
Se nel corso della sua vita editoriale la Skybound ha continuato a espandersi, proponendo nuove serie e lanciando autori promettenti, il merito deve inevitabilmente andare alle due serie cui Kirkman ha dedicato completamente i suoi sforzi creativi personali: la serie superoistica Invincible e il fenomeno mondiale The Walking Dead. La saga apocalittica a base di zombie, sopravvivenza e introspezione psicologica creata dall’autore americano è forse il più grande fenomeno di media crossing degli ultimi dieci anni. Partito in sordina dal semplice supporto cartaceo, TWD è diventata fonte d’ispirazione di romanzi, videogiochi, action figures e un serial televisivo di enorme riscontro commerciale.
Si può quindi considerare un piccolo evento l’arrivo in Italia di Outcast, la nuova e recentissima serie regolare scritta e sceneggiata da Kirkman e disegnata da Paul Azaceta. 
La nuova creatura di Kirkman è strutturata come un avvincente thriller paranormale , dove, per stessa ammissione dell’autore, si vuole abbandonare il discorso impossibile della resurrezione, per concentrarsi su fatti come gli esorcismi che, seppur straordinari e non completamente risolti o capiti, hanno riscontri provati nella realtà.
Con Outcast lo sceneggiatore dimostra ancora una volta le sue grandi doti di narratore, affrontando il tema con una sorprendente originalità, con una trama che si concentra principalmente su Kyle e il suo essere una sorta di catalizzatore di entità demoniache.
Sebbene l’argomento delle possessioni non si possa certo definire originale, soprattutto in ambito cinematografico dove, a partire dal seminale L’esorcista di William Friedkin, gli sono state dedicate innumerevoli produzioni filmiche, bisogna ammettere che l’autore sembra voler affrontare il tema in maniera differente, provando a lasciare parzialmente in disparte il lato religioso della vicenda e concentrandosi maggiormente sulle conseguenze che le influenze demoniache hanno avuto sulle vite delle vittime.
Se con TWD Kirkman ha dato vita a un grande affresco corale, dove attorno al protagonista Rick ruotano ciclicamente nuovi personaggi che travalicano la figura di co-protagonisti, vista la grande importanza a loro data, con Outcast lo scrittore intraprende una nuova strada. Ai toni catastrofici e rumorosi e ai dialoghi fiume, si sostituiscono atmosfere cupe e silenziose, brevi scambi di battute che fanno percepire l’atmosfera malsana e opprimente che la serie trasmette già da questo primo numero.
Attraverso un abile uso dei flashback, l’autore riesce a condurre ed immergere il lettore sia nei drammatici eventi che hanno contraddistinto il passato di Kyle, sia nel suo turbolento presente, mantenendo sempre alta la tensione del racconto in entrambe le linee temporali.

La SaldaPress ha deciso di distribuire l’albo con lo stesso formato della versione da edicola di TWD: un brossurato in bianco e nero (a differenza dell’originale che è completamente a colori) di 72 pagine, simile agli albi Bonelli. Paul Azaceta, disegnatore regolare della serie, ha accettato di curare personalmente l’adattamento italiano della sua opera, ripulendo le tavole per poi rielaborarle attraverso l’inserimento di ombre e toni di grigio. Se la scelta possiede di certo una valenza commerciale tesa a favorire la riconoscibilità e un accomunamento alle altre produzioni da edicola di successo, bisogna però dire che, confrontando questa edizione con quella originale, la versione SaldaPress ne esce vincitrice.

Abbiamo parlato di:
Outcast #1 – Il reietto
Robert Kirkman, Paul Azaceta
Traduzione: Stefano Menchetti
SaldaPress, 2015
72 pagine, brossurato, bianco nero – € 1,00 il #1 – € 2,30 dal #2

