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First Issue vol. 3 #6 – Tra revival e nostalgia, supercani e rilanci cosmici

2 Luglio 2025
Nuovo appuntamento con la rubrica sulle novità a fumetti made in USA, tra debutti mainstream e indie.
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Il martedì e il mercoledì in USA sono i giorni dedicati all’uscita dei nuovi albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de
Lo Spazio Bianco che, dal 2017, si occupa dei nuovi numeri uno in uscita negli States ogni mese.
In questa nuova puntata della terza stagione (la #133, secondo la numerazione Legacy…) attenzione incentrata su alcune delle novità uscite a giugno 2025.

First Issue Front
Imperial 01

Imperial #1 di Jonathan Hickman, Iban Coello, Federico Vicentini, Federico Blee, VC’s Cory Petit (Marvel Comics, giugno 2025)
Dopo aver concluso G.O.D.S. e dopo aver rifondato l’universo Ultimate, Jonathan Hickman si accinge a riscrivere la geografia socio-politica del cosmo Marvel, un settore che ha sempre interessato lo scrittore della Carolina del Nord (si vedano le sue run di Fantastici Quattro, Vendicatori, ma anche le mini evento come Secret Wars e S.H.I.E.L.D.).
Pur ritrovando tutti gli elementi tipici delle storie di Hickman, ovvero l’interesse per i giochi e gli equilibri di potere su larga scala, le battaglie di dimensioni planetarie e una smisurata ambizione, Imperial parte in maniera piuttosto diversa rispetto ad altre opere precedenti: tanti dialoghi, tanta azione smargiassa (aprire con un richiamo a Planet Hulk e a un personaggio da anni dimenticato di quella saga definisce già il tono), un mistero da svelare presentato in maniera molto lineare. Su questa base, le solite ottime caratterizzazioni, in particolare nella dinamica “buddies” tra Star Lord e Richard “Nova” Rider, che per certi versi ricorda quella tra Cannonball e Sunspot, oppure Ben Grimm e Johnny Storm.
A favorire l’approccio action, quasi da inizio anni 2000 con annesse atmosfere alla Annihilation, sono i disegni muscolari e dinamici di Federico Vicentini e Iban Coello, entrambi ispirati tanto dal fumetto USA di quegli anni quanto al manga, e che qui lavorano con una sintonia incredibile, pur mantenendo le proprie caratteristiche. A legare il tutto, i colori vivaci e sgargianti di Federico Blee, che richiamano altri eventi cosmici recenti (in particolare Empyre).
Un inizio che, pur con alcuni momenti già molto visti negli ultimi anni, promette sicuramente alcuni cambiamenti drastici e alcuni momenti importanti per i protagonisti della serie. Sperando in un finale migliore rispetto alle ultime avventure hickmaniane.
Emilio Cirri

Emma Frost – The White Queen #1 di Amy Chu, Andrea Di Vito, Antonio Fabela, Ariana Maher (Marvel Comics, giugno 2025)
Nel profluvio di mini X-Serie del dopo Krakoa, ecco quella dedicata alla Regina Bianca, prevista articolarsi nei canonici cinque numeri. Amy Chu si volge al passato, recuperando l’Emma Frost guida della Confraternita dei Mutanti, tessitrice di trame di potere e costantemente in lotta con i suoi confratelli per la supremazia interna.
Questo primo numero non lascia spazio a grandi aspettative, poiché propone l’antico personaggio, perfettamente calato nell’antico ruolo, con tutta la sua antica monodimensionalità. C’è poi l’azione, nella forma di un’incursione di una squadra di X-Men (Storm, Nightcrawler e Colosso) per liberare un adolescente mutante catturato dalla confraternita.
Il punto è che questo debutto non offre alcunché che supporti, non diciamo il desiderio, ma almeno la curiosità di seguire gli sviluppi: il recupero del passato è proposto in modo assolutamente mimetico, senza una chiave di lettura aggiornata o uno sguardo che cerchi una prospettiva o insegua una domanda stimolante – per controesempio, si veda Devil’s Reign: X-Men di Duggan e Noto. Nemmeno la messa in scena e l’interpretazione dei personaggi offre alcunché di particolare: non ci sono sbavature e il senso del ritmo di Andrea Di Vito è efficace, ma il risultato, effetto amplificato dalla colorazione, resta freddo. Magari i colpi di scena significativi verranno, ma, nel caso, non si capisce l’impostazione di questo primo numero, focalizzata sulla rievocazione d’epoca.
Simone Rastelli

