Cacciatore laterale

Il cacciatore di idee: tra Sandman e Deadpool

30 Dicembre 2021
Dalla piattaforma Jundo la versione cartacea di un buon fumetto d’azione e avventura sorretto da un’ambientazione originale: il mondo dei cacciatori di idee.
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Cacciatore_coverInaugurata appena un anno fa, Jundo è una piattaforma per la lettura digitale di fumetti e webtoons italiani e stranieri che offre opere importate – o digitalizzate a partire da lavori già pubblicati in cartaceo – oppure storie originali di giovani autori italiani alla ricerca di sbocchi sul mercato. Tra i vari obiettivi che Jundo si pone, infatti, quello forse più importante è di offrire ai tanti fumettisti in cerca di un esordio la possibilità di trovare un contenitore per le proprie opere: una prima pubblicazione avviene in formato digitale sul portale online – dove i lettori possono leggere l’intero catalogo pagando un abbonamento mensile – e successivamente in edizione cartacea, il cui ricavato è destinato tutto ai creatori.

Una piattaforma online, un e-shop, un reader: queste sono dunque le nuove armi tramite le quali gli aspiranti autori fanno il loro ingresso in un mercato parallelo che in un certo senso bypassa le case editrici e i tradizionali metodi di distribuzione rivolgendosi direttamente ai lettori.

Il cacciatore di idee, presentato all’edizione 2021 di Lucca Comics, è uno dei primi volumi cartacei nati da questa iniziativa. L’albo è un brossurato di piccole dimensioni, di formato simile a quello dei comics americani, e viene spedito con una cartolina/gadget in omaggio. Buone la stampa e la resa grafica, a cura di PressUp, anche se un po’ inconsistente il cartoncino usato per la copertina: è un piccolo difetto che spesso si rileva nei prodotti come questi, stampati da generiche tipografie online che si occupano in maniera più o meno dignitosa di commissioni di ogni tipo, dal depliant al libro al biglietto da visita. In ogni caso il volume è sufficientemente solido, e capace di sopportare una lettura anche un po’ vigorosa: in Italia abbiamo avuto editori anche importanti che hanno offerto prodotti peggiori.

Appare un po’ ridotta all’osso la grafica esterna ed interna – anche questo un elemento che si rileva abbastanza spesso in prodotti simili – con pagine fin troppo vuote, decorate con pochissimi elementi visivamente poveri o lasciate in bianco (in questo caso in nero), come se non si sapesse bene con quanto e quale materiale riempirle o mancasse una linea grafica/editoriale coerente e ricercata. Ci si ritrova quindi con spazi extra che si sarebbero potuti valorizzare meglio; per esempio dando funzione, forma, e soprattutto personalità al prodotto o al marchio Jundo, magari presentando l’editore e la sua filosofia, per creare un rapporto con i lettori, o anche semplicemente per pubblicizzare gli altri volumi disponibili o la piattaforma.

Venendo invece alla parte più importante, cioè la storia, va subito detto che Il cacciatore di idee è un progetto dal pitch immediato e accattivante, e suscita subito curiosità: nel mondo creato dai soggettisti Stefano Ficca e Valerio Cartuccia gli abitanti hanno infatti la possibilità di ingaggiare dei cacciatori che si intrufolino nel loro inconscio e recuperino idee nascoste, che faticano a venire alla luce o sono state dimenticate. Il tutto avviene usando degli indizi – gli “spunti” – forniti dall’inconscio di chi assume il cacciatore, il quale deve cercare di dar loro un senso muovendosi in una sorta di “mondo delle idee” Platonico – e Platone stesso è uno dei personaggi della storia. In quella che potrebbe diventare una sorta di fiction Freudiana, i cacciatori sarebbero in grado di far riemergere alla coscienza, oltre ai ricordi, elementi soppressi della psiche, segreti, traumi personificati, o magari intuizioni strabilianti che consentano di creare ogni tipo di avanzamento e scoperte che potrebbero incidere sull’esistenza di tutti noi; partendo ad esempio dal progetto di gomme da masticare più saporite fino a formule matematiche che consentano il viaggio nel tempo o una cura per i tumori.

Ma nel caso di questo fumetto gli autori hanno deciso invece di fermarsi all’idea forse più immediata e semplice, probabilmente più adatta all’avventura e appetibile per il pubblico: quella di artisti che tramite i cacciatori cercano nuove idee per i loro libri, fumetti, film o quel che sia. Scelta condivisibile e affatto criticabile, ma – detto più che altro come curiosità – scelta che in questo caso finisce involontariamente per assumere toni bizzarri: il fermarsi a idee semplici e adatte al grande pubblico è proprio una delle accuse che il protagonista fa allo scrittore che compare nella storia.

