Il cielo azzurro. Il sole tropicale. Il tonfo ovattato ed elastico di una palla da basket. Due fratelli giocano con il pallone. The First Slam Dunk ci accoglie con una situazione intima, familiare, che preannuncia i due pilastri che reggeranno la pellicola: i rapporti umani e lo sport.
I fan di Slam Dunk riconosceranno quasi subito in uno dei due bambini Miyagi Ryota, tra i personaggi principali del fumetto. È bene però mettere subito in chiaro che non è necessario conoscere il manga di Inoue Takehiko per fruire a pieno del film. La pellicola si presenta infatti come il racconto integrale della partita tra Shohoku e Sannoh al torneo studentesco inter-high, ovvero la parte finale del manga. Tra un canestro e l’altro è innestata, tramite diversi flashback, la storia dello stesso Ryota a partire dagli allenamenti col fratello fino all’incontro con tutti i membri dello Shohoku. Il risultato è un film che sviluppa un corpo indipendente dall’opera originaria, abbandonando persino la centralità di Hanamichi Sakuragi, spina dorsale del manga, in favore di un racconto che, tramite Ryota, mette a nudo in modo efficacissimo l’intreccio di sport e vita, tra hype da adrenalina e sacrifici, rimpianto e capacità di non arrendersi mai, perdita e azioni capaci di vincere i non-detti.
Il ritmo della narrazione è tarato come in una partita vera. All’inizio è tutto calmo, lento e anche i flashback sono più lunghi. Più si avvicina la fine dell’incontro più il ritmo accelera, i flashback si accorciano e la percezione del tempo si dilata: ogni secondo della partita è interminabile tanto che all’ultimo canestro sembra che il tempo sia fermo. Il risultato è un film in grado di lasciare anche “chi la storia già la conosce” con il cuore in gola.
Riguardo il lato tecnico il film vede il debutto alla regia dello stesso Inoue Takehiko in una prova, bisogna dirlo, egregiamente superata. La sua mano si vede non soltanto in molte sequenze riprese dal manga ma anche in momenti al cardiopalma completamente nuovi.
Se l’animazione in computer grafica si rivela spesso un tasto dolente per le produzioni giapponesi – tanto negli anime stagionali quanto in lungometraggi di studi rinomati (si veda Earwig e la strega, giusto per fare un esempio) – The First Slam Dunk riesce a “smarcarsi”, evitando questo problema in modo convincente. Forte di un particolare misto tra modelli CGI e disegno a mano, il film sembra peccare esteticamente soltanto nei primi minuti, nei quali si percepisce qualcosa di strano a proposito dei modelli. Per tutto il resto del tempo però l’animazione è fluida, efficace e, con il proseguire della pellicola, in grado di dare vita a sequenze progressivamente sempre più spettacolari. D’altronde Inoue ha supervisionato e ritoccato ogni singolo fotogramma, aggiungendo di tanto in tanto dettagli disegnati a mano per ammorbidire la plasticità dei modelli 3D.
Il fatto che il regista e lo sceneggiatore coincidano con l’autore dell’opera madre non è una garanzia della buona riuscita di un prodotto. In questo caso però è evidente che l’ottima resa di The First Slam Dunk è da imputare unicamente al fatto che sia stato lo stesso Inoue a gestire il progetto. È grazie alla sua mano se gli elementi inediti della storia di Ryota, in parte presi in prestito da un altro suo manga, Piercing, sono perfettamente integrati nel tessuto della narrazione senza forzature. Come suo è il merito di una riproposizione quasi identica di alcune inquadrature già viste nel fumetto – la sequenza finale è, in pratica, un’espansione sensoriale delle già adrenaliniche pagine originali. Ma ancor di più solo lo stesso Inoue era in grado di trasportare sul grande schermo lo stesso respiro e la stessa anima dello Slam Dunk originale.
Indubbiamente uno dei film anime meglio riusciti dell’ultimo decennio, estremamente coerente e tecnicamente eccellente. The First Slam Dunk sarà al cinema in lingua originale esclusivamente il 10 maggio, mentre dall’11 al 17 maggio sarà disponibile doppiato in italiano.








