Cammamoro

Tra memoria, viaggio e ritorni: Cammamoro al Trapani Comix

23 Giugno 2026
L’autore de "Il giorno perduto" ripercorre il suo percorso artistico da illustratore e fumettista.
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Cammamoro ripercorre il proprio percorso artistico, dal realismo magico di Il giorno perduto per Oblomov Edizioni alle cartoline illustrate per Internazionale, riflettendo sul ruolo del fumetto e sull’importanza di coltivare la passione.

Buon pomeriggio Antonio e grazie per il tuo tempo. Non è la tua prima partecipazione al Trapani Comics: che ricordo hai della tua prima esperienza? C’è un momento o un incontro che ti è rimasto particolarmente impresso, oltre quello vissuto oggi in cui hai moderato un panel con Manuele Fior?
Io credo che l’incontro di oggi sia stato un incontro che ricorderò. Manuele Fior è uno dei miei punti di riferimento dal giorno in cui ho scelto di intraprendere questo percorso, questa carriera. Quindi oggi è un giorno per me emozionante, un cerchio che si chiude. Non è il mio primo anno, ho partecipato l’anno scorso e si è tenuta una mostra dei miei lavori in una galleria del centro storico che si chiamava Storie dal Sud del Mondo in cui ho esposto le tavole de Il giorno perduto, che è il mio fumetto per Oblomov, e alcune illustrazioni sparse che ho fatto per Storie Brevi, giornali e illustrazioni in copertina.
Quindi quella è stata la mia entrata, il mio ritorno a Trapani perché dopo aver vissuto anni fuori, tornare con una mostra proprio l’anno in cui mi sono trasferito è stato emozionante. Quest’anno è un’altra emozione: poter incontrare oltre tanti amici anche tanti punti di riferimento nel mondo del fumetto.

Dopo aver accumulato tutte queste esperienze negli anni passati, cosa aspetti che ti restituisca quest’edizione del festival?
È il “capitale umano” quello che restituisce un festival, soprattutto in un festival a casa tua. Non è scontato avere la possibilità di stare in un luogo come Trapani, fuori un po’ dai radar delle grandi città, dei grandi festival, molto intimo, molto piccolo, avere la possibilità di dimostrare che anche qui ci può essere fermento culturale. E aver visto arrivare tutti questi fumettisti in una zona che fino a pochi anni fa era dimenticata fa strano.
Da tutto questo io non prendo nulla a livello soggettivo ma è qualcosa che mi fa piacere per la collettività, per Trapani.

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Uno dei tuoi progetti più riconoscibili è Cartoline per Internazionale, dove racconti città, luoghi attraverso il disegno. Oggi in un’epoca in cui basta fare una ricerca online per vedere la foto di un posto, che ruolo ha ancora lo sguardo dell’artista? E cosa restituisce il disegno che invece una fotografia non riesce a cogliere?
La differenza sostanziale tra il disegno e la fotografia è che il disegno spesso non attinge alla realtà, attinge alla memoria, che sono due cose separate.
Quando ho disegnato le cartoline da Trapani e cartoline da Guangzhou per Internazionale, l’ho sempre fatto una volta che ero tornato dal viaggio.
Non è una testimonianza di quello che c’è o quello che non c’è, o della bellezza e della bruttura di un luogo. È appunto il cercare di far emergere quel rapporto intimo che si instaura tra il corpo umano e lo spazio. In cartoline da Trapani c’era anche un valore affettivo verso un ritorno a casa dopo anni di lontananza. Mentre con il cartone della Cina ho trasmesso lo stupore di ricordare quello che avevo vissuto in un determinato luogo. Il disegno ha una capacità fascinatoria maggiore, per me che sono disegnatore rispetto alla fotografia, perché non deve essere strettamente legato all’oggetto da cui si ispira.

Sei nato a Erice, hai vissuto a Trapani, ti sei formato a Bologna e nel tuo percorso hai attraversato città molto diverse, come Guangzhou. In che modo queste città hanno influenzato il tuo sguardo, il tuo modo di disegnare, di raccontare la realtà?
Bologna mi ha formato come disegnatore, ha affinato la tecnica, mi ha dato gli strumenti per poter comunicare, sempre nella misura in cui io so comunicare perché non sono certo un esperto. Bologna ha costruito la mia parte professionale, il carattere da disegnatore, da fumettista. Anche quando era a Bologna, in realtà, la propensione verso certe forme, certi colori, è sempre stata dettata dal luogo di provenienza, cioè dalla Sicilia, da Trapani, da questo posto che è una sorta di periferia dell’Europa, quindi è un ambiente esotico, nonostante siamo ancora in Europa.
Come diceva Bufalino, è una sorta di Sicilia mistica, quindi c’è una magia che cerco continuamente di riproporre nel mio disegno. Le mie immagini sono il binomio tra queste due impostazioni: l’impostazione emotiva, sentimentale, magica di questa terra, che mi ha sempre affascinato nonostante io ci viva, ed è una cosa strana perché è un fascino che si rinnova, e invece la parte tecnica, professionale, di direzione della propria voce, del limare la propria voce, i propri strumenti, che invece è tipicamente del graphic novel bolognese.

Ti piace viaggiare per lavoro?
No, assolutamente no, odio viaggiare.
Il disegno a me nasce soltanto quando sono annoiato, quando non ho nulla da fare, quando so che davanti a me c’è un giorno vuoto, allora lo riempio con l’attività del disegno e capisco che ho bisogno di avere spazio non soltanto fisico – mi sono trasferito da Bologna, in cui siamo tutti stretti in case piccole, in un posto vicino a Trapani dove ci sono grandi spazi – ma anche spazio temporale per avere del tempo per far sedimentare le cose.