Cacciatore_pag1Forse questa trama farà venire in mente ai lettori più maturi Calliope, uno dei primi episodi del Sandman di Neil Gaiman, nel quale uno scrittore tiene prigioniera per anni una Musa in modo da spremerne fuori con la forza (persino violentandola) idee vincenti per libri e opere teatrali che lo portino sulla cresta dell’onda. Ma sebbene il concetto di base de Il cacciatore di Idee e il suo mondo inconscio/onirico di tutto rispetto non sfigurerebbero affatto se inseriti nell’universo degli Eterni, per quanto riguarda lo sviluppo della trama ci troviamo piuttosto dalle parti di un’avventura sfrenata nello stile di Deadpool e del moderno fumetto non-supereroistico americano (quello offerto dall’editore Image, per intenderci).

Niente tragedie, drammi, profonde interrogazioni sul senso della vita e dell’arte o elevati messaggi spirituali, bensì una trama fracassona composta da un susseguirsi di eventi frenetici, cambi di scena, combattimenti epici, ironia, grandi sorprese e rivelazioni. Una storia che fa capo a Escher, cacciatore abilissimo che si trova coinvolto nella misteriosa scomparsa di un suo “collega”, una ricerca che lo spingerà a spostarsi all’interno del panorama onirico nel quale nascono le idee, fino a raggiungere gli strati più profondi del mondo mentale della creatività. Il tutto in un turbine di eventi che parte bene e si conclude abbastanza degnamente, ma perde un po’ la rotta nella parte centrale, dimostrando un desiderio di mordere più di quel che le sue zanne gli consentono.

Intendiamoci: chiarito che il prodotto è principalmente di puro intrattenimento, esso si mostra piacevole, divertente, a suo modo originale, con qualche spunto di riflessione da non sottovalutare, ricco di trovate piacevoli, ben dialogato e ben disegnato. Si basa su concetti potenzialmente facili da assimilare che creano suspense e curiosità, tenta di amalgamare temi “alti” con uno sviluppo avventuroso “puro”, è epico e ironico… e dunque ricco di elementi validi, che in fondo sono quelli che dovrebbero attirare il lettore. Se ci si limita a questi, infatti – e tutto sommato perché non si dovrebbe – ciò che ne deriva è un prodotto coerente con se stesso e con il tipo di fumetto che vuole rispecchiare, e che prova a dire qualcosa di nuovo in un mondo già saturo di concetti simili.

Un’opera che non ha nulla da invidiare a tanti suoi “fratelli”, che non sfigurerebbe sul mercato estero e sicuramente si presterebbe a essere sviluppata in successive miniserie (auspicabilmente con più pagine, perché salta subito all’occhio come le 88 di questo volume non bastino da sole a contenerne l’universo). Gli autori dunque sanno muoversi con agio e mostrano ciò che Jundo sperava di offrire tramite la sua piattaforma: le carte in regola ci sono tutte. Detto questo, però, è altrettanto doveroso far notare alcuni elementi che convincono meno; sebbene – forse paradossalmente – non vadano più di tanto a rovinare la fruizione.

Sul sito di Jundo è scritto chiaramente che a ogni autore è affiancato un editor; pure, se dovessi cercare di trovare l’origine dei difetti de Il Cacciatore di Idee, direi che derivano tutti da un mancato o troppo lieve controllo editoriale, che non ha impedito agli autori di farsi prendere la mano e alla storia di espandersi troppo, di ingarbugliarsi su se stessa e in territori complicati, convoluti e potenzialmente pericolosi. Come detto, l’idea di base del fumetto è cristallina e sufficiente a se stessa, dato che si basa su tre elementi vincenti: un immaginifico mondo inconscio dove tutto è possibile e si muovono creature di ogni tipo che sono personificazioni di idee, i cacciatori che a questi concetti sfuggenti devono dare la caccia, e infine esseri umani che hanno bisogno di qualcuno che recuperi per loro tali idee. Basterebbe questo per creare non una, ma innumerevoli trame uguali e nello stesso tempo molto diverse tra loro, e tutte efficaci.
Invece sembra che qui si sia voluto esagerare, complicarsi inutilmente la vita creando sovrastrutture e rivelazioni incredibili, personaggi su personaggi dai ruoli diversi, infilati in un percorso a ostacoli sconnesso con un’indagine non del tutto chiara e una panoramica ampissima sul mondo creato e sui concetti che lo tengono in piedi – molti di essi non del tutto chiariti. Per non parlare di passeggiate psichedeliche nella mente umana e infine le incredibili rivelazioni su tutti i personaggi coinvolti che portano a un finale a sorpresa che rimette tutto in gioco. Per certi versi affascinante. Ma, francamente, troppo. Ed è qui che – perlomeno nella mia percezione – sembra essere poco presente quell’editor che avrebbe dovuto evitare che gli autori si facessero prendere dall’entusiasmo e caricassero di troppi elementi il loro lavoro. Quando un fumetto ha già uno spunto forte, volerlo riempire di strati ulteriori, di misteri, colpi di scena, ribaltamenti – se mal gestiti, oltretutto – serve solo a complicare inutilmente le cose. Soprattutto se poi manca lo spazio per spiegare e giustificare tutto.

