Pulixi Serra Lestate delle comete azzurre thumb

Quando il noir incontra il weird: intervista a Piergiorgio Pulixi e Daniele Serra

26 Gennaio 2026
Lo scrittore e l’illustratore cagliaritani hanno unito le forze per "L’estate delle comete azzurre", un racconto illustrato edito da Camena Edizioni.
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Piergiorgio Pulixi è uno dei più importanti scrittori italiani di romanzi noir e polizieschi contemporanei, con riconoscimenti prestigiosi a livello nazionale e internazionale.
Daniele Serra è un illustratore e fumettista di fama internazionale, con uno stile molto originale è già vincitore di vari premi internazionali.
Li accomuna l’essere entrambi cagliaritani e, più o meno, coetanei. Anche la casa editrice Camena è di Cagliari, più specificatamente è una divisione dell’Accademia d’arte del capoluogo sardo. E proprio grazie a Camena Pulixi e Serra si sono incontrati in una terra di mezzo tra la scrittura e l’illustrazione, un racconto illustrato dal titolo 
L’estate delle comete azzurre, un breve romanzo di illustrazione in cui il weird tanto amato da Serra si sposa con il thriller di cui Pulixi è uno dei maestri della scuola italiana.
Abbiamo avuto la possibilità di incontrare i due autori per parlare di questa loro collaborazione professionale, a margine di un incontro che hanno tenuto alla biblioteca universitaria di Sassari nell’ambito dell’edizione 2025 del festival
di:segni.

Piergiorgio e Daniele, ben trovati su Lo Spazio Bianco.
La prima domanda è la più scontata e banale, ma è obbligatoria: come nasce L’estate delle comete azzurre?
Daniele Serra (DS)
Fondamentalmente nasce da un’idea editoriale della Camena. L’editore aveva già l’idea con Piergiorgio di far uscire un racconto illustrato e mi hanno chiesto se fossi interessato a farlo. Naturalmente ho accettato subito perché collaborare con Piergiorgio mi interessava particolarmente sia dal punto di vista professionale, avendo la possibilità di lavorare con un nome importante della letteratura italiana, e sia perché era un progetto tutto cagliaritano, tanto per quel che riguarda gli autori quanto l’editore.
Piergiorgio Pulixi (PP): Anche a me l’editore ha proposto l’idea di collaborare con Daniele ed è stato un grande onore e un grande privilegio. A differenza di Daniele, che ormai è abituato, per me si è trattato della prima collaborazione con un altro autore, quasi un esperimento dal mio punto di vista. L’editore aveva in mente un progetto piuttosto ambizioso, cioè quello di riportare in auge in qualche modo il romanzo illustrato che in realtà è un qualcosa che in letteratura è sempre esistito e che fino a poco prima della metà del secolo scorso era una prassi consolidata che poi si è andata un po’ a perdere. Mi sembrava molto interessante recuperare questa abitudine letteraria, perché credo che le immagini diano anche una chiave interpretativa diversa al testo scritto e comunque sono un plus. Quindi ho accettato subito con grande piacere anche l’idea dei due titolari di Camena di creare un prodotto che si avvicinasse allo stile gotico romantico di Daniele. Mi è venuta allora l’idea di provare a trovare un territorio comune tra lui e me e quello avrebbe potuto essere il racconto che Stephen King fa nei suoi libri degli adolescenti, quei romanzi di formazione dove l’elemento sovrannaturale rappresenta più che altro un’allegoria della metamorfosi, della trasformazione e del passaggio da una età all’altra. Quindi l’idea è stata da un lato di intercettare un pubblico di giovani lettori con un protagonista che ha 12-13 anni e, dall’altro, anche quella di cercare di dare la massima libertà espressiva a Daniele. Per tale motivo ho scritto un racconto con maglie molto larghe, privo quasi di descrizioni, in modo che lui, partendo da quell’ossatura scarna, potesse far sbizzarrire la propria immaginazione. Da un punto di vista pratico, ci siamo incontrati quando io stavo ancora scrivendo il racconto che gli ho descritto per sommi capi, nelle atmosfere e nella trama. Poi, una volta terminata la fase di scrittura, ho lasciato campo libero a Daniele per lavorare in completa autonomia sulle illustrazioni.