Emma frost the white queen 01
Marvel knights the world to come 01

Marvel Knights – The world to come #1 di Christopher Priest, Joe Quesada, Richard Isanove, Tyler Smith (Marvel Comics, giugno 2025)
Marvel Kights fu l’iniziativa e l’etichetta che, nel 1998, salvò la Marvel Comics dalla bancarotta. L’allora presidente della casa editrice Bill Jemas approvò l’idea di Joe Quesada e Jimmy Palmiotti di creare storie di supereroi più mature e realistiche. Il resto è storia, con il successo della linea editoriale con il rilancio di personaggi come Daredevil, il Punitore e Pantera Nera e l’inizio della scalata ai vertici della Casa delle Idee di Quesada.
Proprio quest’ultimo, a ventisette anni di distanza da quell’iniziativa, torna a lavorare su un fumetto Marvel insieme a Christopher Priest (altro autore coinvolto nel progetto originario) per raccontare ai lettori il futuro di quell’universo Marvel in MK – The world to come.
L’albo di debutto della miniserie si apre con la morte di un anziano T’Challa, ancora re di Wakanda. A partire da lì inizia a svilupparsi un racconto non lineare – tipico delle sceneggiature di Priest – che si muove avanti e indietro sulla linea temporale, strutturato in una serie di microcapitoli che si aprono tutti con una splash page.
Il racconto offre tutta una serie di indizi ancora non strutturati e a tratti vaghi su quale sia il mondo futuro che verrà raccontato nella miniserie e questo primo numero ha il suo fulcro nello scontro rituale per il trono tra T’Challa e suo figlio Ketema. Unica criticità al momento riscontrabile: tanto viene raccontato in rapporto a quanto viene mostrato.
Quesada sembra non aver perso lo smalto di un tempo e, arricchito dai colori di Richard Isanove, regala ai lettori una serie di tavole ricche di dettagli e con uno storytelling efficace e puntuale, magnificando tanto corpi e muscolature dei personaggi in campo quanto i costumi tribali e le architetture wakandiane.
Da non sottovalutare il design editoriale di Tom Muller che dona una confezione elegante a questa storia che, viste le premesse, merita di essere seguita.
David Padovani

Krypto: The Last Dog of Krypton #1 di Ryan North, Mike Norton, Ian Herring e Lucas Gattoni (DC Comics, giugno 2025)
In attesa che Superman, il film di James Gunn, arrivi nelle sale cinematografiche, all’interno dell’iniziativa editoriale Summer of Superman, DC Comics pubblica il primo albo di Krypto: The Last Dog of Krypton, sceneggiato da Ryan North per i disegni di Mike Norton e i colori di Ian Herring.
Dopo la bella copertina di Jae Lee, il primo elemento a colpire l’attenzione è il lettering di Lucas Gattoni, perché introduce subito un dato importante: il punto di vista sulla narrazione appartiene a Krypto. Infatti, esclusi il nome del cane, i comandi e alcune frasi codificate come “there’s a good boy“, che sono scritti in stampatello maiuscolo, tutte le altre parole sono riportate in stampatello minuscolo. Questo ci fa capire come i discorsi dei personaggi coinvolti prima su Krypton e poi sulla Terra non abbiano un vero significato per l’animale domestico e facciano parte di un linguaggio diverso, comprensibile per gli umani ma non per lui.
Alle preoccupazioni di Jor-El per le sorti del suo pianeta, seguono una passeggiata al guinzaglio, un riposino accanto al neonato Kal-El, un test della navicella spaziale fallito e il principio di una nuova avventura. La scrittura di North è semplice e fluida, parte dal mito di Superman per provare a esplorare qualcosa di differente, di nuovo seppur marginale.
Le matite arrotondate di Norton evidenziano con naturalezza i comportamenti di Krypto in tavole dinamiche, in cui anche gli sfondi assumono la loro importanza: soprattutto nelle vignette più grandi si vedono scorci di Krypton con le sue architetture molto diverse da quelle terrestri. Herring è bravo a modulare l’uso delle tinte, mettendo in risalto con colori caldi e luminosi i momenti di quiete e breve felicità e accendendo di rossi e toni più acidi le sequenze critiche.
Un buon esordio per un fumetto che potrebbe diventare qualcosa di più di un divertissement.
Federico Beghin

Krypto the last dog of krypton 01
Benjamin 01

Benjamin #1 di Ben H. Winters, Leomacs, Luca Bertelé, Becca Carey (Oni Press, giugno 2025)
Dopo alcuni anni di difficoltà, fusioni e un riassetto generale, tra il 2024 e il 2025 Oni Press è tornata a essere una delle case editrici minori più dinamiche del panorama statunitense. Il rilancio della propria linea editoriale è passato da una scelta apparentemente ma vincente, ovvero puntare su antologici horror e sci-fi che richiamano esplicitamente le pubblicazione della storica EC Comics, realizzati da autori sulla cresta dell’onda (su tutti, Chris Condon). Tra questi, si è distinto Ben H. Winters, scrittore di romanzi sci-fi, audiolibri e programmi radio, e adesso anche fumetti.
In Benjamin, l’omonimo protagonista, uno scrittore sci-fi del passato, si ritrova senza rendersene conto nel presente e deve capire cosa sia successo. L’unione dei dialoghi, volutamente esagerati e pomposi per creare un divertente contrasto tra presente e l’epoca psichedelica da cui proviene lo scrittore sono esaltati dall’espressività dei disegni di Leomacs, che dimostra ancora una volta la sua versatilità nelle tonalità e nella costruzione della pagina per creare situazioni ora spassose, ora tese e misteriose. I colori di Luca Bertelè aiutano a generare l’atmosfera giusta, giocando con la psichedelia e gli omaggi al genere fantascientifico degli anni ’60 e ’70, fatto di riflessioni esistenzialisti, epistemologiche e derive lisergiche e new age. Ciliegina sulla torta: la copertina di Christian Ward e il design di Sarah Rockwell.
Emilio Cirri

Per questa puntata è tutto. First Issue si prende una pausa estiva e vi dà appuntamento a settembre con una nuova stagione di novità dagli USA e con First Issue vol. 3 #7 (#134).
Stay tuned!

True Believers

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(Collaboratore esterno)

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