Heavy Metal, un ritorno inaspettato

Heavy Metal, un ritorno inaspettato
Torna nelle edicole con Sprea Editori la storica rivista avanguardistica "Heavy Metal" in versione italiana. E le sorprese non sono poche.

heavy metal 1In un periodo così difficile per l’editoria italiana è sempre un piccolo miracolo l’uscita di una nuova testata, soprattutto da parte di una casa editrice finora esterna al mercato fumettistico. Ancora di più se si tratta di una rivista antologica appartenente a una grande tradizione nostrana – ormai morta e sepolta – che ha visto affollare le edicole fino alla fine degli anni Novanta del secolo scorso con indimenticabili magazine come L’, , Torpedo, Corto Maltese e, ovviamente, Metal Hurlánt.

costituisce sia un’opportunità che un atto di fiducia nei lettori (specie in quelli nostalgici, vedremo poi perché) da parte di Sprea Editori, che ha inaugurato la sua linea di comics proprio con questa versione italiana della celebre rivista americana nata nel 1977 grazie all’acume di Leonard Mogel (editor della National Lampoon) che volle portare in America i fumetti della francese Metal Hurlánt, creata da Philippe Druillet e Mœbius.
Al timone della testata ritroviamo due professionisti di lunga esperienza e solida competenza come e , i quali hanno dato una direzione editoriale interessante, di certo non facile da impostare e soprattutto da mantenere, fornendo ai lettori un particolare filo conduttore che lega tra loro fumetti e articoli in sommario. Gli intenti dei due co-direttori sono chiari fin dall’editoriale, ovvero una lettura critica e concettuale su dove il progresso e la tecnologia potrebbero portare l’umanità alla luce sia della sua natura sia dei suoi vizi e virtù.

Chi si aspettava un’impronta più marcata di fantascienza sperimentale e cyberpunk rimarrà deluso, o forse semplicemente spiazzato, perché la scelta di Brolli & Coniglio è quella di non ripetere pedissequamente quanto già fatto da altri, ma percorrere una propria strada per affrontare, tra fumetti e dossier, una pluralità di argomenti dove futuro e presente si sovrappongono, “cercando delle chiavi interpretative di un mondo in divenire, in perenne trasformazione” non solo tecnologica, ma anche sociale, politica e di costume.
In questo senso, si profila come una rivista politica senza bandiere, con temi scelti per “capire il presente guardando al futuro” puntando apparentemente su una fascia di lettori adulti in possesso di un rilevante background culturale. Un carattere distintivo con una nota nostalgica (presente fin dalla copertina fantascientifica retrò, dalle linee grafiche anni ’80), che si evincono dalla scelta degli argomenti per gli articoli di approfondimento: in alcuni casi si tratta di contenuti datati (e anche introvabili), riproposti con l’obiettivo di fornire nuovi spunti di riflessione, come l’ intervista a J.R.R. Tolkien realizzata nel 1964 o quella a Tinto Brass sul suo cinema, le influenze e l’erotismo, rivelando come i fumetti di Metal Hurlant fossero alla base della sua idea di immagine a colori (vedi ad esempio “Snack Bar Budapest”).
L’attualità è garantita da un articolo sulla guerra nucleare di Fabio Mini al quale si aggiunge un dossier a capitoli sull’era Heavy Metal dal ’77 all’81 firmato da , preciso ed esauriente. Il sommario ci regala anche un‘ulteriore chicca, costituita da un racconto inedito di Robert Silverberg.

Per quanto riguarda i fumetti (otto storie brevi in totale), c’è una stretta attinenza tra loro e gli argomenti editoriali in scaletta, con un risultato grafico di effetto senza però essere “epocali” o di avanguardia a livello concettuale come successe negli anni Settanta. I primi due episodi rimandano per certi versi a un’estetica cyberpunk attualizzata in chiave contemporanea e transumana: uno è realizzato da Wyatt Kennedy e Luana Vecchio (“Something for your M.I.N.D.”) e l’altro da Peach Momoko (“Confessa”), quest’ultimo graficamente originale nonché pervaso da un misticismo inquietante di stampo orientale. Nostalgica invece la storia “Breve incontro” del bravo che omaggia l’arte di Moebius e che, insieme al romantico (quanto ermetico) “The Key” di , si lega contestualmente all’articolo su Brass. Correlati al dossier sulla guerra sono invece “Dafina” di Lopez e Aguado, che propone un’apologia filosofica antibellica composta da citazioni di opere di vari autori (come Kenko, Melville e Jodorowski) rischiando di cadere nel mero esercizio di stile, salvato però da un lavoro grafico minimalista e personale molto interessante. Ben più drammatico ed esistenzialista “La Casa da Tè”, sempre di Lopez ma con disegni di Lem i cui toni ricordano quelli di José Muñoz e danno particolare spessore a una storia fulminante sulle vittime di guerra, la loro memoria e la legge del contrappasso.
Chiudono il sommario due storie di riempimento che rappresentano la quota fantasy dell’albo: “Familiaris” di Reppion e Hitchcock è un racconto gotico-medioevale interessante per disegni, ambientazione (l’inquisizione inglese nel 1600) e soprattutto per il ribaltamento della prospettiva del lettore; “String Theory” di Orlando e Botstelman è costituito da un segmento narrativo senza inizio né conclusione, che insegue i toni e l’estetica della Casta dei Metabaroni di e Juan Giménez.

Il bilancio di questo numero è sicuramente positivo, dato dalla somma degli addendi di fumetti e articoli che offrono sia un approfondimento politematico, sia un intrattenimento di livello medio alto che, nel loro insieme, risulta interessante e promettente.

Abbiamo parlato di:
Heavy Metal n.1
Autori vari
Traduzioni di Alessandro Bottero, Daniele Brilli, Alessandra di Luzio
Sprea Comics 2022
128 pagine, brossurato, colori – 6,90 €
ISBN: 788862670999

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