
L’azione (se così si può chiamare, trovandoci davanti all’albo di Ringo più riflessivo e disteso finora incontrato) si sposta lungo il Subappennino Toscano, nella provincia di Massa e Carrara. Tra gli splendidi borghi isolati lungo le valli e le imponenti e candide montagne, il gruppo di superstiti decide di prendersi una giornata di pausa in un villaggio disabitato a pochi passi da una vecchia cava di marmo. La loro sosta, che dà modo ai protagonisti di riflettere sui rapporti che li legano e sulle proprie ambizioni accantonate lungo la strada, come in ogni opera d’azione che si rispetti, non si rivela poi così innocua.
La storia che ci viene proposta, in netta antitesi con gli episodi che vedono Roberto Recchioni ai testi, si sofferma in maniera piuttosto efficace sulle problematiche dei singoli personaggi, dando un ruolo estremamente marginale alla fuga dai Corvi e dalla Jurich e proponendo l’elemento sorpresa e l’azione risolutiva solo nelle pagine finali.

Tema principale e sottile dell’albo è il rapporto che lega l’uomo, ma soprattutto i ragazzi, alle proprie ambizioni e, metaforicamente il ruolo che ha la società in tutto ciò. La sosta dei protagonisti diventa infatti un pretesto per creare un rapporto tra la condizione dei medesimi e l’attuale contesto in cui viviamo. I sogni dei giovani d’oggi, siano essi più o meno futili, vengono distrutti in un battito di ciglia grazie alle dinamiche che caratterizzano la nostra società e all’incapacità di quest’ultimi di scrollarsi di dosso la mentalità vittimista che li contraddistingue. Vittime e carnefici di se stesse, le nuove generazioni brancolano nel buio, si nascondono e, in maniera cinica, decidono di accantonare il proprio domani, nella stessa maniera in cui Ringo si decide a porre fine, seppur a malincuore, all’incantesimo e di ritornare alla triste realtà, dove lui e i tre orfani non hanno la possibilità di vivere un futuro così sereno, ma solo di sopravvivere come prede in attesa del cacciatore.
Bambini perduti. Anche i più vecchi tra noi. La fine dura solo un momento. L’attimo in cui abbassi la guardia. in cui sei impreparato. Se sopravvivi ti tocca il peggio: continuare a vivere. Perdendo pezzi di te stesso ogni giorno. Dimentichi chi eri, per sopportare quello che sei diventato.

Nell’albo c’è spazio anche per l’amore e per il triangolo che lega i tre ragazzini, argomento che viene ulteriormente approfondito durante l’arco della narrazione. Nuè, durante un dialogo con Seba asserisce:
Perché per lei noi siamo la stessa cosa.
a indicare quanto il sesso assuma connotazioni e sfumature diverse da individuo e individuo e quanto l’assenza di una famiglia reale crei legami differenti, in un certo senso insani. Così come Ringo si trova a disagio nel ruolo di padre adottivo, proprio perchè non riesce ad essere una figura protettiva, incoraggiante e comprensiva per i suoi giovani compagni, Rosa ha una visione confusa del concetto di famiglia nella quale Seba e Nuè sono al contempo amici, fratelli e amanti.
Un altro tassello interessante è dato dal legame tra Ringo e il disegno, escamotage che permette agli autori di giocare in maniera quasi metafumettistica con il loro stesso lavoro. Qui il volto rapito del protagonista mentre ammira le opere di street art nei ruderi abbandonati e mentre fruga nelle case alla ricerca di illustrazioni (in cui vengono citati alcuni street artist come Blu, Solo, Ericailcane), mostra al lettore cosa sia l’amore per l’arte.
Mentre viene trovato lo spazio più adatto per poter citare il medium fumetto e la stessa Sergio Bonelli Editore (“Secondo me era un fan di Tex!”), si ribadisce in poche semplici tavole l’assoluto bisogno del creativo di raggiungere il proprio intimo pezzetto di libertà grazie all’immaginazione e la capacità che hanno le opere artistiche di sopravvivere anche dopo la guerra, la distruzione e l’abbandono.
Se disegni su un muro è perché non ti piace quel muro…e vuoi trasformarlo in qualcos’altro.
Interessante anche la scelta di ambientare la trattazione di un tema così importante in Toscana settentrionale, da sempre luogo di tradizione scultorea artigianale, nei pressi delle cave di marmo dove veniva estratta la materia prima per le statue di artisti del calibro di Michelangelo e del Canova.

Particolarmente azzeccate alcune scelte riguardanti la struttura delle tavole: ne sono un esempio le sequenze in cui l’onomatopea KSSSSSSHHHHHH, vignetta dopo vignetta, scandisce le azioni quotidiane del gruppo, ricordando il continuo e disturbante scrosciare della pioggia, ma anche il rapido cambio di scenario nella stessa pagina in cui vengono proposte due scene di sesso in parallelo temporale tra Rosa e Seba e Rosa e Nuè, a ribadire l’ambiguità dell’episodio e il differente modo in qui ragazzi vedono la compagna.
Nel complesso Come pioggia si conferma un buon numero di Orfani: Ringo, presentando all’interno di una storia non così banale una serie di interessanti spunti di riflessione e intercettando una delle tematiche clou d’impatto per i lettori più giovani: il bisogno di credere nei propri sogni e la difficoltà di vivere in una società che lo rende quasi impossibile.
Abbiamo parlato di:
Orfani: Ringo #4 Come pioggia
Mauro Uzzeo, Alessio Avallone, Nicola Righi
Sergio Bonelli Editore – Marzo 2014
98 pagine, brossurato, colori – € 4,50









