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Il tema delle elementari secondo gli Sbucciaginocchi

L'esordio in volume per il gruppo di autori de Gli sbucciaginocchi si rivela un lavoro potenzialmente interessante ma troppo frammentario.
Articolo aggiornato il 22/09/2017

Il tema delle elementari secondo gli SbucciaginocchiOgnuno di noi è stato scrittore, almeno una volta nella vita.

Chi lo ha fatto solo perché costretto, chi continua a farlo e con successo, chi ci ha provato per un istante e chi ci prova ancora, in maniera goffa, in questo preciso momento.

Tutti, però, siamo partiti dallo stesso punto di partenza: il tema delle elementari.

I primi incerti passi nel mondo delle parole, dell’inchiostro, della carta, un mondo in cui si realizzava la magia del trasformare idee immateriali in realtà tangibile.

Proprio al tema delle elementari ritorna il collettivo de gli Sbucciaginocchi, un gruppo di ragazzi nati tra il finire degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 che pesca a piene mani dall’immaginario e dalle suggestioni di quell’epoca, da infanzie e adolescenze fatte di cartoni animati alla televisione, le ultime avventure all’aria aperta nei quartieri popolari e il dilagare delle droghe pesanti, fino ad arrivare al nuovo millennio e alla maturità.

La storia d’apertura del volume, La mia Estathè, realizzata dal tarantino Holdenaccio, fa rivivere al lettore le effimere e travolgenti avventure estive, quelle in cui tutto accade un po’ per caso e che rimangono dentro come i ricordi più dolci. Lo stile dell’autore, dai colori squillanti e dalle linee essenziali, trasmette un senso di leggerezza e gioia ma manca nel comunicare la delicatezza del ricordo e la nostalgia di un tempo passato. Prendendo forse troppo alla lettera l’idea base del volume, Holdenaccio non riesce ad approfondire la narrazione, costruendo una storia superficiale e piuttosto trascurabile.

Con uno stile e un’atmosfera completamente diverse, Giampiero Chionna racconta Il mio quartiere: il bianco e nero viene sfruttato dall’autore per raccontare la disperazione e le speranze quotidiane di un quartiere popolare indefinito, tipico delle periferie di tante città italiane, quartieri poveri, desolati, popolati da uomini e donne soli, distanti, che trovano piccoli attimi di felicità nelle cose più semplici. Nonostante il tratto incerto e alcune disattenzioni prospettiche e anatomiche, Chionna riesce comunque a trasmettere emozioni sincere e reali.

La terza storia del volume, Così siam fatti, è prima di tutto un Il tema delle elementari secondo gli Sbucciaginocchidivertito e dissacrante omaggio alla storica serie animata Esplorando il corpo umano. Bugi, autore dallo stile bidimensionale e psichedelico, crea una storia folle che esplora in maniera irriverente il tema della droga. Pur non essendo raffinata o elegante da un punto di vista stilistico, senza andare alla ricerca di alcun significato profondo, la storia riesce a strappare qualche sorriso soprattutto a chi è cresciuto con il cartone animato e ha vissuto quegli anni mutevoli.

In Il mio animale preferito: Spretz, Ronja e Disp (ovvero Rossana Magoga e Filippo Tha) inseriscono in maniera originale un cinico uccellino (da loro creato e protagonista di alcune storie sul web) nel racconto di una bambina che non può avere animali vivi come amici e decide quindi di averne uno morto. Lo stile è grezzo, ricco di tratteggi e chiaroscuri, che mischia richiami espressionisti e realismo, la costruzione della tavola è variegata e mai banale, che fonde, scompone e giustappone gli elementi grafici fondamentali: tutto ciò rende questa storia la più notevole tra quelle del volume.

Il tema delle elementari secondo gli SbucciaginocchiSert (Stefano Togni) sfrutta la stereoscopia e la tricromia del tratto per destabilizzare il lettore e guidarlo in un racconto pieno di assurdità e ricco di azione. Grazie a uno stile ispirato a Pat Ausilio, Box Brown e altri artisti dell’underground statunitense, l’autore bergamasco crea un mondo paradossale in cui abbondano gli omaggi al mondo degli anime giapponesi (e ai Power Rangers).

Il torinese Daniele Lupo, infine, riesce a cogliere meglio di tutti il senso del volume, raccontando la storia più emozionante e tenera, che richiama alla mente di ognuno di noi le fantasie perdute con l’infanzia, quando le parole ci permettevano di creare universi e amici immaginari. Il ricordo si concretizza con linee pulite, ora geometriche ora tortuose, con colori caldi e pastosi che danno vita a un mondo fatto di avventure e mostri.

Come si può capire da questa descrizione, l’antologia de Gli Sbucciaginocchi  contiene sicuramente spunti interessanti e gli artisti dimostrano buone potenzialità per il futuro, grazie a una grande eterogeneità e riconoscibilità.

Il problema principale del volume risiede però nella mancanza di una linea narrativa forte che guidi il lettore nella storia: ogni autore usa un proprio punto di vista per raccontare le proprie storie, ma spesso si perde di vista il tema fondamentale, che diventa quindi un labile pretesto che non riesce a unire i racconti.

Tutto questo da la sensazione di un’opera frammentaria e poco organica, depotenziando al tempo stesso le singole storie. Viste le capacità dei singoli autori e considerata anche la giovane età media del collettivo, ci sono comunque le premesse per uno sviluppo futuro che porti a un lavoro più solido e strutturato.

Abbiamo parlato di:
Carta Vetrata – Il tema delle elementari
Gli sbucciaginocchi (Holdenaccio, Giampiero Chionna, Bugi, Ronja e Disp, Sert, Daniele Lupo)
Autoproduzione, settembre 2015
94 pagine, colore, brossurato – 15,00€

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