
I pizzly, nuova opera edita in Italia da Tunuè, conferma questa tendenza e, semmai ce ne fosse bisogno, ribadisce la bravura dell’artista. La storia ha per protagonisti tre fratelli parigini: Étienne, Zoé e il maggiore, Nathan che si prende cura della famiglia dopo la morte della madre e lavora come autista di Uber per mantenere tutti.
Nathan è affetto da episodi allucinatori e di disorientamento dovuti allo stress e quando causa un incidente capisce di dover cambiare qualcosa della sua vita. La donna che stava accompagnando all’aeroporto, Annie, gli propone inaspettatamente di seguirla in Alaska, terra da cui proviene, per fare allontanare lui e i fratelli per un po’ dall’ambiente malsano di Parigi e per trasmettere loro alcuni elementi della cultura indiana a cui lei appartiene. Inizia così per i ragazzi un viaggio inaspettato, di crescita e di trasformazione, un’ibridazione simile a quella che ha dato origine al pizzly (o orso grolare), l’orso nato dall’unione tra un orso polare e il grizzly.
Sebbene il cambiamento possa sembrare repentino -nonostante una cesura temporale che agevola l’evoluzione dei personaggi- e sebbene l’autore mostri il suo forte punto di vista nelle tematiche esposte attraverso alcuni (pochi) dialoghi sovrabbondanti, il fumetto riesce a mantenere un’equilibrio di visione tematica e di tenuta narrativa: non si contrappone infatti mai il bianco di una idealizzata vita bucolica al nero della terribile vita cittadina, perchè Moreau mostra aspetti positivi e negativi di entrambi i mondi, dalle difficoltà e le contraddizioni (le piaghe della disoccupazione e dell’isolamento che portano ad alcolismo e violenza) delle popolazioni dell’Alaska agli indubbi vantaggi della tecnologia.
Questo equilibrio è mantenuto grazie a una sapiente gestione delle interazioni tra personaggi e del ritmo narrativo: tutto sembra naturale e realistico, spontaneo e quotidiano, si segue un flusso che si muove con le stagioni (ormai alterate, ma sempre presenti) e con i cambiamenti dei personaggi.
La grande padronanza narrativa si accompagna a una maestria artistica che rende ogni volume di Moreau degno di nota, a prescindere dal contenuto. Come dicevo già in apertura, lo stile del disegno cambia ulteriormente in questo racconto: le linee, che in Penss erano spesse e corpose, quasi come tracciate con la cenere di un bastone da uomo primitivo, qui diventano sottili e dolci, definiscono con pochi tratti i volti e le espressioni dei personaggi, tratteggiate spesso da un tratto per la bocca e da due punti scuri per gli occhi, ma capaci di trasmettere emozioni intense e vitali. L’attenzione per i dettagli è totale, sia che si tratti di paesaggi antropici che, soprattutto, naturali: Moreau è tra i più bravi della sua generazione nel rappresentare ambienti di ogni tipo, da vallate islandesi a montagne dell’Alaska, sapendo coniugare a uno stupore per la grandiosità intrinseca della natura un ruolo narrativo centrale, che rende l’ambiente non semplice sfondo ma protagonista attivo delle storie. In questa storia, in particolare, questo concetto si sublima nell’incontro con la natura che diventa una simbiosi onirica: il cambiamento finale dei tre ragazzi si manifesta infatti con una ideale unione con il pizzly, una ibridazione tra uomo e ambiente che permette una comunione totale con l’habitat naturale.
A contribuire al grande impatto artistico ci pensano anche i colori, che anche nelle precedenti opere svolgevano un ruolo centrale. Ne I pizzly il colore diventa piatto e la tavolozza si tinge di colori al neon nei toni del rosa acceso, del viola e del fucsia ispirati non da elementi umani, ma dalle aurore boreali e dalle luci dei tramonti del nord, che contrastano ma al tempo stesso si legano con il verde intenso degli abeti, il marrone dei tronchi, il grigio delle acque gelide di fiumi e torrenti e soprattutto il bianco di nevi e ghiacciai: quasi a dire che anche ciò che può apparire più strano e più “alieno” può in realtà trovare spazio nella natura, nel suo equilibrio quasi mistico. Come un pizzly, che è nato dal cambiamento climatico ma che ha una sua dignità di esistere. Come tre ragazzi di città che hanno imparato a vivere seguendo regole nuove. Una storia di ricerca di armonia, di ricerca di una identità e di una convivenza possibile e necessaria, narrata da un talento che non smette mai di stupire.
Abbiamo parlato di:
I pizzly
Jérémie Moreau
Traduzione di Stefano Andrea Cresti
Tunuè, 2023
200 pagine, cartonato, colore – 35,00 €
ISBN:9788867905362









