Il Maxi Dylan Dog #26 è il quinto della nuova incarnazione col sottotitolo Old Boy, ad evidenziare il fatto che le storie presenti nell’albo si svolgono nell’universo di Dylan Dog precedente al progetto di rinnovamento del personaggio.

L’intreccio segue il classico canone investigativo dylandoghiano e la storia risulta abbastanza centrata e armoniosa nel suo sviluppo, ma è minata dall’utilizzo da alcuni elementi che richiedono al lettore un certo sforzo per essere accettati. In particolare, il personaggio di Lucy presenta criticità sia dal punto di vista della caratterizzazione grafica sia riguardo i suoi poteri, in forza dei quali l’ingaggio di Dylan per rintracciare Bark risulta in ultima analisi un mero espediente narrativo per coinvolgerlo nella storia.
Dal canto suo, Torti fornisce una buona prova tanto nella rappresentazione delle scene d’azione quanto nelle pose ed espressioni dei personaggi durante i dialoghi, ricorrendo a dei grigi più marcati nelle sequenze ambientate nel passato.

Claudio Chiaverotti si confronta con il mondo dell’esoterismo e di madame Trisha, una maga dai poteri fin troppo sviluppati, e lo fa con una storia dalle forti tinte oniriche e con rimandi espliciti al Suspiria di Dario Argento. Alcune soluzioni narrative appaiono ben riuscite: i sortilegi della maga in particolare donano un senso di inquietudine, senza però incastrarsi a dovere all’interno della trama, piuttosto zoppicante in diversi punti. Neanche il finale riesce a risollevare le sorti della storia, aprendosi con una forzatura eccessiva e lasciando più di una perplessità riguardo al rapporto tra madame Trisha e l’origine del suo potere.
La storia di mezzo, Il lago nero, è certamente la più riuscita.
Una vecchia amica ingaggia Dylan perché indaghi sugli strani comportamenti della figlia, iniziati da che le due si sono trasferite in una casa in riva al lago appena fuori Londra. Rita Porretto e Silvia Mericone, esordienti nel Color Fest #6 e conosciute per l’apprezzata miniserie noir Dr. Morgue (Star Comics), sono qui chiamate alla prima prova sulla distanza e confezionano una storia davvero eccellente sotto tutti i punti di vista.
Il canovaccio è quello intramontabile dell’indagine risolta andando a ritroso, scavando nel passato, ma le due autrici costruiscono una trama mai banale, equilibrata per la distribuzione delle sequenze, ora più riflessive, ora più concitate, nella quale il lettore procede indizio dopo indizio assieme al protagonista.
L’intero impianto narrativo risulta molto credibile anche nelle sequenze più spinte verso il soprannaturale, e i (pochi) difetti nella narrazione scompaiono di fronte ad uno dei finali più duri che si ricordino sulle pagine dell’indagatore dell’incubo. I disegni a quattro mani di Maurizio Di Vincenzo e Valerio Piccioni ben si integrano coi toni foschi del racconto, trasmettendo inquietudine nei momenti di investigazione e non sfigurando nemmeno quando c’è da spingere sull’acceleratore: emblematico in questo senso il crescendo che culmina con lo scontro tra Dylan e Owens.

Oltre ad offrire un buon livello di intrattenimento, questo Maxi segue un fil rouge tra differenti epoche, offrendo una panoramica significativa di approcci al personaggio in un ideale passaggio di testimone tra vecchie e nuove sensibilità tanto alla scrittura quanto ai disegni.
Due parole infine sulla copertina di Gigi Cavenago: di sicuro effetto, molto azzeccata per scelta dei colori e del soggetto, ben presenta il volume e si ricollega, grazie all’elemento dell’acqua, alla sua storia migliore.
Abbiamo parlato di:
Maxi Dylan Dog #26 – In fuga, Il lago nero, Per amore del diavolo
Giuseppe De Nardo/Riccardo Torti – Rita Porretto, Silvia Mericone/Maurizio Di Vincenzo, Valerio Piccioni – Claudio Chiaverotti/Gianluigi Coppola
Sergio Bonelli Editore, febbraio 2016
292 pagine, brossurato, bianco e nero – 6,50€
ISBN: 9771826452007 60026

