Approfondimenti

Lavorare gratis: quando sì e quando no (oggi)

Partiamo dalla risposta, che è persino semplice:
Possiamo lavorare gratis quando si tratta di un progetto personale in cui crediamo, oppure se è qualcosa che facciamo perché ci diverte.
Semplice, appunto.
Una volta, almeno, lo sarebbe stato, ma oggi il discorso non può finire qua. Perché oggi si pone, tristemente, il problema di quella che una volta veniva definita “la gavetta”.

NOTA: quanto segue vale in linea di massima sia per gli sceneggiatori che per i disegnatori, ma soprattutto per i secondi.

Nel campo del fumetto la “gavetta” è storicamente consistita nel lavorare per editori che pagavano poco, un tanto al chilo, ma pretendevano anche poco, insomma. Il vantaggio non era solo quello di raggranellare i primi soldi, ma anche di “sgrezzare” o “sciogliere” i disegnatori bravi, ma ancora acerbi. “Farsi le ossa” su queste testate (gli erotici di Barbieri o i bonellidi degli anni Novanta,per citare i due esempi più famosi) non significava imparare a disegnare, perché già dovevi saper disegnare per lavorarci, bensì affinare il proprio talento. Si imparavano i meccanismi dell’industria del fumetto, si imparava a rispettare le scadenze e soprattutto si migliorava grazie al gran numero di tavole richieste. Si migliorava molto, perdendo per prima cosa quella rigidità che caratterizza le tavole di tutti gli esordienti. Era la trafila che portava poi i più dotati a fare il gran salto, a passare alle case editrici più grandi, professionali e remunerative: la Bonelli, la Disney, la San Paolo e così via. La gran parte dei disegnatori oggi famosi ha compiuto questo percorso. Il più celebre fra tutti è probabilmente .

Oggi quegli editori minori non esistono più o non pubblicano più le testate su cui farsi le ossa. Così mi capita spesso di vedere ragazzi, anche bravi, che però non trovano sbocchi nelle case editrici perché manca loro quella scioltezza o quell’esperienza che non riescono a farsi. Il solo consiglio che si può dare loro è quello di “macinare tavole” (nel senso di disegnare molto), ma la verità è che non basta. Non basta perché disegnando (o scrivendo) per conto proprio non si vedono i propri errori, non si hanno scadenze da mantenere, non si disegnano o scrivono scene che non piacciono, ma che sono necessarie. Si impara molto più lentamente, insomma. E quando magari il talento è comunque sufficiente a convincere un editore a dar loro una possibilità, il rischio è quello di giungere impreparati ad affrontare gli ostacoli.

E qui arriva Internet. Perché Internet è una grande vetrina (così grande che perdersi è facile!) e può offrire molte opportunità. Opportunità di mostrare il proprio talento, opportunità di pubblicare sulla rete i propri progetti, ma comunque rimane sempre lo stesso problema: voi (generico) state pubblicando i vostri fumetti secondo le vostre modalità. Se a un editore piace il vostro stile e vi offre di disegnare una storia dove a un certo punto c’è un duello aereo e voi odiate gli aerei e avete sempre evitato di disegnarli? Che fate? Chiamate a darvi una mano? Potrebbe non essere disponibile.

Ecco quindi che subentra la necessità di mettersi alla prova su un progetto che non nasca dalla nostra testa e che non ci risparmi gli ostacoli che, istintivamente, siamo portati ad aggirare, Purtroppo le opportunità di farlo presso gli editori di cui parlavo prima sono ormai rarissime, è più facile trovare opportunità che non contemplano pagamenti. E qua torniamo alla domanda del titolo.

Per prima cosa, non fatevi abbagliare dalle grandi promesse. Diffidate di chiunque vi prospetti visibilità, fama, ingenti royalties o preziosi contatti con altri editori. Che possono arrivare, ma difficilmente da parte di chi li millanta. In ogni caso, prima di prendere una decisione, sfruttate le meraviglie che la moderna tecnologia mette a vostra disposizione: Internet. Andate su Google (o sul motore di ricerca che preferite) e cominciate a cercare la casa editrice o la persona in questione. Guardate che cosa pubblica, cercate recensioni e commenti sulle sue pubblicazioni, cercate di capire se state avendo a che fare con una realtà seria oppure no. Poi decidete. Ma ricordate sempre che un editore non è un benefattore, ha un bilancio da far quadrare e se stampa un vostro fumetto, vuol dire che intende guadagnarci. Magari poco, ma parte di quel poco dovrebbe spettare anche a voi. E’ normale che gli introiti derivanti del volume debbano coprire le spese (la stampa, in primis), ma una volta pagate quelle, il guadagno vero e proprio andrebbe equamente ripartito fra lui e voi.
Poi la scelta è vostra.

Lavorare gratuitamente, per quanto seccante, può quindi essere utile, ma se vi tocca, cercate di farlo senza fare favori a persone che magari nemmeno vi stanno simpatiche!
Si può accettare di lavorare gratuitamente (su progetti di breve lunghezza) perché vi piace un determinato personaggio, perché vi fa piacere collaborare con un amico o qualcuno che comunque stimate, perché si tratta di un’iniziativa di beneficenza (verificate che che lo sia per davvero, però!), perché è un progetto in cui nessuno ci guadagna e vi si partecipa per divertimento o per mettersi alla prova senza regalare soldi a qualcun altro, o per altre ragioni di cui dovete però essere davvero convinti.

Poi ognuno compie le proprie scelte. Ma prima di farvi trascinare dall’entusiasmo perché un editore vi ha “concesso l’alto onore” di essere pubblicati per la sua casa editrice, rifletteteci molto bene.

QUALCHE CONSIGLIO FINALE

Se un editore vi propone di pubblicare il vostro bellissimo fumetto, o pensate di proporvi a lui, quando cercate informazioni su di lui verificate quanto segue:

  • Chi sono gli altri autori che pubblica? Nomi noti o solo emeriti sconosciuti?
  • Girano lamentele su di lui da parte di chi è stato pubblicato? Promette mari e monti senza poi mantenere?
  • Com’è il materiale che pubblica? Di buon livello? In linea con quel che volete proporre voi? O il suo catalogo propone (solo) fumetti scadenti?
  • C’è un curatore editoriale? Qualcuno che segua gli autori? O siete abbandonati a voi stessi?
  • Promuove i suoi titoli? Li trovate segnalati, pubblicizzati e recensiti per la rete? Venduti su Amazon o su altri grandi distributori on-line? Oppure nessuno li ha mai sentiti nominare?
  • Approfittate delle fiere per raccogliere informazioni. Sentirete un mucchio di pettegolezzi, troverete certamente l’editore rivale che vi parlerà male di lui (e non solo di lui), ma se sentite molti pareri, sarà la media a darvi un’idea attendibile.
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