Dopo il folgorante esordio con Nove maghi, realizzato da nove fumettisti, e Purple Empire, firmato da Pablo Cammello e Criminaliza, il collettivo di autoproduzione Trincea Ibiza lascia spazio anche a fumetti di singoli autori: il primo è Imaginary Club di Pablo Cammello, uscito a ottobre 2024. In questo corposo volume, Cammello recupera l’universo di Tumorama, webcomic a puntate cui ha lavorato dal 2015, poi stampato come autoproduzione e in seguito pubblicato da Shockdom: il racconto seguiva le assurde avventure di Tumorboy, Rubens e del loro cane dislessico, Plutarco, alle prese con droghe pesanti, feste, forze occulte e il destino dell’universo.
La serie sembrava ispirarsi a certa animazione statunitense di inizio anni Duemila (Leone il cane fifone, Maledetti scarafaggi, Ed, Edd ed Eddy), un’esperienza in cui l’autore aveva riversato il proprio umorismo surreale e dissacrante, per poi avventurarsi in una trama orizzontale (lasciando pensare ai cartoni che hanno raccolto l’eredità di quella stagione di Cartoon Network, come Adventure Time e Rick e Morty). Una direzione che ha seguito nel successivo Stalattite, pubblicato da Coconino Press (2021), una storia ambientata in tutt’altro universo.
Con Imaginary Club, Cammello torna con rinnovato vigore alla satira grottesca e graffiante di Tumorama, al gusto per la parodia del contemporaneo e per l’estremo: gag irriverenti e umorismo nonsense animano episodi raccontati da linee curve e precarie che descrivono corpi sempre sul punto di sciogliersi. Il riferimento all’animazione americana è ancora ben riconoscibile, un tratto che accomuna anche altri autori del collettivo Trincea Ibiza, come Spugna: ma se nel suo Fat rot things (Hollow Press, 2024) Spugna inietta quell’immaginario di muscoli, violenza e mazzate, Cammello lo annaffia di acidi, riuscendo a sorprendere con soluzioni grafiche e narrative ogni volta diverse. Queste sono impregnate di uno humour a metà tra il surreale e il tragico: un esempio è Tumorboy che, innamorato, si ritrova letteralmente due cuori pulsanti sugli occhi che devono essere asportati chirurgicamente – una soluzione divertente, parodia estrema degli occhi “a cuoricino”, ma anche a suo modo terribile e dolorosa.
E poi, come in Tumorama, qualcosa comincia a succedere, un evento ha delle conseguenze nell’episodio successivo e in quello dopo ancora. Il gioco di Cammello inizia a sviluppare una continuità e ci si rende conto che la vena tragica può prendere il sopravvento da un momento all’altro. Anzi, viene il dubbio che sia sempre stato così, solo che eravamo troppo divertiti per vederlo: i personaggi, con le loro vite all’insegna della spontaneità, del godimento e dello sballo (loro e nostro), hanno chiaramente represso qualcosa che, come ogni oggetto di repressione, torna facendo a pezzi ogni certezza. Il passato rientra dalla finestra (o dal giardino) e chiede la resa dei conti. Gli ultimi episodi perdono un po’ dell’originalità di quelli precedenti, con una discesa in un dungeon che suona come già vista, ma risultano più spinti dal punto di vista grafico: i corpi sul punto di sciogliersi si fondono, vengono manipolati e modificati per creare qualcosa di nuovo, la materia si destruttura e si stratifica in pagine di grande impatto. Lo stile ricorda quello di fumettisti e fumettiste oltralpe come Antoine Cossé, Anna Haifisch, Gwénola Carrère e tutta quella scuola che lavora sulla manipolazione del corpo, ma, anche in questo caso, filtrata dallo stile cartoonesco di Cammello.
L’impressione che lascia Imaginary Club è quella di uno spazio sicuro che l’autore sa gestire con gusto e divertimento, una freschezza acida che, anche da lettori e lettrici, è bello ritrovare. Dall’altra parte, si vedono dei passi verso qualcosa di nuovo, meraviglioso e oscuro: è come se le avventure di Tumorboy, Rubens e Plutarco siano per Cammello la piattaforma di un trampolino, uno spazio per prendere la rincorsa, inspirare e tuffarsi. E lì, sul fondo, vediamo con lui scorci di un mondo che è tutto da esplorare. Perché è vero che i tuffi sono la parte più divertente dello stare in piscina, ma, come insegna anche Imaginary Club, la chiamata all’avventura non può essere ignorata: anche Tumorboy, nella sua discesa nell’assurdo, è costretto a imparare che per trovare ciò che manca bisogna accettare una forma di assenza, realizzare che quel vuoto è una parte importante di noi stessi. Insomma, Cammello fa ridere di gusto per poi colpire allo stomaco e, come era accaduto per Stalattite, si ha la sensazione che dentro il libro ci sia molto più di quanto si abbia letto. Perché Cammello parla sempre del presente, sia quando ne fa una parodia esplicita e irriverente, sia quando racconta di un personaggio la cui vita viene stravolta dall’imprevedibile.
Con Imaginary Club, Cammello realizza per Trincea Ibiza un racconto intenso, mentre il collettivo si conferma una realtà pronta a dare spazio all’inventiva dei suoi membri, un laboratorio vitale da cui aspettarci altri ordigni grafici e narrativi.
Abbiamo parlato di:
Imaginary Club
Pablo Cammello
Trincea Ibiza, 2024
204 pagine, brossurato, bianco e nero – 21,00€
Autoproduzione
