Marvel And Dc

Marvel e DC Comics perdono i diritti sulla parola “Supereroi”

10 Ottobre 2024
Il tribunale dell'USPTO ha cancellato i marchi registrati relativi alla parola "supereroe" detenuti da Marvel Comic e DC Comics.
Leggi in 3 minuti

Settembre 2024

Il 26 settembre 2024 una sentenza emessa da un tribunale dell’USPTO, l’ufficio responsabile della registrazione di brevetti e marchi negli Stati Uniti, ha annullato quattro marchi relativi alle espressioni “Super Hero” e “Super Heroes”, detenuti congiuntamente dalle note case editrici Marvel e DC Comics. Questo verdetto sancisce il passaggio di questi termini nel pubblico dominio, consentendo a qualsiasi autore di utilizzarli liberamente nelle proprie opere, senza rischio di sanzioni legali o violazioni di copyright.

Perché arriva ora questa decisione? La petizione di Richold ed i Superbabies

Screenshot 2024 08 11 133300

La vicenda è da ricondurre allo scorso maggio quando L’USPTO ha accolto una petizione presentata dal fumettista londinese Scott Richold, fondatore della casa editrice Superbabies. Richold aveva intrapreso questa azione legale dopo che la DC Comics aveva minacciato di citarlo in giudizio per la sua serie a fumetti Superbabies, incentrata su un gruppo di bambini con superpoteri, ritenendo che violasse i loro marchi.

Nella petizione, Richold sosteneva che “Super Hero” fosse una parola di uso comune, utilizzata quotidianamente da milioni di persone, e che quindi Marvel e DC Comics non potessero escludere altri autori dal suo impiego nelle loro storie. Aveva anche evidenziato come il termine “Super Hero” fosse già entrato nel linguaggio comune nel 1909, ben prima della fondazione delle due case editrici (DC Comics fu fondata nel 1934 e Marvel nel 1939).
Infine, Richold aveva argomentato che permettere a Marvel e DC Comics di detenere i diritti su termini generici come “Super Hero” e “Super Heroes” sarebbe stato equivalente a concedere loro un monopolio su un intero genere narrativo, profondamente radicato nella cultura pop occidentale.

Quando è stato registrato il marchio?

Facciamo un passo indietro. Il marchio “Super Hero” venne registrato per la prima volta nel 1967, nel settore dei costumi e delle maschere per travestimenti, quando Marvel e DC Comics si unirono per affrontare insieme la questione. Nessuna delle due case editrici poteva dimostrare di essere l’unica creatrice del termine “supereroe”, ma riuscirono a ottenere la registrazione dimostrando che, quando i consumatori leggevano la parola “supereroe”, la associavano immediatamente a uno dei loro personaggi. L’idea che un prodotto commercializzato con il nome “supereroe” venisse percepito come collegato a Marvel o DC Comics fu quindi considerata ragionevole.
Prima della recente sentenza dell’USPTO del 26 settembre, Marvel e DC avevano utilizzato questi marchi per bloccare decine di tentativi di registrazione di altri marchi legati ai supereroi. Il primo dei quattro marchi ora cancellati, “Super Hero”, era stato registrato nel 1967 e originariamente apparteneva alla Ben Cooper LTD, un’azienda specializzata in costumi di Halloween; fu acquisito congiuntamente da Marvel e DC Comics nel 1979. Gli altri tre marchi, denominati “Super Heroes” e relativi a tre categorie di prodotti diverse (giocattoli, magliette e riviste), furono registrati rispettivamente nel 1980, 1981 e 2009.

I guadagni di Marvel e DC derivati dall’industria cinematografica

Sebbene i supereroi fossero già popolari prima che Marvel e DC Comics iniziassero le loro pubblicazioni rispettivamente negli anni 1939 e 1934, la loro presenza nella cultura di massa, favorita dalla collaborazione tra l’industria fumettistica e quella cinematografica in particolare a partire dagli anni ’80, ha attraversato fasi di grande notorietà. Negli ultimi 20 anni si è avviata una vera e propria “epoca d’oro”, non tanto grazie ai fumetti quanto allo sviluppo dei rispettivi cinematic universe.
Marvel e DC, integrate rispettivamente nei colossi Disney e Warner Bros, hanno creato serie di film interconnessi basati sui loro personaggi più iconici, attirando milioni di spettatori nelle sale cinematografiche. Questo modello si è rivelato estremamente redditizio, soprattutto per Marvel, con il Marvel Cinematic Universe (MCU) che ha generato circa 30 miliardi di dollari d’incassi, con una media di quasi 2 miliardi per film.
Negli ultimi anni, l’interesse verso i film di supereroi è leggermente calato, ma la liberalizzazione del termine “supereroe” potrebbe favorire la crescita di produzioni più piccole. In ambito televisivo, soprattutto su Amazon Prime Video, due serie si sono distinte per la loro reinterpretazione più oscura del concetto di supereroe: l’animata Invincible e la live action The Boys.

Come si è conclusa la vicenda

In seguito alla petizione promossa da Richold e la sua successiva approvazione da parte del tribunale, Marvel e DC Comics avrebbero dovuto rispondere alle contestazioni legali avanzate da Scott Richold entro il 24 luglio, ma non lo hanno fatto. Di conseguenza, l’USPTO ha deciso di cancellare i marchi relativi ai termini “Super Hero” e “Super Heroes”. Adam Adler, avvocato di Richold, ha definito la sentenza «una vittoria non solo per il nostro cliente, ma anche per la creatività e l’innovazione».

La decisione di Marvel e DC di rinunciare ai diritti esclusivi sulla parola “supereroi” segna un cambiamento significativo. È difficile dire con certezza quale impatto avrà sui guadagni delle due aziende, ma potrebbe rappresentare un’opportunità interessante per l’intera industria del fumetto. Permetterà infatti agli autori indipendenti di esplorare il genere dei supereroi con maggiore libertà creativa, senza doversi preoccupare di eventuali restrizioni legali o costi aggiuntivi legati all’uso del termine. Questa mossa potrebbe dare vita a una nuova ondata di narrazioni originali, portando freschezza in un genere spesso dominato dalle grandi case editrici. Tuttavia, è lecito chiedersi anche se Marvel e DC abbiano valutato a fondo le possibili ripercussioni a lungo termine, specialmente in termini di riconoscibilità e controllo del loro marchio distintivo.

FONTI CITATE:

 

Maria Concetta Amato

Maria Concetta Amato

Nata nel 2000 a Palermo, ha sempre coltivato una grande passione per la letteratura e la scrittura. Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Classiche nel 2022, ha deciso di spingermi oltre i confini della tradizione, trasferendosi a Genova per immergersi nel mondo dell’editoria moderna. È lì che ho completato il suo percorso magistrale in Informazione ed Editoria, presentando una tesi intitolata Il Mercato del Fumetto Italiano: Analisi e Prospettive, una riflessione su un settore in continua evoluzione che non smette mai di affascinarla. Ama leggere, scrivere e perdersi nelle storie delle serie TV, ma ciò che più la appassiona è condividere queste riflessioni online. Il suo sogno è lavorare in una casa editrice, idealmente specializzata in fumetti, dove poter contribuire alla nascita e alla diffusione di nuove storie capaci di emozionare e sorprendere. Il suo obiettivo è trasformare la passione in un mestiere e contribuire a rendere il mondo dell’editoria un po’ più magico.

Commenta:

Your email address will not be published.

Social Network