
Urlo, nella sua prima incarnazione del 2012 a opera di Passenger Press, era una storia in due volumi frutto di un impulso narrativo capace di auto sostenersi fino alla sua naturale consumazione, che non pretendeva di raccontare altro se non quell’impulso stesso e quelle vertigini e inquietudini alle quali abbiamo accennato. Ritorna ora uguale a se stesso, eppure un po’ mutato; proprio come le due annate che lo hanno visto pubblicare, 2012 e 2021: basta infatti cambiare la posizione dell’ultimo numero e visivamente la differenza è lievissima, ma concettualmente siamo altrove. Fortunatamente, in un posto ancora migliore.
L’edizione Saldapress si fa subito notare per coerenza (tra le altre cose conserva le dimensioni dell’edizione precedente), piacevolezza grafica e stile, sia negli esterni con inserti a lucido sia negli interni improntati su un elegante equilibrio di azzurri e neri. Anche se un’introduzione al lavoro, a mio parere, non avrebbe sfigurato, il volume basta a se stesso, impreziosito anche da un’ottima copertina a colori (pensata da Conca per l’occasione) che ne riassume e ne ribadisce alcuni temi: spazi immensi e desolati, nubi, colori carichi e oppressivi, un tramonto ansiogeno, un’idea di non detti, di abbandono, di orrore in agguato; e poi piccolo, in un azzeccato ruolo di “perturbante” simil-jungiano, un uomo armato di lanciafiamme. Immagine rapida, concisa, inquietante, d’effetto. Ed è molto buona anche la stampa, che mette in luce i disegni a biro dell’autore, e molto valida la scelta di sostituire il vecchio lettering “artigianale” con uno più professionale e sottile, non ingombrante, composto di balloon lievemente distorti e particolarmente adatti all’opera.
Ovviamente, la prima cosa che salta agli occhi, superata la prima occhiata al volume, è l’aggiunta di una nuova co-sceneggiatrice, Gloria Ciapponi, scrittrice di noir e di fumetti, che ha aiutato e aiuterà Conca nella revisione e sviluppo di Urlo, dato che a quanto pare le intenzioni di Saldapress sono di farne un’opera in più volumi. Il ruolo di Ciapponi, dunque, diventa quello di chi deve prendere in carico l’impulso narrativo e trasformarlo in qualcosa di più, in una trama consistente, ricca, in evoluzione, più approfondita, magari con colpi di scena e sorprese che tengano desta l’attenzione del lettore anche nelle uscite successive. Impresa che comunque credo non sarà difficile ottenere, dato che il materiale di partenza è ottimo nella sua semplicità, e aperto a qualsiasi potenziale sviluppo.

La co-sceneggiatrice questo lo comprende bene: i suoi interventi sulla trama, sul montaggio della tavola e sui dialoghi sono al momento pochi e mai invasivi. Il suo lavoro, rispettoso del materiale originale, si limita all’aggiunta di scene d’apertura e chiusura e a poche modifiche nel montaggio delle tavole, nelle inquadrature o nella sequenza delle vignette e dei dialoghi; un perfezionare ciò che già è presente, nel tentativo di rendere tutto più coeso e con un ritmo che si mantenga alto e incalzante, escluse le due “pause” fornite dal prologo e dall’epilogo, il quale peraltro appare solo come la proverbiale calma prima della tempesta. Unico richiamo che eventualmente si potrebbe fare riguarda la presenza di alcuni dialoghi posticci, che nel tentativo di arricchire certe lunghe pause silenziose finiscono a volte per essere semplicemente didascalici (tanto per fare un esempio, un personaggio inquadrato di spalle mentre guarda un ponte non ha bisogno di dirci “quello è il ponte”; perché non aggiunge nulla a ciò che il lettore già sa, intuisce, o conosce). Ma, a parte questo, l’approccio è sicuramente quello giusto e contribuisce a donare quella coerenza e quelle possibilità narrative che questa nuova edizione voleva raggiungere e suggerire.

Un’ambientazione, dunque, che ha un ruolo importante quasi quanto quello dei personaggi, e che si mantiene ambigua per tutta la durata dell’opera, distante, mai del tutto nemica ma neppure amica, capace di offrire rifugio sia alla preda che al predatore ma affatto risolutiva, forse soltanto indifferente a quell’umanità infinitamente piccola che la infesta. Paradigmatiche in questo senso le pagine a colori, che mostrano un panorama che prima di sfociare in un pallido e smorto Appennino nasce come rigogliosa foresta carica di piante (spesso carnivore), alberi immensi, liane, arbusti, felci giganti… quasi a richiamare un luogo antidiluviano, primitivo, primevo, forse vera origine della creatura con la quale abbiamo a che fare.
In definitiva, Urlo è un fumetto che anche a distanza di anni continua a fare bene il suo lavoro e non ha ancora finito di dire ciò che aveva da dire. Rinnovato e messo in luce da una confezione di tutto rispetto, arricchito dall’aggiunta di una co-autrice che sicuramente farà sentire maggiormente il suo peso nelle nuove storie, e che ha contribuito a bilanciare e a migliorare ciò che era già stato creato, si rivela un prodotto in bilico tra autoriale e popolare, capace di raccontare una storia semplice con stile e immediatezza, lasciando spazio a riflessioni non scontate e rimanendo misurato anche quando si tratta di mostrare scene di enorme violenza. A mio parere è proprio questo connubio, unito al senso di straniamento, all’urgenza, all’assurdità, al grottesco, ai personaggi ambigui e all’ambientazione diretta e priva di impalcature, spiegoni e necessità di razionalizzare ciò che accade, il miglior pregio di Urlo. Come spesso accade a molti “mostri”, sono proprio l’assenza di un senso, la mancanza di spiegazioni, l’ambiguità nella rappresentazione a renderli ancora più efficaci. Non resta che augurarci che Conca, Ciapponi, il loro mondo e la loro creatura continuino a muoversi con profitto in quei territori ai confini della realtà.
Abbiamo parlato di:
Urlo. Nel buio
Luca Conca, Gloria Ciapponi
Saldapress, 2021
96 pagine, cartonato, bianco e nero/colore – 19,90 €
ISBN: 8869199436








