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Bob Hall, una vita tra Marvel e fumetti indipendenti

20 Maggio 2025
Al Palermo Comics and GameS abbiamo incontrato il leggendario fumettista americano Bob Hall.
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Dal 24 al 27 aprile, alla Fiera del Mediterraneo di Palermo, si è svolto l’Expo Comic and Games, uno degli appuntamenti più attesi per gli appassionati di fumetti, giochi e cultura pop. Tra gli ospiti d’eccezione, Bob Hall, figura storica del fumetto americano, noto per il suo lavoro su personaggi iconici come Batman, Shadowman e i West Coast Avengers. Con alle spalle una carriera che ha attraversato i momenti cruciali di Marvel, DC Comics e Valiant, Hall ha condiviso con noi riflessioni sulla narrazione visiva, sui profondi cambiamenti del mercato editoriale e sul valore della creatività indipendente, raccontando anche alcuni aneddoti inediti del suo straordinario percorso artistico.

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Buongiorno Bob e grazie per il tuo tempo. Il disegno è spesso considerato un linguaggio universale. Secondo te, quanto è importante riuscire a raccontare una storia visivamente, anche prima che ci sia una sceneggiatura scritta?
È fondamentale. Quando ho iniziato, l’idea era che ci fosse uno scenario da visualizzare: raccontavi la storia attraverso le immagini prima che lo sceneggiatore scrivesse i dialoghi. Lo scrittore guardava quello che avevi disegnato e costruiva la narrazione su quello. Partivi da un’idea di storia e la scomponevi in immagini. Oggi le cose sono cambiate: si lavora quasi sempre da una sceneggiatura completa. Ed è un peccato, perché quel metodo lasciava all’artista più libertà creativa. Ovviamente, bisogna anche essere in grado di sfruttarla, quella libertà.
Raccontare una storia per immagini non è lo stesso che disegnare semplicemente una bella illustrazione. Anche in quell’immagine “bella”, però, c’è già un elemento narrativo. È una narrazione tutta tua: che qualcosa stia in primo piano o sullo sfondo, che il personaggio sia anziano o giovane, anche dettagli non previsti dalla sceneggiatura ma presenti nella scena — tutto questo racconta qualcosa. Nei fumetti, ogni scelta che fai è parte della narrazione.

Sei una figura leggendaria nel mondo del fumetto americano, con una lunga carriera tra Marvel e DC. Cosa pensi sia cambiato di più da quando hai iniziato a oggi?
Quando ho cominciato, da ragazzino, i fumetti avevano 52 pagine di grande formato a colori e costavano solo 10 centesimi. Ora costano 4 o 5 dollari. E questo, insieme all’avvento dei negozi specializzati, ha cambiato tutto. I negozi di fumetti, a un certo punto, hanno letteralmente salvato l’industria. Alla fine degli anni ’70 ci fu un’esplosione di riviste che relegò i fumetti fuori dai chioschi dove venivano normalmente vebduti. Phil Seuling ebbe un’intuizione: esistevano tanti “head shop” che vendevano fumetti underground, e molti avevano cominciato a vendere anche usato. Perché non distribuire tutti gli altri fumetti proprio lì? Fu perfetto, perché quei negozi avevano già un pubblico appassionato che però non trovava più fumetti nei luoghi abituali. Così è nato il cosìdetto direct market.
Quello che non avevamo previsto era che un’intera generazione  sarebbe cresciuta senza incontrare fumetti per caso, per così dire. Prima li trovavi ovunque: al supermercato, in farmacia. Ora dovevi proprio volerlo un fumetto, dovevi entrare apposta in un negozio. Una psicologia completamente diversa.
Un altro grande cambiamento è che i grandi editori sono diventati molto più popolari — e anche molto più aziendali. I fumetti sono arrivati al cinema, e questo ha cambiato l’identità stessa di Marvel e DC. Ma allo stesso tempo ha aperto nuove opportunità agli indipendenti, che possono offrire qualcosa di completamente diverso. E credo che oggi questo sia fondamentale: se fai un fumetto che sembra una copia di uno Marvel, tanto vale farlo per Marvel. Ma se crei qualcosa che ha un’identità unica, allora ha senso.

