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“The Power Fantasy #3” – La fine del mondo è solo un nuovo inizio

16 Ottobre 2026
"The End of History" chiude il primo ciclo di "The Power Fantasy" e pone le basi per un nuovo tentativo di salvare il mondo.
Leggi in 4 minuti

“I wish that I could turn back time
cause now all the guilt is mine
can’t live without
the trust from those you love”
(Komm, susser Tod)

Avvertenza: quanto segue svela gli eventi e Il finale di The Power Fantasy 3 – The End of History.

Il terzo capitolo di The Power Fantasy, The End of History, raccoglie i capitoli  12-16 dell’opera e vede al lavoro lo stesso team creativo che ha realizzato i precedenti: Kieron Gillen (testi), Caspar Wijngaard (disegni e colori), Clayton Cowles (lettering), Ron Hughes (design), per l’editing di Katie West. Si chiude il primo ciclo narrativo con un azzeramento della situazione: le tensioni fra le superpotenze (gli esseri dotati di poteri in grado di distruggere il mondo) hanno superato la soglia di rottura e il precario equilibrio dal quale dipendeva la sopravvivenza del mondo si è infranto. L’approccio seguito da Etienne e Valentina si è dimostrato inadeguato: le azioni di Etienne hanno alla fine spinto gli altri a coalizzarsi contro di lui per eliminarlo, ma questo si rivela aumentare i rischi di catastrofe. Con la sua scomparsa, emerge la rete da lui tessuta lungo gli anni, composta da un’articolata miscela di negoziazioni e, soprattutto, manipolazioni, che avevano condizionato le scelte e azioni di tutte le superpotenze per evitarne deragliamenti. Proprio questa scoperta innesca la crisi finale, che nemmeno Valentina riesce a evitare. Tutto quello che l’angelo può fare è tornare indietro, in cerca di una nuova soluzione.

L’opera

“God’s in his Heaven
all is right with the World”
(Pippa Passes, Robert Browning)

The End of History tira i fili della vicenda, sviluppando in coerenza e portando al limite estremo le tensioni fra le sei superpotenze (Santa Valentina, Masumi, Heavy, Etienne Lux, Magus, Eliza Hellbound). Il tono del racconto è costantemente sopra le righe: in quasi ogni tavola è in gioco la distruzione di parti del pianeta, i dialoghi si fanno via via più sintetici poiché ad ogni snodo della vicenda si riduce il numero di opzioni possibili. Gillen introduce pochi – ma fondamentali – elementi nuovi e fa convergere il racconto verso uno scioglimento catastrofico, che però ribalta nel finale.

L’arte di Wijngaard dà corpo alla deriva emotiva dei personaggi, all’avvitarsi della vicenda e all’ulteriore incupimento dell’atmosfera. L’esasperazione costante di ogni relazione e stato d’animo consegna come mai prima al disegno il compito di tenere emotivamente agganciato il lettore. Troppo lontani da noi i protagonisti per suscitare empatia per il loro quotidiano affannarsi, gli autori scelgono di usare come attrattore emotivo la crisi spirituale di Eliza, da sempre indicata come l’elemento più a rischio, così che il suo crollo diventa l’acme visuale ed emozionale del racconto, in un sottofinale costruito come una corsa contro il tempo, dove si accumulano prese di coscienza, resipiscenze e piani disperati, che inciampano per poi rimettersi in moto.

Il nero avvolge le tavole, l’oscurità prende possesso dei colori, l’azione si sostituisce alle parole. Poi, dopo tutto questo strepito, quando il pericolo sembra scampato, la distruzione trasformata in graffi scarlatti nel cielo nero e in persone e cose che sono diventate cristalli rosso sangue; dopo tutto questo, annunciata da un “No” sussurrato da Valentina nell’ultima vignetta di una pagina di destra, arriva la fine del mondo. Silenziosa, senza piagnistei.

Dopodiché, Dio parla a Valentina in grandi caratteri dorati su sfondo bianco, invitandola a tornare. Ma l’angelo decide di provare a salvare il mondo, rinunciando al paradiso.

