
separatorearticoloIl romanzo scorre veloce fra le dita; le enormi capacità narrative dell’autore, una scarna divisione in vignette, la rapidità del racconto, la totale assenza di didascalie, la cinecità talvolta eccessiva di alcune tavole, sono questi strumenti che fanno volare le pagine una dietro l’altra. Il volumetto ha un formato a metà strada fra un fumetto Bonelli ed un libro di narrativa. All’interno vi troviamo circa centoquaranta pagine di fumetto disegnate in bianco, nero e con qualche pennellata di grigio uniforme di tanto in tanto. La griglia è quasi sempre uno schema fisso di quattro tavole verticali di uguale misura; talvolta la griglia è rotta da una scansione differente che serve a sottolineare una diversa necessità narrativa. Fra le tavole molto pulite, con una linea definita ma non dettagliata, essenziale ma non acerba, e solo talvolta graffiate da qualche tratteggio a dare profondità, troviamo alcune illustrazioni sempre made in Kubert pennellate in vari toni di grigio. Si tratta di tavole che, quasi fossero originali dell’epoca, illustrano spaccati della vita a Brooklyn nei primi anni ’30. Come dagherrotipi, o come se fossero riprese da quegli splendidi volumi che raccolgono le foto realizzate durante il periodo della Grande Depressione, queste tavole pennellate sono (anche se penalizzate dal formato ridotto) piccole perle che giustificano in buona parte l’acquisto del volume. Va segnalata, ovviamente, la contemporaneità e la comunanza del soggetto del libro con l’ultimo film di Sergio Leone “C’era una volta in America”. Il racconto di una storia che si dipana negli stessi anni nello stesso posto fra le stesse persone (perché non credere che il giovane ebreo Noodles di Leone abbia frequentato la stessa scuola del giovane ebreo Ruby di Kubert?) che si muovono nello stesso ambiente (i gangster ebrei di Brooklyn) possono rappresentare il “file rouge” che lega i due lavori. Più di queste ovvie, lampanti e banali basi comuni pero’ ci piace riconoscere ad entrambi i lavori, pur con le debite proporzioni, la capacità di mostrare le cose, di farci immedesimare nei racconti e nelle vicende dei protagonisti, indicando in maniera silenziosa ma chiara, senza commentare quanto accade, cosa è giusto e cosa non lo è.

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