Disney e la propaganda antinazista

Disney e la propaganda antinazista

5 Settembre 2012
Durante la seconda guerra mondiale, la Disney produsse cartoni commissionati dal Governo, che testimoniano, oltre la creatività degli autori, l'efficacia dell'animazione come strumento di propaganda
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Paperino che in un incubo legge Mein Kampf, fa il saluto hitleriano e grida “Heil Hitler“, Bambi arruolato fra i volontari e Topolino al fronte.
Sono solo alcuni degli esempi di cartoni animati di propaganda bellica anti nazista prodotti nei primi anni Quaranta dagli studi della Walt Disney che, grazie a queste commissioni governative riuscirono a superare la forte crisi del periodo dovuta all’interruzione dell’esportazione dei prodotti cinematografici Disney in Europa dopo il 1940. “Cartoni animati spesso censurati per la loro rudezza e portata psicologica” (cfr.: Linda Cortese in Animazione sotto le bombe) e tornati alla ribalta grazie al web.

Nel 1941, mentre stava ultimando i lavori per Bambi, Disney fu contattato dal governo USA: in vista dell’imminente entrata in guerra, la Casa Bianca voleva sfruttare la sua fama per intrattenere e istruire i militari e per produrre materiale propagandistico. La presenza della Disney nella vita militare fu così intensa non solo grazie ai war insignia ma anche tramite i cortometraggi istruttivi o di propaganda.

Se Four Methods of Flush Rivetting, un cartone animato didattico per mostrare ai neoassunti delle aziende i metodi di ribaditura degli aerei, rimarrà a lungo top secret, i cortometraggi di propaganda anti-nazista verranno divulgati e proiettati migliaia di volte sul solo suolo americano.
In un primo momento, Walt Disney, poco incline a rinunciare al lato fantastico del suo lavoro, continuò a produrre le sue tradizionali serie a cartoni animati, facendo però vivere ai personaggi delle avventure in linea con la mentalità bellica. Una scelta coraggiosa anche rispetto ai lavori presentati dai produttori concorrenti.

In The Vanishing Private (1942) Paperino è alle prese con la riverniciatura di un cannone e un sergente poco simpatico. Ma grazie alla scoperta di una pittura che rende invisibili, il papero potrà vendicarsi del suo persecutore.
In Private Pluto (1943), invece, il cane arancione segue l’addestramento militare, ma Chip e Dale, alla loro prima apparizione nella saga Disney, gliene combinano di tutti i colori. Chicken Little è il caso forse più palese di come la guerra venisse trattata con discrezione e ironia, anche se il finale macabro prospetta un futuro non proprio roseo. I riferimenti più pesanti al nazismo, come le svastiche sulle tombe e la lettura del Mein Kampf, furono tolti dallo stesso produttore, ma la chiara metafora antinazista, sostenuta da un ambiente cupo e triste, rimane palpabile.

Con il proseguire e l’intensificarsi dello scontro bellico, l’umore dei film d’animazione della Walt Disney muta. Comincia così un periodo cupo, in cui la guerra entra di prepotenza nella narrazione, rendendo i cortometraggi, che si allineano al resto della produzione animata statunitense, veri e propri manifesti di propaganda anti-nazista: siamo nel 1944.

Der Fuehere’s Face, originariamente Donald Duck In Nutzi Land (“Paperino nella terra dei nazisti”, dove “Nutzi” suona come “nuts”, cioè “pazzi”), è esempio tra i più validi di produzione di questo periodo e vinse un premio Oscar nel 1944. Emerge da questo cortometraggio tutto il patriottismo americano, che si mescola ad una chiara paura per il conflitto e riproduce gli stereotipi provenienti dal Vecchio Continente.
Una banda musicale (che include Hirohito al bassotuba e Mussolini alla grancassa e, sembra, Goering all’ottavino e ha Rudolf Hess come voce) entra a passo di marcia in un ideale villaggio tedesco (parodiato tramite l’onnipresenza della svastica, delle piante e dei mulini a vento), cantando inni in onore delle virtù naziste. Quando passano vicino alla casa di Paperino lo cacciano fuori, minacciandolo con la baionetta, per mandarlo a lavorare.
A causa della guerra, la colazione del papero consiste in pane di segatura, caffè di qualità scadente e accaparrato al mercato nero e uno strano miscuglio al sapore di uova e pancetta. La banda gli sbandiera davanti agli occhi una copia del Mein Kampf, per un momento di lettura, per poi entrare a passo di marcia in casa e scortarlo al lavoro in una fabbrica. Appena arrivato, Paperino inizia il suo turno giornaliero alla catena di montaggio: il suo lavoro consiste nell’avvitare le spolette di granate di artiglieria. Mescolate alle granate ci sono ritratti del Fuehrer, che lo costringono ad interrompere il lavoro, ogni volta che appare un ritratto, per fare il saluto nazista. La velocità della catena di montaggio aumenta continuamente, e Paperino alla fine non riesce a tenere il ritmo. Per di più viene continuamente bombardato da messaggi propagandistici sulla superiorità della razza ariana e sulla gloria derivante dal lavoro per il Fuehrer.
Dopo una breve pausa di riposo, che consiste in alcuni assurdi esercizi di ginnastica (posizionarsi come una sorta di svastica ed eseguire il saluto), eseguiti di fronte ad uno sfondo finto con dipinte le Alpi, Paperino è obbligato a fare turni straordinari e soffre di frequenti allucinazioni, durante le quali vede granate di artiglieria dappertutto. Solo quando le allucinazioni finiscono e si ritrova nel proprio letto, a casa, negli Stati Uniti, capisce che è stato tutto un terribile incubo. Alla fine, Paperino abbraccia una Statua della Libertà in miniatura, ringraziando di essere cittadino degli Stati Uniti d’America.