Cacciatore_pag2Riguardo ai disegni di Gabriele Scarafia, pur non essendo ancora del tutto compiuti a livello di personalità e stile, sono sicuramente una valida aggiunta al volume. Scarafia si dimostra a suo agio con l’azione, sempre chiaro nella scansione degli avvenimenti, ma nello stesso tempo non “succube” dello stile tipicamente supereroistico; pare invece puntare in direzioni diverse, forse sempre “popolari” ma meno scontate e stereotipate. Il suo approccio con Escher, il protagonista, è sicuramente riuscito (un po’ meno quello con i comprimari, soprattutto con Millighan, figura abbastanza anonima), così come la creazione del mondo delle idee, ben reso nella sua surrealtà. Molto curati gli sfondi, sempre azzeccate le atmosfere, e i vari pregi ben compensano qualche raro calo o incertezza riguardo le anatomie. Un segno “linea chiara” che lascia molto spazio ai colori di Claudia Giuliani, anche questi azzeccati e capaci di mutare a seconda delle richieste della storia. Interessanti i suoi cieli sempre cangianti, che contribuiscono a raccontare le eccentricità delle ambientazioni, e l’uso potente dei rossi, inquietanti e in grado di colpire l’occhio con immediatezza.

Molto efficace anche la copertina di Fabio Violante e Marco del Forno: il loro Escher che si allontana lasciando delle impronte dalle quali scaturiscono le idee è molto ben pensata e ben messa in pratica; piacevole la presenza dello sketchkbook finale con commento degli sceneggiatori, che racconta molto della genesi dell’opera ed è sempre un contenuto piacevole da vedere a corredo di un fumetto. Elemento meno comprensibile invece è la presenza un po’ defilata del disegnatore, il cui nome non compare neppure in copertina insieme a quello degli sceneggiatori. Inconsueto!

In definitiva, questo Cacciatore di idee si presenta come preciso e puntuale rappresentante – nelle luci e nelle ombre – del tipo di fumetto che viene offerto da realtà come Jundo e da chi ne fa parte. Appassionati grazie ai quali la parola “amatoriale” ha smesso di avere l’unico significato che le era stato attribuito nel tempo (cioè quello di prodotto o autore dozzinale, di poco talento e valore, che cerca di imitare senza mezzi e senza cognizione di causa le opere “vere”) per riacquistare quello più ampio che gli compete, cioè di lavoro creato da “amatori”, contrapposti ai “professionisti”  solo perché ciò che fanno non è (al momento?) il loro mestiere, ma capaci di creare prodotti dal valore uguale o anche superiore.

È ancora presto per sapere se – in questo panorama sempre variabile e spesso impossibile da prevedere – Jundo sarà un’apripista, un punto fermo, o un anello di congiunzione tra il fumetto del passato e quello del futuro (qualcuno ha detto Webtoons?). Certo è che la presentazione che ci viene offerta è valida, gli autori capaci, e il prodotto che ne risulta moderno e professionale quanto basta. Sempre di fumetto popolare si tratta, siamo lontani dai capolavori o da lavori complessi e autoriali, e permangono alcuni classici difetti tipici degli esordi o degli autori giovani; ma questo poco toglie alla piacevole lettura che ne deriva.

Abbiamo parlato di:
Il Cacciatore di Idee
Valerio Cartuccia, Stefano Ficca, Gabriele Scarafia, Claudia Giuliani
Jundo, settembre 2021
Brossura, 88 pagine, colore – 9,99 €
ISBN 9791280408303

 

Cristiano Fighera

Cristiano Fighera

(Roma, 1975) Soggettista e sceneggiatore di fumetti, editor, recensore presso LoSpazioBianco, autore di racconti horror, fantasy, storici e fantascientifici, scrittore di testi teatrali; appassionato da sempre di fumetto. Nel 2014 ha creato il blog Le110Pillole dedicato a recensioni di fumettisti italiani. che non riesce più ad aggiornare. Malgrado tutto, è ancora qui.

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