Roberto Recchioni e l’apocalisse protagonisti a Torino

Roberto Recchioni e l’apocalisse protagonisti a Torino
Reportage dell'incontro al Circolo dei lettori di Torino, moderato da Marco Peano, in cui Roberto Recchioni ha presentato la sua nuova graphic novel,“Roma sarà distrutta in un giorno (RSDIUG)”, realizzata in collaborazione con la band Il Muro del Canto.

Mercoledì 16 ottobre 2019, ha presentato al Circolo dei lettori di Torino la sua nuova graphic novel edita da , Roma sarà distrutta in un giorno (RDSIUG), realizzata in collaborazione con la band Il Muro del Canto.
L’incontro, moderato da Marco Peano, ha visto l’autore spiegare nel dettaglio alcune scelte stilistiche che lo hanno portato a creare la sua nuova opera.
Di seguito è possibile leggere un riassunto dell’evento.

81AwMP29FCL-e1572957117314_Cronache Marco Peano: Qual è stata l’idea di base che ti ha portato a creare il fumetto?
Non voglio far passare l’idea che il libro sia solo per i romani, diciamo però che Roma è stata usata come una sorta di cavia in cui tutto ciò che non funzionava nella città è stato poi replicato ed esportato su scala nazionale. Ho quindi provato a utilizzare il tema del mostro distruttore riprendendo opere come l’originale Godzilla, Shin Godzilla (il film del 2014) ed Evangelion per parlare di alcune criticità della capitale, provando per certi versi anche a esorcizzarle.
D’altronde la nostra sindaca ha dichiarato, ad esempio, che vedere i gabbiani per le strade è una buona cosa perché vuol dire che c’è aria pulita e non che siamo pieni di immondizia; a volte vivere a Roma diventa un po’ un incubo, ma alla fine tutti noi romani abbiamo imparato a conviverci.
Altro esempio: dietro casa mia si è aperta una voragine e lì vicino una persona ha attaccato un foglio con scritto “È un anno che scavate e non avete ancora trovato il petrolio, Raggi dimettite!”, giusto per far capire con che spirito proviamo ad affrontare tutto ciò che non funziona.
Un’altra grande fonte d’ispirazione è stato il film Il giudizio universale (1961) diretto da Vittorio De Sica, in cui all’improvviso a Napoli una voce proveniente dall’alto annuncia l’arrivo della fine dei tempi.
Per quanto comunque tutto possa andare male, ogni volta che guardo il cielo di Roma capisco il perché non sia capace di abbandonare in maniera definitiva la mia città. È come se vivessi perennemente emozioni che vanno in contrasto tra loro; un po’ come avere un cane cattivo che però alla sera ti fa le feste.

Secondo me la parola esatta per descrivere la dualità della città è contraddizione. Hai trattato il tema dell’apocalisse mostrando a tutti noi cosa succederebbe se Roma finisse domani. Ho avuto l’impressione che tu abbia voluto puntare anche sull’espressione “non nel mio cortile”, come se talvolta alcuni personaggi del racconto non si curassero particolarmente di quello che sta succedendo lì intorno, perché in fin dei conti l’importante è che il mondo finisca un po’ più in là di dove abitano loro.
Il mostro nella storia rappresenta fondamentalmente tanti mali diversi e ognuno dei personaggi che vediamo lo affronta a suo modo. Sempre riguardo le criticità della capitale, io quando sono a Milano a volte sembro un cretino dato che spesso sorrido senza motivo quando sono sul bus (perché se prendi l’autobus a Roma preghi ogni volta che non prenda fuoco in seguito a un malfunzionamento). Anche per questo a Roma ormai un ritardo di quindici minuti è la normalità.
Eppure la mia città mi manca, così come la sua dolce ferocia. Da questo punto di vista, posso quindi dire che il romano alla fine sa che ci sarà sempre un giorno dopo, anche nel caso arrivi l’apocalisse. Roma alla fine potrebbe essere un po’ come Cthulhu, vive un’eterna morte che in realtà non arriva mai. È come se, fondamentalmente, noi romani vivessimo in uno stato costante di “sticazzismo”.

RSDIUG-Recchioni-4-670x1005-e1572957157710_Cronache Con La fine della ragione, la tua precedente opera per Feltrinelli Comics, è come se avessi voluto parlare di un mondo dove l’apocalisse è già avvenuta. Con RSDIUG mi è sembrato quasi che tu abbia voluto fare un piccolo movimento laterale per mostrarci le ventiquattro ore antecedenti al disastro.
Diciamo che per La fine della ragione ho traslato alcuni concetti cari al Movimento Cinque Stelle all’interno di un universo distopico, tentando di veicolare determinati messaggi attraverso un contesto fantascientifico. Elezione dopo elezione però, tutto quello che avevo scritto e inteso in un certo modo si è trasformato in realtà, un vero e proprio libro di cronaca (cosa che almeno all’inizio non avevo previsto). Ormai è come se la politica fosse divisa in fazioni. A me non piace Salvini, non credo però sia sensato dare del mostro a chi lo vota. Alla fine siamo tutti sulla stessa barca. Riguardo questo aspetto posso raccontarvi una semplice storia. A Roma, sotto casa mia, c’è un ristorante cinese gestito da Cinzia, dove fanno solo ravioli alla piastra e riso alla cantonese. C’è un signore anziano che ogni giorno prende lì l’amatriciana e dice che è buonissima (anche se nessuno oltre a lui l’ha mai presa). Quel signore si pone sempre in modo amichevole con lei, poi però magari dopo trecento metri inizia a inveire contro altre persone straniere. Roma è così e alla fine, per chi ci vive, diventa alle volte difficile vedere tutte le sue profonde contraddizioni.

