Undici canzoni italiane… a fumetti

Undici canzoni italiane… a fumetti
Da Lucio Dalla a Caparezza, passando per Sergio Endrigo e Ligabue, un breve excursus delle migliori canzoni italiane ispirate agli eroi di carta e inchiostro, testimonianza di come il fumetto abbia da sempre influenzato la cultura popolare.

Da pochi giorni è terminato il Festival di Sanremo, l’evento musical-nazional-popolare per eccellenza e le ugole di tutta Italia sono ben lungi dallo stancarsi di gorgheggiare. A differenza di chi fa lo snob, noi ci siamo fatti contagiare in pieno e vi proponiamo una lista di brani a tema, 11 canzoni “a fumetti” che ogni appassionato amerà cantare sotto la doccia.
La musica leggera italiana e il fumetto hanno un rapporto molto particolare, di certo non eclatante, una sorta di relazione clandestina, che pur senza mettere manifesti ha dato spesso vita a dei piccoli gioielli, o quanto meno a delle pietre dure di buona fattura. Ne abbiamo scelti 11, a nostra sensazione i più interessanti ed eterogenei, si va dal romantico al poetico, dal criptico all’irresistibilmente buffo.
Ognuna di queste canzoni ci ribadisce – caso mai ve ne fosse ancora necessità – quanto sia ampia l’influenza che negli anni il fumetto ha avuto e continua ad avere su prodotti e processi culturali di ogni tipo, da quelli più di nicchia a quelli smaccatamente pop.

TEX – Litfiba (1990)

Un brano rock a tinte fosche, una canzone contro la guerra, contro le ingiustizie, contro l’oppressione. Il ranger di Sergio Bonelli è evocato solo nel titolo, eppure la sua presenza si fa sentire forte in tutto il brano. È un diverso da quello che abbiamo imparato a conoscere, non è l’eroe tutto d’un pezzo, ma un uomo arrabbiato, è un Tex più pellerossa che ranger, un combattente che grida al mondo

Non voglio più amici / voglio solo nemici”.

Eppure, sebbene riscritto secondo l’indole sanguigna e pacifista dei Litfiba, ci appare sempre, in qualche modo familiare.

HANNO UCCISO L’UOMO RAGNO – 883 (1992)

Uno di quei brani che solo a leggere il titolo viene già da cantarlo e, che piaccia o meno, ha innegabilmente segnato una generazione. Gli anni Novanta sono appena iniziati e due ragazzi poco più che ventenni, Max Pezzali e Mauro Repetto, raccontano la fine dell’innocenza giovanile, di quell’eroica spensieratezza che l’età adulta finisce irrimediabilmente per ammazzare e poi altrettanto irrimediabilmente per rimpiangere. A incarnare tutto questo non poteva che essere l’alter ego di Peter Parker, da sempre l’eroe più vicino al mondo adolescenziale e ai suoi problemi. Anche dopo l’addio di Repetto, Pezzali non abbandonerà la sua passione per gli eroi di carta, basta pensare alla copertina/omaggio a Dylan Dog dell’album La donna, il sogno & il grande incubo disegnata da Giulio De Vita, e il fumetto Gli anni d’oro scritto da Pezzali insieme al grande Ade Capone.
Tornando all’Uomo Ragno però, gli 883 non sono stati i soli a cantarlo in chiave metaforica, lo ha fatto anche un insospettabile come Francesco De Gregori nel brano intitolato La ballata dell’Uomo Ragno. La simbologia però in questo caso è piuttosto curiosa: l’Uomo Ragno del pezzo è infatti Bettino Craxi.

HANNO ARRESTATO PAPERINO – Renato Zero (1976)

Questo del “re dei sorcini” è una sorta di illustre antenato del brano precedente. Non solo per la costruzione sintattica del titolo, ma anche per il suo senso profondo, laddove arrestato ha la stessa valenza metaforica dell’Uomo Ragno ucciso: le ali innocenti dell’irruenza giovanile tarpate da un mondo troppo adulto. Lo scenario offertoci da Renato Zero è però meno fumettoso e decisamente più cupo, un Paperino accusato di drogarsi, di aver rapinato un bimbo con una pistola e costretto a marcire in prigione, dove dimagrisce a vista d’occhio. Mentre a casa

Qui quo qua lo aspettano da sempre / pregando la sua libertà”.

Chissà cosa ne penserebbe Carl Barks!

LA MARCHETTA DI POPOLINO – Caparezza (2011)

Il rapper pugliese dalla folta chioma è un vero giocoliere quando si tratta di rimaneggiare le parole per plasmare feroci satire in rima. E così in questa versione storpiata della “marcetta di Topolino” vediamo buona parte della banda Disney assumere, forse per la prima volta, una valenza negativa, diventando simbolo dell’ipocrisia dell’uomo medio, un Popolino “fissato con la moneta come la strega Amelia”, uno che “si fa annullare le multe da Basettoni” e che nella vita cela più di una “Macchia Nera”. Questo brano, tanto divertente quanto spietato, sembra il perfetto contraltare di quello pubblicato quasi vent’anni prima da un altro maestro nel riscrivere i personaggi di fantasia per raccontare le brutture della sua epoca. Parliamo di Edoardo Bennato che con la sua Meglio Topolino (1994) affermava di preferire i personaggi dei fumetti a politici, giornalisti e imprenditori senza scrupoli.

