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“Non dimenticarti di respirare!”, un viaggio alla ricerca di se stessi

14 Dicembre 2023
Francesca Da Sacco e il percorso di una persona in transizione in un racconto immerso nella mitologia cilena.
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9791280661067 0 536 0 75Sopraffatta dalle difficoltà, soprattutto emotive, legate alla transizione, Maqui decide di intraprendere un lungo viaggio verso il Sud America fino ad approdare all’isola di Chiloé, in cerca di sé stessa. Lungo questo viaggio incontra Abran, un ragazzo introverso, Perrito, un cane che ama abbaiare alle automobili, e diversi esseri che fanno parte della mitologia locale.

Il disagio – quella sensazione di incapacità a respirare che fornisce lo spunto per il titolo della graphic novel, la confusione e il cambiamento sono i temi portanti per il viaggio affrontato da Maqui in questa storia realizzata da Francesca Da Sacco. Il racconto, nonostante le oltre duecento tavole, in sé è esile e lineare: Maqui viaggia, confusa e spaventata dalla percezione della sua identità da parte degli altri e incontra una persona con cui instaura un legame, Abran. Nel mezzo si inseriscono alcuni elementi magici come la presenza degli spiriti di famiglia o altre creature mitologiche ispirate al folclore mapuche e cileno.
Più che succedere, le cose sembrano però capitare: i personaggi sono quasi completamente passivi davanti a una serie di piccoli eventi disseminati in un racconto per lo più introspettivo e con pochi avvenimenti.

Ci sono numerose intuizioni felici e le metafore seminate nel corso della lettura sono interessanti ed efficaci, ma al di là di una certa verbosità che può essere giustificata dalla scelta di portare avanti il racconto soprattutto esprimendo i pensieri di Maqui, su tutto pesa un eccessivo didascalismo. In buona parte, anche se togliessimo completamente i disegni, il continuo flusso di coscienza sarebbe più che sufficiente a sé stesso, rendendo di fatto la componente “fumetto” quasi superflua o comunque accessoria.
Le stesse metafore e riflessioni messe in campo dall’autrice finiscono in parte depotenziate da questo aspetto, perché ogni dettaglio emotivo, ogni spunto e ogni domanda viene costantemente esplicitata, spiegata e decifrata, lasciando al lettore poco spazio per elaborare autonomamente il tutto. Le sequenze dove l’equilibrio tra testo e immagine funzionano in maniera migliore sono quelle che vedono protagonista Abran – e sono difatti quelle dove viene meno la costante “voce fuoricampo” dei pensieri di Maqui – e la sue relazioni con il mondo soprannaturale.

5895b27f739c7f64447095b3d72ac474Interessante invece il metodo scelto dall’autrice per fornire la storia di “note”: sparsi lungo le tavole ci sono dei bigliettini, appunti redatti apparentemente da Maqui, in cui vengono spiegati elementi che appaiono nella tavola: una ricetta, un animale o persino una parola. L’effetto è generalmente gradevole ma qui e là aumenta il carico didascalico e addirittura in un caso diventa una pura ripetizione: quando viene spiegata la pratica del “minga”, con cui gli abitanti dell’isola di Chiloé spostano per intero le proprie case, le tavole successive mettono in mostra e spiegano esattamente lo stesso contenuto dell’appunto, con una ridondanza superflua.

La gabbia del racconto è molto libera, con il bianco che si prende parecchio spazio: numerose infatti sono le tavole dove una manciata di vignette e qualche immagine scontornata lasciano molti spazi vuoti. Se in alcune sequenze il bianco mantiene in qualche modo un’atmosfera onirica, diverse pagine lasciano una sensazione di vuoto e di inconcluso. Si alternano con una certa frequenza principalmente tre tipi di inquadratura: ci sono i campi medi che mostrano l’ambiente, ma molto più spesso il mare con i gabbiani in volo – e le immagini che riguardano il mare mettono in scena i risultati migliori del tratto dell’autrice; i dettagli, che focalizzano su oggetti, sguardi o mani; e i primi piani. L

o storytelling creato dalla composizione delle vignette lavora bene sulle atmosfere e su un ritmo generale che cerca soprattutto contemplazione e riflessione invece dell’azione. Il segno è semplice, essenziale e si avvicina a un gusto più vicino all’illustrazione per l’infanzia che non al canonico fumetto, con soluzioni espressive e sintetiche e personaggi dai tratti caricaturali.

Non dimenticarti di respirare! è una bella riflessione e una collezione di idee interessanti che però non trova la chiave per esplodere appieno il suo potenziale e che non riesce a maneggiare e a fare del tutto suo il linguaggio del fumetto, riuscendo ad afferrarlo solo in alcuni passaggi.

Abbiamo parlato di:
Non dimenticarti di respirare!
Francesca Da Sacco
Awe Edizioni, 2023
208 pagine, brossurato, bianco e nero – 22,00 €
ISBN: 9791280661067

 

Paolo Ferrara

Paolo Ferrara

Nato a Bologna, classe 1977, svolge diversi mestieri e frequenta corsi di fumetto, teatro, doppiaggio e un Master in Tecniche della Narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Insegna storytelling per varie realtà e associazioni e ha una cattedra di Storytelling per i Media presso IAAD Torino e Bologna.

Come freelance sceneggia (per cortometraggi, Mediaset, videogame per Tiny Bull Studios e qualche fumetto web), ha pubblicato opere di narrativa e narrativa per bambini ( Saga Edizioni, Epika Edizioni, La Strada di Babilonia, Delos Books, Milena Edizioni e Kalimat Group – editore degli Emirati Arabi Uniti- ).

Da più di 15 anni è conduttore e autore radio/podcast ( RadioOhm / SonoCoseSerie) e collabora come recensore e articolista per diverse riviste digitali e non (tra cui Lo Spazio Bianco).

È sceneggiatore della serie Chimere sull'app Jundo Comics e ha diversi progetti in arrivo in vari media: qualunque cosa pur di raccontare storie.

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