In The Thrifty Pig, chiamato anche Blitz Wolf ,la storia dei Tre Porcellini viene trasformata in allegoria della guerra in corso. Il lupo cattivo, deliberatamente associato a Hitler nei titoli di testa (“Tutte le somiglianze tra il protagonista e quella canaglia di Hitler sono volute“), indossa l’uniforme da soldato nazista e porta i tipici baffetti.

Hitler’s children. Education for Death è la storia di Little Hans, un bimbo nato nella Germania di Hitler e della sua educazione alla morte ed è la produzione più lugubre del periodo. A stento si riconoscono i tratti caratteristici dell’animazione disneyana: il taglio è più documentaristico che fiabesco, gli ambienti stretti e bui insinuano nello spettatore paura, il lieto fine è inesistente. Certamente la propaganda anti-nazista in questa pellicola raggiunge l’apice, ma lo raggiunge anche il turbamento indotto negli spettatori dell’epoca, e di quella successiva, che si rifiutano di guardarlo.
The Ducktators racconta la storia del papero Hitler e dei suoi alleati Mussolini e Hirohito, in una paper-parodia che utilizza un inglese storpiato.
Spirit of ’43 è forse quello più politico di tutti e mira a trasmettere il messaggio che, pagando le tasse, si finanzia l’impegno bellico e si contribuisce a sconfiggere nemici. Da segnalare la presenza di Paperone e Gastone.

Esempi interessanti di cartoni di contenuto propagandistico si trovano naturalmente anche al di fuori della produzione disneyana. Così, Duffy Duck è protagonista di The Commando, che lo vede infiltrarsi nelle linee nemiche e diventare il tormento dell’ufficiale di guardia.

E, infine, merita una menzione Braccio di Ferro/Popeye, che in Spinach fer Britain combatte contro un sottomarino tedesco incontrato durante il trasporto dei suoi spinaci in Gran Bretagna: alla fine dello scontro, Popeye si impadronisce del sommergibile e lo conduce fino al numero 10 di Downing Street.

 

Annalisa Stancanelli

Annalisa Stancanelli

(Collaboratore esterno) Bolzanina di nascita, vive a Siracusa dal 1986. Insegna letteratura italiana e latina al Liceo Quintiliano di Siracusa.
Laureata con il massimo dei voti nel 1996 nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania con una tesi di esegesi dantesca “La Beatrice svelata di Francesco Paolo Perez”.
Ha conseguito una seconda laurea in Storia Contemporanea nel 2011 con 110/ 110 e lode presso la Facoltà di Scienze Politiche con la tesi “Francesco Paolo Perez (1812-1892) . Per una biografia politica”.
Dal 2004 collabora con la redazione siracusana de LA SICILIA, centinaia gli articoli pubblicati, molti presenti sul web.
Dal 2005 collabora con la redazione CULTURA E SPETTACOLI de LA  SICILIA, con recensioni e interviste a importanti studiosi e recensioni di mostre di livello nazionale e internazionale.
Nel 2005 vince il Concorso nazionale di Drammaturgia Teatrale in Sicilia- IL PALADINO.
Nel 2006 vince la Borsa di studio del Centro Internazionale di Studi sul Barocco.
Dal 2006 ha pubblicato diversi speciali e approfondimenti sull’opera di Elio Vittorini (Elio Vittorini e il cinema, Vittorini e la pittura, Vittorini e Caravaggio…solo per citarne alcuni).
Centinaia le pubblicazioni a stampa e sul web di lettere, arti, cultura, archeologia, cinema , teatro e recentemente fumetto. Ha intervistato negli anni studiosi e scrittori di fama nazionale e internazionale, recensito decine di libri di svariati argomenti. E’ stata caporedattore della rivista Inout (www.rivistainout.it).
Il primo libro, "Vittorini e i balloons. Vittorini e i fumetti del Politecnico" (Bonnano editore) è stato molto apprezzato sia dalla critica letteraria sia dagli esperti di fumetti per la novità della tematica; recensioni sono state pubblicate su Tuttolibri, Repubblica, Il Secolo XIX, Satisfiction, La Sicilia, La Gazzetta del Sud, e sul web , flashfumetto, girodivite...
Il libro ha vinto la sezione Saggistica del Premio Nazionale Portopalo più a sud di Tunisi 2009 ed è esposto all’Italian American Museum di New York a Little Italy come esempio di saggistica italiana contemporanea che lega Italia e USA.
Dal 2009 scrive per SICILIA IN VIAGGIO, Mensile culturale- turistico abbinato a LA SICILIA
Ha pubblicato nel 2011 il romanzo “Archimede e il mistero del planetario” (Melinonerella edizioni) con cui sta partecipando al Premio Scerbanenco e al Premio Vittorini Sezione Opera prima.
E’  in cerca di un editore per il suo saggio “Alla scoperta di Stefano Pirandello. Padri e figli nella tragedia Icaro” e per il progetto editoriale su “Vittorini e l’immagine”.

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