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Hai lavorato su personaggi iconici come Batman, Shadowman e i West Coast Avengers. Qual è stato il più difficile da scrivere o disegnare? E quale ti è rimasto più nel cuore?
In realtà, ognuno ha un posto speciale nel mio cuore.
Prendiamo Capitan America, ad esempio. Il legame dipendeva molto anche da chi scriveva la storia. Quando Roger Stern scriveva Capitan America — ed era uno scrittore brillante, davvero appassionato del personaggio — si percepiva. Negli anni ’80 fecero un film su Capitan America, e mi chiesero di farne la versione a fumetti. Dopo quell’esperienza, ho detestato Capitan America. Non sapevo nemmeno cosa disegnare per un anno intero, tanto mi aveva deluso quel film.
Ma il personaggio a cui sono più legato è Shadowman. È stata la prima volta in cui ho potuto scrivere e disegnare un fumetto tutto mio. Quella è stata un’esperienza molto speciale.
Ed è legata anche a un altro momento importante: essere stato tra gli artisti che hanno contribuito alla nascita e al successo della Valiant Comics. È stato un periodo creativo incredibile. C’erano personaggi nuovi, ancora in fase di definizione, che non erano ancora diventati marchi registrati.
Quando mi diedero la possibilità di scegliere cosa disegnare, scelsi Shadowman proprio perché era un personaggio che non aveva funzionato nei primi numeri della serie. E questo per me era un’opportunità: se un personaggio non funziona, puoi trasformarlo in qualcosa di tuo.
Fu Jim Shooter a darmi questa questa possibilità. Ma proprio mentre stavo per consegnare la mia prima sceneggiatura, Jim fu allontanato dalla compagnia.
Era il periodo del boom dei collezionisti, e l’azienda stava cercando in tutti i modi di vendere. Jim non voleva, ma i suoi soci erano determinati. E alla fine riuscirono a vendere, a un’azienda di videogiochi, la Acclaim. Non avevano davvero interesse nei fumetti, volevano solo personaggi da usare nei giochi.
In due o tre anni, la Valiant che conoscevo non esisteva più. Era stata un’opportunità meravigliosa per scrivere in un universo nuovo, creativo e dinamico. Ma poi, con la caduta del mercato dei collezionisti e il cambio di rotta aziendale, tutta quella magia si è persa.

Intervista realizzata dal vivo all’ Expo Comics and Games il 25 aprile 2025

Bob Hall

Bob Hall ha una lunga esperienza nel mondo dei fumetti come scrittore, disegnatore e redattore. I suoi primi lavori per la Marvel sono stati su Champions Super-Villain Team-Up .
Hall è l’artista originale e co-creatore del team West Coast Avengers . Hall ha anche lavorato come disegnatore regolare su Avengers e ha disegnato albi di Amazing Spider-Man. Nella veste di redattore, è stato assistente editor di Jim Shooter alla Marvel Comics, che ha poi seguito nella sua avventura alla Valiant Comics.

Maria Concetta Amato

Maria Concetta Amato

Nata nel 2000 a Palermo, ha sempre coltivato una grande passione per la letteratura e la scrittura. Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Classiche nel 2022, ha deciso di spingermi oltre i confini della tradizione, trasferendosi a Genova per immergersi nel mondo dell’editoria moderna. È lì che ha completato il suo percorso magistrale in Informazione ed Editoria, presentando una tesi intitolata Il Mercato del Fumetto Italiano: Analisi e Prospettive, una riflessione su un settore in continua evoluzione che non smette mai di affascinarla. Ama leggere, scrivere e perdersi nelle storie delle serie TV, ma ciò che più la appassiona è condividere queste riflessioni online. Il suo sogno è lavorare in una casa editrice, idealmente specializzata in fumetti, dove poter contribuire alla nascita e alla diffusione di nuove storie capaci di emozionare e sorprendere. Il suo obiettivo è trasformare la passione in un mestiere e contribuire a rendere il mondo dell’editoria un po’ più magico.

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