Esperienza di lettura

La principale cifra stilistica – o, se si preferisce, strategia compositiva – di Kieron Gillen è la capacità di far emergere emozioni profonde e sensazioni intense da intrecci e personaggi costruiti in modo cerebrale e spesso ai limiti dell’involuto. Più precisamente, il dipanarsi delle trame di Gillen si risolve in uno scavo delle motivazioni e delle pulsioni che muovono i personaggi, realizzato attraverso un uso torrenziale della parola e una sua profonda armonia con la narrazione visuale. Nella maggior parte delle sue opere, inoltre, il tema centrale attorno cui le vicende  ruotano è il rapporto fra responsabilità e potere. The Power Fantasy rappresenta, al momento, l’opera in cui quella strategia è applicata con maggior puntiglio, in tutte le sequenze, e la presenza di questo nucleo attrattivo è più forte e più legata all’attualità.
Questa estrema “Gillenità” rende quindi l’opera coinvolgente, addirittura immersiva, per i lettori che apprezzino l’approccio dell’autore e respingente – decisamente da evitare – per coloro che invece vedano nelle sue costruzioni narrative delle tortuosità gratuite e dei vezzi stilistici per gratificare i suoi appassionati.

The Power Fantasy contiene anche la più straziante storia d’amore raccontata da Gillen: quella fra Morishita Masumi e Isabella. Ed è un caso interessante per analizzare come Gillen costruisca i personaggi. Delle due protagoniste, fornisce come informazione la loro nazionalità – giapponese la prima, italiana la seconda – ma non li caratterizza in questo senso: nelle loro azioni, nel loro modo di esprimersi, nello stesso linguaggio del corpo, niente mette in mostra, o almeno suggerisce, la loro cultura di origine: come tutti i personaggi di Gillen, Masumi e Isabella sono costruite sul modello di occidentale contemporaneo standard. Questo toglie qualsiasi esoticità o pretesa etnografico-antropologica, ma le rende assolutamente comprensibili al lettore, nella loro estrema varietà. A rendere straziante il sentimento che esiste fra loro, che forse è addirittura sbagliato chiamare “amore”, non sono tanto gli sguardi, i gesti di affetto o conforto quanto il fatto che Isabella subisce inconsapevolmente un periodico riequilibro emotivo da parte di Etienne, che vuole impedire il suo crollo, che causerebbe a cascata quello di Masumi, con conseguente innesco della fine del mondo (“la cosa più etica da fare”, quindi, secondo i canoni di Etienne). Quello che esiste fra loro è un sentimento totalmente sbilanciato, necessario e curativo, se non salvifico, per Masumi, distruttivo per Isabella.

Come altri suoi lavori, anche The Power Fantasy finisce con l’apertura per una nuova iterazione, che stavolta è anche editorialmente concordata, visto che il capitolo successivo è annunciato per il 2027. È qualcosa che Gillen aveva dichiarato di voler fare già per Once & Future e che sta facendo con Die – Loaded, seguito di Die. Qui le pagine finali – ma in fondo il titolo stesso di questo arco segnala il riferimento – sono dense di dettagli che richiamano il Neon Genesis Evangelion di Hideaki Anno: i simboli che restano nel cielo e a terra dopo il crollo di Eliza, la trasformazione di Minoru. E comune con l’autore nipponico appare la volontà di tornare sulle storie scritte e narrarle da altri punti di vista, stratificando ulteriori significati.

Abbiamo parlato di:
The Power Fantasy Vol. 3 – The End of History
Kieron Gillen, Caspar Wijngaard, Clayton Cowles, Ron Hughes
Image Comics, 2026
136 pagine, brossurato, colori – 16,99 $
ISBN: 9781534330849

Simone Rastelli

Simone Rastelli

(1966) Lettore disordinato e onnivoro, è particolarmente interessato alla diffusione del fumetto al di fuori del pubblico di appassionati, a grandi e piccini. Collabora con Lo Spazio Bianco dal 2002 e ha pubblicato i volumi Guida non ufficiale a Sandman (Edizioni NPE, 2021) e I mondi di Tintin (Resh Stories, 2022).

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