
Robo Sapiens si presenta inizialmente come una raccolta di brevi capitoli autoconclusivi, ma dischiude lentamente dei piccoli punti di contatto tra le vicende fino a rivelarsi, nel vivo della lettura, una storia unica. Sotto questo aspetto la struttura dell’intreccio strizza forse l’occhio a 2001 Nights, celebre capolavoro della fantascienza giapponese di Yukinobu Hoshino; tuttavia non occorre scomodare citazioni o ispirazioni ai capisaldi del genere, perché la gestione della trama in Robo Sapiens brilla di luce propria, vantando un ritmo perfetto e soluzioni azzeccate, creative, emozionanti. Al netto dell’intreccio complesso, le vicende sono in sé tutte relativamente semplici, una semplicità che si pone in controtendenza con quel tipo di fantascienza che fa di immensi e complessi worldbuilding la sua cifra di fabbrica; inoltre, rappresenta sia una particolarità che un punto di forza del volume, che è in grado di toccare le corde giuste senza bisogno di nessun elemento aggiuntivo. L’opera si mostra per ciò che è solamente sul finale, assumendo pienamente significato soltanto all’ultima pagina.
La cosa davvero interessante è che Shimada non pare interessato a raccontare il postumano dal punto di vista, per l’appunto, degli esseri umani, anzi: proseguendo con la lettura questi inizieranno pian piano a svanire nel nulla, senza particolare clamore. Non sembra nemmeno essere un’apologia un po’ fine a sé stessa della nuova forma di vita robotica, sul modello di “i robot sono più ‘umani’ degli umani” (sebbene l’emotività e la tenerezza di alcuni momenti possano far sembrare questo il punto centrale). Più semplicemente, il mangaka confeziona una poetica cronaca del percorso di una nuova forma di vita – i “Robo Sapiens”, appunto – con caratteristiche e possibilità molto diverse da quelle dei propri creatori organici.


Completamente assenti sono invece onomatopee e retini, sebbene questi ultimi siano solitamente compagni irrinunciabili degli autori giapponesi. Per quanto inusuale, la scelta si rivela tuttavia azzeccata in relazione al particolare tratto di Shimada, che come accennato risulta molto morbido e, più che di effetti di chiaroscuro, vive del proprio minimalismo e della simmetria della pagina.

Tornando infine al fumetto e a Osamu Tezuka impossibile non pensare ad un paragone tra Robo Sapiens e Il libro dell’Universo (La Fenice). Se da un lato gli ambienti, l’attenzione alla costruzione delle tavole e la già citata fisionomia dei personaggi sono inequivocabilmente ispirate dal Tezuka di questo lavoro, le somiglianze finiscono qui. Nell’opera di Tezuka, oltre ad una componente thriller molto più marcata, si percepisce distintamente il senso dell’epico ma in Shimada non si arriva mai a picchi violenti o altisonanti, anzi: a dire la verità, la violenza è praticamente inesistente in questo volume. La sensazione dominante è invece quella di una patina di gentilezza ovattata, stesa anche sulle situazioni più tragiche, drammatiche e nostalgiche.
In conclusione, Robo Sapiens è un volume sorprendente che svela al pubblico italiano un mangaka di grande talento ed è in grado di unire emotività, estetica e riflessione come da sempre la miglior fantascienza sa fare. L’edizione è di qualità, con carta spessa e molto bianca (perfetta per le tavole minimaliste di questo autore) e una copertina con un particolare effetto lucido davvero bella.
Abbiamo parlato di:
Robo Sapiens
Shimada Toranosuke
Coconino Press, 2022
304 pagine, brossurato, bianco e nero – 24,00 €
ISBN: 9788876186004







