apre infatti con Hisako Ichiki, ragazza giapponese che incontriamo il giorno del diploma della scuola media.
Fin dall’inizio emerge il trauma che la perseguita: il suicidio del suo migliore amico, ricordo che un’oscura presenza la costringe a rivivere. In preda al panico, Hisako fugge rischiando di essere investita, ed è in quel momento che i suoi poteri di Corazza si manifestano salvandole la vita. Da subito la narrazione assume i toni di un manga adolescenziale dalle tinte horror, tra apparizioni mostruose, drammi familiari, segreti e sette misteriose legate a rituali di sangue. E i supereroi? La risposta è semplice: non ci sono. Pur essendo Hisako già apparsa nell’universo Marvel (il personaggio noto come Armor o Corazza, introdotto da Joss Whedon e John Cassaday su Astonishing X-Men), tolta l’iconica armatura psionica e cambiato nome, la trama funzionerebbe ugualmente. La decisione di presentare gli X-Men dell’universo Ultimate in questo modo è senza dubbio originale e per certi aspetti coraggiosa, ma rischia di spiazzare i fan storici e lascia quanto meno perplessi.
La componente horror rappresenta un’interpretazione interessante del mito dei mutanti, ma non particolarmente innovativa (basti ricordare il poco fortunato e già dimenticato The New Mutants di Josh Boone). D’altronde la Casa delle Idee è legata all’horror fin dagli esordi: pensiamo a Hulk, agli stessi X-Men, ma anche a Namor, alla prima Torcia Umana, all’Uomo Cosa o a Licantropus.

Il problema è che ci troviamo davanti a un fumetto a metà, che sembra non sapere davvero cosa vuole essere. Un mix sulla carta intrigante, ma confuso nella realizzazione. Ne sono esempio i riferimenti al mito degli X-Men inseriti in modo forzato e spesso casuale. Lo stesso nome di battaglia “X-Men” viene scelto perché le protagoniste prendono brutti voti a scuola (esami pieni di “X”) – e non si capisce perché “Men” dato che si tratta di un gruppo tutto al femminile; la setta dei “Figli dell’Atomo” viene chiamata così pur essendo dedita a rituali di sangue. A cosa si deve quindi il nome? Inoltre, non sembra nemmeno che i personaggi siano mutanti: i poteri paiono legati a un indefinito “patto di sangue” piuttosto che a un’evoluzione genetica. L’elemento esoterico prende così il sopravvento su quello evolutivo e radioattivo.
Sorge allora la domanda: a chi è destinato Ultimate: X-Men? Probabilmente non ai lettori di lunga data, che qui ritrovano ben poco dei mutanti così come li conoscono. È più plausibile immaginare un target di lettori di manga non particolarmente interessati ai supereroi, oppure gli appassionati della stessa Momoko. Ma ha senso affidare l’intera run degli X-Men del nuovo universo Ultimate – accanto a Ultimate Spider-Man, Ultimate Black Panther, The Ultimates e Ultimate Wolverine – a un’autrice così lontana dal genere supereroico? Anche sul piano grafico lo stile di Momoko può risultare destabilizzante per un lettore di fumetti di supereroi: essenziale, a tratti eccessivamente semplice, quasi scarno e povero di dettagli. Un segno che sarà più apprezzato da chi legge manga che da un fan di Marvel o DC.
Si tratta di un’opera peculiare e intrigante, ma che si pone un target di lettori a sua volta specifico, che sia a un tempo lettore di manga e fan di supereroi. Non un’accoppiata impossibile o improbabile, ma che non si ritrova necessariamente in tutti i lettori Marvel.

Non si tratta del primo tentativo di far incontrare manga e supereroi statunitensi: pensiamo a One Operation Joker di Keisuke Gotoh e Satoshi Miyagawa o a Batman: Il Figlio dei Sogni di Kia Asamiya. In quei casi, però, erano protagonisti personaggi iconici reinterpretati in chiave manga all’interno di storie indipendenti.
Qui, invece, Momoko sceglie figure meno note come Hisako, Noriko “Nori” Ashida (Surge) o Nico Minoru, affiancandole a reinterpretazioni (il Re delle Ombre diventa Shinobu Kageyama) e a nuove creazioni come Mei Igarashi, alias Maystorm – ispirata a Tempesta, che compare solo in un’immagine sullo smartphone della ragazza. È evidente la volontà dell’autrice di concentrarsi sui personaggi giapponesi legati al mito degli X-Men, guadagnando maggiore libertà creativa proprio perché meno vincolati a un immaginario più consolidato nella mente dei lettori. Ma ritorna quindi la domanda: se non si vuole davvero raccontare una storia di supereroi sugli X-Men, perché scrivere Ultimate X-Men?

Va infine ricordato che gli X-Men di Momoko sono parte integrante del nuovo universo Ultimate – collegamento che, però, nel primo volume resta sullo sfondo e quasi irrilevante. Messo accanto a Ultimate Spider-Man di Hickman e Checchetto, Ultimate Wolverine di Condon e Cappuccio o a Ultimates di Camp e Frigeri, questo titolo appare inevitabilmente fuori posto.
Una proposta che offre indubbiamente qualcosa di diverso, ma al tempo stesso rischiosa: si allontana dai fan tradizionali degli X-Men e dei supereroi per cercare (forse) di conquistare i lettori. Lodevole e da incoraggiare il tentativo di sperimentare nuove strade, ma resta il dubbio che questo sia il modo giusto per farlo: un fumetto sugli X-Men senza gli X-Men.
Abbiamo parlato di:
Ultimate X-Men. Paure e Odio
Peach Momoko
Traduzione di Fabio Gamberini
Panini Comics, 2025
160 pagine, cartonato, colori – 23,00 €
ISBN: 9791221919615