FUMETTO – Lucio Dalla (1970)

Probabilmente è uno dei primi omaggi della canzone d’autore al mondo del fumetto in quanto tale, senza intenti dichiaratamente metaforici – anche se non manca un interrogativo semi-serio:

Che mondo sarà se ha bisogno di chiamare Superman?”.

Con un andamento jazzato e accattivante il brano cita vari personaggi tra cui Asterix, Nembo Kid, Charlie Brown, Beep beep, Braccio di Ferro. Fumetto raggiunse una certa popolarità come sigla del programma tv Gli eroi di cartone, un contenitore pomeridiano di cartoni animati andato in onda a partire dai primi anni ‘70, e condotto nella prima edizione dallo stesso Lucio Dalla.

FREDDO CANE IN QUESTA PALUDE – Ligabue (1990)

Anche il rocker di Correggio, al suo album d’esordio si concesse una citazione Bonelliana. In questa breve canzone le atmosfere sono decisamente cupe, inospitali, quasi misteriose. Un uomo da solo, abbandonato dagli amici in una fredda palude che pullula di affamati coccodrilli.

Io non ho con me il fucile ma mi sento come ”.

Evocare lo Spirito con la Scure aiuterà lo sfortunato eroe? Non è dato saperlo.
L’omaggio di Ligabue è stato in qualche modo ricambiato da Moreno Burattini, uno dei principali sceneggiatori di Zagor, che ha scelto d’intitolare “Freddo cane in questa palude” il suo blog.

MARI DEL SUD – Sergio Endrigo (1982)

Un brano insolitamente solare per un cantautore come Endrigo, meglio conosciuto per i suoi amori tristi. Un ritmo sincopato e un flauto di Pan introducono una scanzonata satira delle vacanze organizzate, l’inesorabile fine del gusto della sorpresa, dell’avventura. E nemmeno un richiamo ai viaggi immaginati da sembra riuscire a metterci una pezza:

Stupida estate / inganni anche me / Che conosco le imprese / di / e il bianco veliero / che incrocia laggiù / che ti fa prigioniero / dei mari del Sud”.

Corto Maltese appare oltre che nel testo anche sulla copertina del disco, disegnata appositamente da Pratt.

VIL COYOTE – Eugenio Finardi (1989)

Un trascinante blues rock, con chitarre, fiati e pianoforte, su cui il cantautore milanese gioca a “specchiarsi” con vari personaggi di fumetti e cartoni animati. Finardi dice di non vedersi simpatico come Topolino, né ricco come Paperon de’ Paperoni, né “su un altro pianeta” come Eta-Beta (con buona pace sia del suo Extraterrestre sia dello stesso Eta-Beta che, come ogni appassionato sa, è un uomo del futuro e non un alieno), ma si sente

Come Vil Coyote / che cade ma non molla mai / Che fa progetti strampalati e troppo complicati / e quel Bip Bip lui non lo prenderà mai”.

Insomma uno che pur se sfigato, anche se sa di perdere in partenza, non ne vuole proprio sapere di arrendersi.
E alzi la mano chi non ha mai fatto il tifo per lui.

KRYPTONITE – Ivan Graziani (1991)

Un altro dei tanti personaggi tragici cantati dal compianto chitarrista abruzzese. Protagonista di questo brano è Lello, un ragazzo geniale ma introverso, disadattato, sociopatico. In gita con la scuola si chiude nei suoi fumetti di Nembo Kid (nome con cui in Italia furono per un periodo pubblicati gli albi di Superman), s’immedesima nel supereroe, e pensa che tutti i suoi compagni siano nient’altro che Kryptonite per lui, lui che può volare in alto, se solo volesse. E così finisce che ci prova davvero, a volare da un ciglio, l’ultimo volo di un ragazzo troppo solo:

con un tuffo dentro il vuoto si lanciò / e noi là e noi là / con la nostra mediocrità / Eravamo Kryptonite / Eravamo tutta quanta Kryptonite / per lui che era Nembo Kid”.

BRACCIO DI FERRO – Samuele Bersani (1997)

Dimenticate il marinaio orbo pronto a suonarle a tutti di santa ragione dopo aver ingurgitato spinaci in scatola. In questa canzone Braccio di Ferro diventa un pretesto per raccontare, in modo delicato e a tratti criptico, la scoperta dell’omosessualità. Ci troviamo davanti un Popeye “fumato e innamorato” che complice il mare e la solitudine, si dichiara niente meno che al suo storico rivale, Bruto: “Stai con me sotto la coperta, ho un’offerta” dice, prendendo finalmente piena coscienza della sua sessualità, delle sue pulsioni:

Sono carne e non un pezzo di cartone ok? Questo è il vero guaio”.

NESSUNO VUOLE ESSERE ROBIN – Cesare Cremonini (2018)

Robin è il numero due, l’eterna spalla, una presenza importantissima nelle storie ma destinato a prendersi solo la luce riflessa della ribalta. Un ruolo che tra social network, talent show, ed egomania diffusa nessuno si accontenta più di ricoprire. Tale riflessione si fa ancora più amara poi se nasce dalla consapevolezza di una storia d’amore giunta ormai al capolinea. Così quando lei gli dice di andarsene perché vuole dormire col cane, Cremonini si arrabbia e si rattrista fino a diventare esistenzialista:

Ti sei accorta anche tu che in questo mondo di eroi nessuno vuole essere Robin?”.

In effetti, basta collegarsi ai social per scoprire quanto la rete sia piena di Batman da tastiera.

La playlist

Infine ecco a voi la playlist Spotify con le canzoni citate nel nostro articolo. Buon ascolto!

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