
L’autrice attraverso una narrazione e una scrittura chiara e dolente, a tratti commovente, che parte dalla fine della vicenda per poi svilupparsi come un lungo flashback dell’accaduto, racconta il lavoro del protagonista che si trasforma però ben presto in qualcosa di più personale. Un’odissea di comprensione umana che lo scuote nel profondo, venendo a contatto con persone ostili e rabbiose, corrose fisicamente e mentalmente dall’insostenibilità di quelle terre, ma anche con intere famiglie che combattono con coraggio e caparbietà.
Una dolorosa presa di coscienza che traccia nuove cicatrici nella sua crescita e che smuove in John ricordi sepolti, facendo lentamente riaffiorare il duro rapporto avuto con il padre e consentendogli di intuire come la strada professionale che ha scelto non sia probabilmente frutto di una decisione indipendente.
Si dimostra davvero abile De Jongh nel trovare il punto d’incontro, l’equilibrio tra le questioni personali del protagonista e una riflessione sull’impatto nefasto che l’uomo ha sempre avuto sulla natura, molto prima del clamore mediatico attuale, e sul potere dell’immagine, la fotografia in questo caso, chiedendosi se davvero questa rappresenti sempre la verità o solo quella che noi vogliamo far emergere.
Domande ben accompagnate dallo stile pulito e realistico dell’autrice olandese, lontano da vezzi e ammiccamenti, capace di traslare sulle tavole sia l’impatto emotivo della tragedia umana che la potenza devastante della natura, anche grazie a un utilizzo dei colori davvero ricercato, alternando ai disegni alcune foto dell’epoca in un contrasto straniante.
Abbiamo parlato di:
Giorni di sabbia
Aimee De Jongh
Traduzione di Laura Pignatti
Coconino Press, 2023
288 pagine, brossurato, colori – 28,00 €
ISBN: 978-8876186363