Vi siete in effetti incontrati in una sorta di terra di confine, con una storia che si pone a cavallo tra realtà e paranormale, ma anche in una terra di mezzo come genere perché il racconto può essere definito horror, weird o romanzo di formazione.
Daniele, il libro ha la particolarità di avere tutte le illustrazioni ad aprire ciascun capitolo, tutte illustrazioni di una pagina tranne l’epilogo che invece viene introdotto da una splash a doppia pagina. Da dove nasce questa scelta compositiva?
DS
È stata concordata insieme con l’editore. L’idea era quella di concentrarsi su un numero ben preciso di illustrazioni fin dall’inizio e il numero dei capitoli poteva funzionare come scelta per il numero di tavole. Poi ho avuto la totale libertà di scegliere, all’interno di quanto narrato nel capitolo, che cosa disegnare e su che cosa concentrarmi maggiormente a livello estetico e illustrativo. L’idea della spread page finale è stata mia perché volevo che nel finale ci potesse essere un po’ più respiro, anche se un respiro muto, un respiro che alla fine è senza aria perché è una landscape, un’immagine panoramica d’atmosfera che considero una di quelle illustrazioni che non parlano, però in qualche modo raccontano qualcosa a modo loro. La scelta di posizionare le immagini a inizio capitolo va nella direzione dell’ordine e della pulizia estetica e, messe lì in apertura, creano una sorta di tensione iniziale che poi ritrovi durante la lettura. Sono quasi una quinta scenica, un po’ come in quei vecchi romanzi dove all’inizio del capitolo trovi sempre un piccolo riassunto di quel che si andrà a leggere.

Piergiorgio, il tuo modo di scrivere, visto che questo è un romanzo illustrato, è stato diverso rispetto a quando scrivi un romanzo “normale”?
PP
In realtà sì, ed è strano. Ripeto che era la mia prima volta alla scrittura per un racconto illustrato, quindi non sapevo se potesse funzionare o meno. Mentre scrivevo però non pensavo alle immagini – quello sarebbe stato l’ambito di Daniele – pensavo più alla voce, all’aspetto orale del racconto, in modo tale che entrasse Daniele nella questione dei linguaggi. Per esempio, sul protagonista non dico praticamente niente, a parte il fatto che è biondo e che ha il ciuffo che gli cade sulla fronte: non racconto niente sull’abbigliamento e sul suo modo di vestire, né sulle posture. Mi sono concentrato più sulla voce, proprio sull’elemento vocale, come se fosse un racconto orale. Tutta la parte più descrittiva, che solitamente invece nei miei romanzi è molto più presente, l’ho lasciata al lavoro di Daniele. Mi sono concentrato di più sui dialoghi, dando delle suggestioni descrittive molto blande, in modo tale che l’immagine arrivasse con più potenza, con più pregnanza. Ho fatto questo ragionamento: se vado a sovraccaricare l’artista di dettagli, di descrizioni puntigliose, c’è il rischio di confonderlo o addirittura di imbrigiarlo troppo. Invece conoscendolo il lavoro e l’immaginario di Daniele, ho preferito lasciargli libertà totale sin dall’inizio. Di contro invece ho giocato molto con la musica, per dare qualcosa in più; soprattutto certa musica degli anni ‘70 e questo mi ha divertito parecchio.

Daniele, quasi in contemporanea con il volume per Camena, è uscito per Ippocampo la versione da te illustrata del Gordon Pym di Edgar Allan Poe. C’è differenza tra illustrare un romanzo di un autore vivente e a te contemporaneo, con cui puoi anche avere uno scambio di idee, e illustrare un romanzo di un autore come Poe, un classico?
DS
Fondamentalmente l’autore vivente ti può maledire, quello che è già morto non può farci niente, a meno che non ti tormenti in sogno! Battute a parte, il mio approccio professionale e artistico è fondamentalmente uguale, nel senso che parte tutto dalla caratura della storia. Se la storia è bella, funziona e mi trovo a mio agio, che sia un classico o che sia un racconto di Piergiorgio di un altro autore, il mio approccio è sempre molto emotivo, molto di sensazione. Cerco soprattutto di non lavorare sui dettagli, ma lavorare sull’illustrazione, vista come una porta in più sul testo, sulla storia. Qualcosa che ti apre verso altre possibilità, verso altri universi. Poi, come spiegava Piergiorgio prima, lui mentre scriveva sapeva che il libro sarebbe stato illustrato e, di conseguenza, ha evitato troppe descrizioni, mentre sui libri classici di un certo tipo, le descrizioni abbondano tantissimo. Quindi magari devi fare più attenzione a cosa metti e come lo metti, perché nel testo c’è una descrizione quasi perfetta di qualche personaggio od oggetto, come ad esempio Gordon Pym stesso o la baleniera sulla quale si imbarca. Di conseguenza devi avere un po’ più attenzione, mentre invece ne L’estate delle comete azzurre la libertà è stata totale, era come essere in un parco giochi dove potevo fare un po’ quello che volevo.