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Nel 2023 pubblichi con Oblomov Il giorno perduto, che sembra segnare una piccola svolta nel tuo percorso autoriale per temi e respiro narrativo. Da dove nasce l’esigenza di intraprendere questo percorso. Com’è nata l’idea di scrivere questa storia partendo da un episodio storico?
Il giorno perduto nasce dalla mia passione per la letteratura latinoamericana e, in particolare, per Gabriel García Márquez. In un suo discorso per il Nobel, Márquez cita il diario di Antonio Pigafetta, il diarista di bordo di Magellano, il testo a cui mi sono ispirato per scrivere il libro. Secondo lui, proprio da quel diario nasce il nucleo del realismo magico latinoamericano.
Una notte non riuscivo a dormire e avevo bisogno di leggere qualcosa. Mi sono ritrovato tra quelle pagine e da lì è nato tutto. Non a caso, nelle prime pagine de Il giorno perduto troviamo proprio Pigafetta che non riesce a prendere sonno: ho cercato un collegamento diretto con il protagonista della mia storia.
Da quel momento è nata l’idea di raccontare questo viaggio per mare, che è diventato anche una metafora. Ho scritto il libro durante il Covid e vedevo in quella nave uno spazio ristretto in cui persone molto diverse erano costrette a convivere per raggiungere un obiettivo comune. Riescono a compiere un’impresa impossibile, circumnavigare il globo, ma quando sono ormai a pochi chilometri dalla Spagna, quindi dal punto di partenza e insieme dal punto di arrivo, Pigafetta si rende conto che, nonostante tutto quello che hanno vissuto, sono diventati estranei gli uni agli altri.
In quel periodo mi sembrava la metafora perfetta di una comunità che cerca di andare nella stessa direzione per salvarsi, ma in cui ognuno continua a inseguire i propri obiettivi e le proprie aspirazioni. Poi mi sono innamorato del diario di Pigafetta e da lì è nata anche la voglia di realizzare un fumetto d’avventura, una scelta un po’ controcorrente rispetto a un panorama che allora era molto orientato verso il racconto autobiografico, intimo e personale. Per me è stato anche un modo per allontanarmi da quel tipo di narrazione.

Oltre ad essere un artista, sei anche un insegnante. Cosa insegni ai tuoi ragazzi?
Io sono insegnante di arte del fumetto ed è un’attività che io amo tantissimo perché cerco sempre di essere – a parte un dispensatore di nozioni che fanno sempre bene – ogni settimana che torno cerco di essere un veicolo di passione. Molti ragazzi oggi si lasciano vincere dallo sconforto. Chi vive al Sud, in particolare, spesso percepisce il mondo del lavoro come qualcosa di molto lontano. Questo mestiere, però, è difficile da affrontare se lo si considera soltanto un lavoro come un altro: richiede anche una buona dose di ottimismo. L’unica soluzione è soffiare su quella brace e cercare di farla tornare a essere fiamma. Quindi per me insegnare non è soltanto dire come si fa una tavola, ripetere la lezione, spiegare la storia del fumetto, la storia dell’illustrazione, ma è anche cercare di aprire delle finestre nella mente di questi ragazzi e cercare di far entrare aria nuova, fresca nuova e che magari loro non hanno mai assaporato.

Intervista realizzata dal vivo al Trapani comix il 23/04/2026.

ANTONIO CAMMAMERI

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Fumettista e illustratore siciliano, nel corso degli anni ha collaborato con alcune delle più importanti realtà del panorama editoriale italiano, pubblicando su riviste come Linus, Alterlinus, Revue e Internazionale, oltre che su quotidiani come Domani e Corriere della Sera. Il suo lavoro attraversa mondi diversi: dall’editoria alle collaborazioni con associazioni e ONG come Emergency, Amnesty International e ARCI, dando vita a storie illustrate che affrontano temi sociali con uno stile personale, intenso e riconoscibile. Come illustratore ha collaborato anche con Giunti, Moscabianca e SUR, mentre le sue opere sono state selezionate ed esposte in contesti internazionali come la Frankfurter Buchmesse e nella mostra “5 rotte possibili” al Comicon di Napoli. Con il graphic novel Il giorno perduto, pubblicato da Oblomov, ha conquistato anche il Premio Boscarato al Treviso Comic Book Festival.
https://www.instagram.com/cammamoro/

Maria Concetta Amato

Maria Concetta Amato

Nata nel 2000 a Palermo, ha sempre coltivato una grande passione per la letteratura e la scrittura. Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Classiche nel 2022, ha deciso di spingermi oltre i confini della tradizione, trasferendosi a Genova per immergersi nel mondo dell’editoria moderna. È lì che ha completato il suo percorso magistrale in Informazione ed Editoria, presentando una tesi intitolata Il Mercato del Fumetto Italiano: Analisi e Prospettive, una riflessione su un settore in continua evoluzione che non smette mai di affascinarla. Ama leggere, scrivere e perdersi nelle storie delle serie TV, ma ciò che più la appassiona è condividere queste riflessioni online. Il suo sogno è lavorare in una casa editrice, idealmente specializzata in fumetti, dove poter contribuire alla nascita e alla diffusione di nuove storie capaci di emozionare e sorprendere. Il suo obiettivo è trasformare la passione in un mestiere e contribuire a rendere il mondo dell’editoria un po’ più magico.

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