“Lucille rimane il più fulgido esempio di dedizione all’attività medica svolta con eroismo sino alla fine del suo percorso.”

Durante un intervento chirurgico contrasse il virus dell’HIV. Nonostante le sofferenze dovute alle molteplici patologie tipiche della sindrome nella fase conclamata, continuò a lavorare nell’ambulatorio circa sette ore al giorno.
Nel 1987 Teasdale divenne membro onorario dall’Associazione medica del Quebec, prima donna ad ottenere tale onore. Nel 1991 venne nominata membro onorario del The Royal College of Physicians and Surgeons of Canada. Nel 1995 ricevette la decorazione di Grand’Ufficiale dell’Ordine nazionale del Québec, mentre l’Accademia dei Lincei assegnava il premio Feltrinelli all’ospedale di Lacor, definito come “un’iniziativa eccezionale di grande valore morale e umanitario”. Ricevette poi un premio d’eccellenza dal Centro Internazionale per la causa africana di Montréal e anche le Nazioni Unite espressero felicitazioni per il suo operato.

Piegata dalle sofferenze causate dall’infezione dell’HIV, morì a Besana in Brianza, dove si era trasferita nell’ultimo periodo, il 1º agosto 1996.
Nel 2001 è stata insignita del titolo di membro del Canadian Medical Hall of Fame.
Di lei, Rita Levi Montalcini ha detto: “Lucille rimane il più fulgido esempio di dedizione all’attività medica svolta con eroismo sino alla fine del suo percorso”. Eppure, quella di Lucille Teasdale resta un’esistenza nascosta, di cui poco di conosce.
«Essere medico non è una professione, ma una vocazione, un modo di dedicarsi alle persone. E se lo fai, perché́ non farlo per chi ne ha maggior bisogno?»

Ferramosca sceglie l’espediente della narratrice esterna, l’adolescente Atim, una ragazza degli anni Dieci del XXI secolo, un personaggio fittizio la cui storia personale si intreccia a quella di Teasdale e ne potenzia il messaggio, indirizzato – come sempre, secondo la linea editoriale del Castoro e il suo target di riferimento – a un pubblico young adult.
Alla voce di Atim si sovrappone il racconto in prima persona, in forma epistolare, della stessa Lucille, che seguiamo passo dopo passo nelle sue scelte umane e professionali. Le costanti, in una storia in cui emerge con prepotente fierezza la forza d’animo e la tenacia della sua protagonista, sono l’accuratezza espositiva e un didascalismo che non indugia nella semplificazione, ma che rende piuttosto la trama accessibile quanto intrigante per ogni fascia d’età.
Il lavoro di ricerca di Ilaria Ferramosca – già ottima autrice di biografie a fumetti – si completa dei disegni di Abastanotti, elaborati grazie a reference fotografiche che appaiono evidenti, ma non rallentano la lettura né privano le tavole di un equilibrato gusto creativo.
La gabbia scelta è regolare e non indugia in alcuna trovata grafica particolarmente sperimentale, mentre i disegni – colorati realisticamente con un’efficace tecnica mista – godono di una morbidezza nel tratto e di una regolarità di impianto delle singole vignette che si sposa bene con la linearità temporale della trama.

Il libro è, infine, impreziosito da una postfazione di Dominique Atim Corti, figlia di Teasdale e suo marito Piero Corti, e da un apparato fotografico che dà ulteriore tangibilità alla storia raccontata da Ferramosca e Abastanotti.
Lucille degli Acholi non è solo il racconto della storia di una brillante chirurga, di una missionaria laica e di una donna forte e determinata, ma è anche la storia di un ospedale e del lascito di Lucille Teasdale a chi ha raccolto il suo testimone e alla terra d’Uganda che ha amato per tutta la vita, e anche oltre.
Abbiamo parlato di:
Lucille degli Acholi
Ilaria Ferramosca, Chiara Abastanotti
Editrice Il Castoro, aprile 2022
208 pagine, brossurato, colori – 16,50€
ISBN: 9788869669057