Durante la storia hai puntato anche su alcune tavole mute. È stato difficile rappresentare il mostro?
Il mostro, che esce dal litorale di Ostia, la capitale di Mafia Capitale, rappresenta l’elaborazione di un trauma (così come la prima incarnazione di Godzilla rappresentava il pericolo riguardo gli effetti dell’energia atomica sul Giappone e nel mondo subito dopo la seconda guerra mondiale). In alcuni punti ho optato per le tavole mute perché secondo me hanno una forza incredibile a livello narrativo e visivo dato che sono molto violente. Ho provato comunque a disegnare in vari momenti il mostro in modo molto dettagliato per i miei standard, cercando il più possibile di non rendere semplice l’identificazione del lettore con esso. Mi sono comunque divertito tantissimo a disegnare tutte le tavole con protagonista la creatura.

Sono state numerose anche le domande del pubblico, che riportiamo qui di seguito con annesse le varie risposte dell’autore.

Quanto tempo ci hai messo per realizzare il fumetto?
Per opere di questo tipo, meno tempo rifletto più so che saranno viscerali e immediate (ed è il primo obiettivo a cui ambisco). Magari in futuro invecchieranno male, ma almeno so che sono fotografie precise dell’attualità che sto vivendo.
Anche se per questa storia mi sono preso un po’ più di tempo rispetto alla precedente – ad esempio per provare a rendere lo stile di disegno ancora più curato – non ho voluto esagerare, dato che in opere come questa per me deve essere data massima priorità all’istinto.
Adesso, a mente fredda, avrei magari inserito venti pagine in più, ma posso farlo successivamente per rivendere nuovamente l’albo in una nuova versione. No in realtà no, non farei mai una cosa del genere. Forse.

Nel corso della tua carriera hai toccato molti generi. C’è qualcosa su cui vorresti concentrarti ora?
Sono un amante dei fumetti sportivi e mi piacerebbe molto realizzarne uno, anche se non penso ci sia un grande mercato a sostenerli, almeno qui in Italia.
Mi piacerebbe molto fare anche un fumetto porno, ma purtroppo ormai non c’è più nessun editore che tratta il genere.

RSDIUG-Recchioni-7-670x1005-e1572957269376_Cronache Se ti contattasse una casa di produzione cinematografica per realizzare l’adattamento di RSDIUG accetteresti?
L’hanno già fatto! Io però più che fare un film stile blockbuster hollywoodiano punterei sulla classica struttura da cinepanettone; mi piacerebbe fare il classico film di Natale con Boldi protagonista però con in mezzo la creatura mostruosa: lo intitolerei Natale con il mostro.
In realtà per gli adattamenti tratti da opere inedite c’è un iter parecchio lungo da seguire. Per prima cosa le case di produzione devono opzionare i diritti dell’opera, cioè il produttore usa tra i mille e i diecimila euro per prendersi i diritti dell’adattamento.
Poi il produttore inizia a girare per il mondo per trovare il budget necessario a girare realmente la pellicola (chiedendo aiuto a banche, regioni ecc…). Allo stesso modo, neanche le istituzioni mettono poi direttamente i soldi, ma anche loro vanno a cercare i finanziatori e così via.
Solitamente i produttori si riuniscono tutti insieme per parlare dei progetti con grande entusiasmo ma poi via via che passa il tempo (si parla anche di anni) l’entusiasmo cala.
Ad esempio, tempo fa ho creato un fumetto, Garreth, per cui ogni anno le case di produzione mi danno cinquemila euro per i diritti; li rinnovano ogni anno ma il progetto è per ora fermo.
Io faccio anche il critico cinematografico, ma ormai ogni volta che devo parlare male di un film mi rattristo perché so perfettamente la fatica che ci vuole per farlo arrivare nelle sale. In sostanza, ogni film che esce è un miracolo.
Ad esempio quando è uscito il film di Monolith, fino a quando non sono andato a vederlo al cinema, non ero certo che fosse uscito.
Bisogna solo stare attenti a non focalizzarsi troppo su queste cose, perché a volte i tempi si dilatano in maniera smisurata senza poi portare a nulla di concreto; conosco persone che hanno pensato varie volte “questa è la volta buona”, anche se poi la volta buona non arriva mai.
Lo stesso Jeeg Robot è stato finanziato all’inizio esclusivamente da Mainetti, che ha messo il milione e mezzo iniziale; solo dopo sono poi arrivati gli altri soldi per chiudere il budget, ma se non investiva lui per primo il film non si sarebbe mai fatto.

Hai mai pensato di rendere RSDIUG un videogioco?
Amo moltissimo i videogiochi ma purtroppo al momento in Italia non è semplicissimo crearne uno. Posso dirvi che è di gran lunga più facile fare un film.
Per quanto ci siano anche nel nostro paese vari team di sviluppo talentuosi, purtroppo siamo rimasti parecchio indietro rispetto al resto del mondo. Cerco comunque sempre di supportare i vari team indie con piccole donazioni alle fiere, ma al momento creare videogiochi tratti dalle mie opere non è una priorità.

Hai un nuovo fumetto in cantiere?
Sì, si chiama L’ultima estate e sarà legato al fenomeno del cambiamento climatico e dell’immigrazione.

Ringraziamo Il Circolo dei Lettori di Torino per l’invito e Roberto Recchioni per la disponibilità.

Reportage realizzato il 16 ottobre 2019 presso Il Circolo dei Lettori di Torino

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