Piergiorgio, qual è il tuo rapporto con il fumetto? C’è mai stata la possibilità, a oggi, che i tuoi romanzi potessero avere un adattamento a fumetti e tu stesso li consideri adatti per essere trasposti in un linguaggio come quello delle nuvolette?
PP
Partiamo dal fatto che il fumetto è stato il responsabile del mio innamoramento per le storie. Da ragazzino non volevo fare lo scrittore, il mio sogno era diventare un fumettista: il problema è che non sapevo disegnare. Avevo però un compagno di classe molto più in gamba di me con la matita e quindi ho iniziato a scrivere le didascalie e a mettere le parole nei balloon, mentre lui invece disegnava. Il fumetto per me è stato anche importantissimo per farmi innamorare della lettura: ho iniziato da piccolo con Topolino, come tanti, e poi ho scoperto Dylan Dog, che leggevo di nascosto d’estate al mare quando i miei cugini più grandi erano in acqua a fare il bagno, altrimenti me lo avrebbero impedito. Proprio grazie a Dylan Dog mi si è aperto un universo: grazie al citazionismo di Sclavi ho scoperto Stephen King e Dario Argento, i riferimenti cinematografici da Hitchcock a Bava e così via. Crescendo poi la letteratura ha occupato sempre più spazio, però ci sono delle opere a fumetti, come per esempio Sin City o V per Vendetta, che considero fondamentali. Attualmente in Francia è in corso il lavoro di adattamento a fumetti del mio romanzo L’isola delle anime. Non sono stato direttamente coinvolto nel processo e sono molto curioso di vedere quale sarà il risultato. Questo esperimento con Daniele invece è stato il primo passo nel mondo dell’illustrazione e non nascondo che mi piacerebbe cimentarmi con la scrittura di una sceneggiatura per un fumetto. Al momento sono proprio in una fase di studio in tal senso, perché è tutto un altro modo di scrivere rispetto alla stesura di un romanzo. Spero però che questo obiettivo si concretizzi, prima o poi.

Allora, attenderemo il tuo esordio nel fumetto con molta curiosità, Piergiorgio! Grazie a entrambi per il vostro tempo.

Intervista realizzata dal vivo a Sassari l’11 dicembre 2025. Si ringrazia lo staff di di:segni e della biblioteca universitaria di Sassari.

Piergiorgio Pulixi

Nasce a Cagliari nel 1982 ed è stato allievo di Massimo Carlotto, entrando a far parte del collettivo di scrittura Mama Sabot, fondato dallo stesso Carlotto. Autore di numerosi romanzi polizieschi, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti, nazionali e internazionali, tra cui il premio Scerbanenco 2019 per il miglior noir dell’anno. È considerato uno dei più importanti rappresentanti della nuova generazione di scrittori noir e thriller in Europa e i suoi libri sono tradotti in numerosi paesi.

Daniele Serra

Daniele Serra è un illustratore italiano. Tre volte vincitore del British Fantasy Award come miglior artista (2012, 2017 e 2021) e finalista al World Fantasy Award 2021, ha realizzato cover, illustrazioni e adattamenti a fumetti per Stephen King, Clive Barker, Ramsey Campbell, Joe R. Lansdale Joyce Carol Oates. Come comic artist, ha lavorato con DC Comics, Image Comic, BOOM! Studios, Titan Comics, Seraphim INC., SST Publications, Edizioni BD Comics, Mondadori, SBE GuandaHa illustrato oltre 300 copertine di romanzi in tutto il mondo.

David Padovani

David Padovani

Fiorentino, classe 1972, svolge la professione di architetto. Grazie a un nonno amante della fantascienza e dei fumetti, scopre la letteratura fantastica e il mondo degli albi Corno della seconda metà degli anni '70.
Tex e Topolino sono sempre stati presenti nella sua casa da che si ricordi, e nella seconda metà degli anni '80 arrivano Dylan Dog e Martin Mystere e la riscoperta del mondo dei supereroi USA.
Negli anni dell’università frequenta assiduamente le fumetterie, punti d’incontro di appassionati, che lo portano a creare assieme ad altri l’X-Men Fan Club e la sua fanzine ciclostilata, in un tempo in cui di web poco si parlava ancora.
Con l’avvento del digitale, continua a collezionare i suoi amati fumetti diminuendo la mole di volumi cartacei acquistati, con somma gioia della compagna, della figlia e della libreria di casa!

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