
Il lettore è comunque lasciato libero di interpretare secondo la propria sensibilità gli eventi ricostruendo, con il filtro dalla propria immaginazione, questo complesso legame perennemente in bilico tra affetto e rancore. Ad accompagnarli in questo viaggio fantastico e misterioso abbiamo un corvo, figura presente in ogni dipinto, animale associato all’intelligenza e alla saggezza che diventa simbolo della maturità e di un mondo adulto che fa capolino, minaccioso, nella vita spensierata dei due giovani. Il rapporto fra i due ragazzi poggia infatti sulla differenza di età rimarcata, oltre che dalla diversa statura, da un abbigliamento più spigliato e colorato per il fratello piccolo e più formale e austero per il maggiore.
D’altronde è proprio a causa di quest’attribuzione di ruoli che il più piccolo, di cui l’autore adotta il punto di vista, finirà per trasfigurare il proprio mondo giocoso e colorato in qualcosa di sinistro e oscuro. Perché le regole che il fratello maggiore gli sussurra all’orecchio, una volta disattese, danno forma a incubi che hanno le fattezze di creature mostruose. Stiamo parlando di uno stato di coscienza ancora infantile che scorge connessioni laddove per un adulto non ne esistono, un mondo spaventoso e magico dove è labile il divario tra benigno e maligno. Un mondo permeato di animismo, in cui il bambino attribuisce una volontà e dei sentimenti a tutto quanto lo circonda, anche agli oggetti inanimati. Succede dunque che un semplice attrito tra fratelli trasformi un colorato paesaggio estivo in una desolata zona di guerra.

Indubbiamente le regole dell’estate di Shaun Tan richiama alla memoria Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak, anche lì l’opera si chiude con il ritorno del protagonista al sicuro della sua cameretta. Ma mentre i mostri di Sendak sono manifestazioni autentiche di una conflittualità interiore che coinvolge il solo piccolo Max, Shaun Tan amplia il discorso, almeno superficialmente, a una fratellanza che di questo universo infantile e immaginifico fa terreno comune.
Ovviamente uno sguardo più approfondito svela come la corretta chiave di lettura sia quella che attribuisce alla figura del fratello maggiore il ruolo che nell’opera di Sendak era della madre. Sia Sendak che Tan scelgono infatti di non raffigurare gli adulti, ma mentre il primo lascia intendere la presenza della madre usandola come voce fuori campo e testimoniandone la presenza con la zuppa calda preparata per il figlio, in Le regole dell’estate non si accenna in alcun modo a dei genitori. Così facendo, le loro veci passano al fratello maggiore. Solo nel finale, Tan gli permette di vestire i panni dell’eroe, consentendogli di svolgere le funzioni di genitore nel solo modo che eviti di generare ostilità, anzi permettendogli di diventare agli occhi dell’altro mentore ed esempio da seguire.
È in fondo un modo diverso di rappresentare lo stesso percorso di formazione che arriva, inevitabilmente, alle medesima risoluzione: laddove i protagonisti rinunciano ai propri “mostri” è solo in virtù di un affetto (per la madre in Sendak, per il fratello in Tan), che resta l’unico rimedio all’unico vero mostro dell’infanzia: la solitudine, il terrore di restare soli. Ecco dunque che la regola dell’estate più importante è forse proprio quella che recita “Sapere sempre come tornare a casa“, dove per casa non si intendono ovviamente le mura domestiche, ma il rifugio sicuro di un legame di sangue, qualcosa che non possa essere cancellato dalla rabbia di chi brama la libertà di fare quello che vuole. Perché la rabbia passa, ed è così che scopriamo che è bello persino arrabbiarsi se abbiamo qualcuno disposto, per amore, a perdonarci.
Lo stile pittorico di Shaun Tan, che si serve di pennellate energiche e visibili, dà consistenza materica al colore, raffigurando un mondo onirico dai forti risvolti allegorici. Colori e luci diventano elementi indispensabili per trasmettere lo stato emotivo dei suoi personaggi, giocando con i continui contrasti tra toni caldi e freddi: si veda il calore della stanzetta dove guardano la tv insieme che si contrappone al gelido paesaggio invernale in cui un corvo, solitario, raccoglie una corona ricoperta di neve. Come ne L’approdo Tan si serve infatti di una tavolozza funzionale al mondo che vuole rappresentare non nei termini di resa realistica, ma piuttosto di resa emozionale.
E l’obiettivo è ancora una volta raggiunto: le sue tavole hanno il fascino di certe fiabe, quelle capaci di fermare il tempo regalando emozioni che trascendono le generazioni, segnando l’immaginario di adulti e bambini e facendo di ogni luogo e di ogni situazione, anche la più banale, un portale verso un mondo fatto di poesia e magia. Ed è bello perdersi in questo mondo e lasciare, una volta ancora, il corvo fuori a guardarci dalla finestra. Come bambini, come fratelli. Ancora, magari per poco, spensierati e felici.
Abbiamo parlato di:
Le regole dell’estate
Shaun Tan
Traduzione di Omar Martini
Tunué, Giugno 2023
48 pagine, rilegato, colori – 17,50 €
ISBN: 9788867904761

