First Issue #35: torna Grant Morrison con “The Green Lantern”

First Issue #35: torna Grant Morrison con “The Green Lantern”
Arriva finalmente sugli scaffali la miniserie di Grant Morrison e Liam Sharp dedicata ad Hal Jordan, insieme al debutto della saga “Justice League/Aquaman – Drowned Earth”, alla nuova serie regolare di James Bond e a tante altre novità.

Ogni mercoledì in USA esce quasi un centinaio di albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questa puntata ci occupiamo di alcune delle novità uscite mercoledì 31 ottobre e 7 novembre.

First-Issue_First Issue

Continua la serie dei nuovi What If? nella Casa delle Idee e stavolta Federico Beghin ci parla di cosa sarebbe successo se Magik fosse diventata la maga suprema dell’universo Marvel.

What if Magik became sorcerer supreme

What-If-Magik-1_First Issue Nel corso del 2018, Marvel Comics ha  deciso di dare nuova linfa al concetto di What if?, pubblicando una serie di albi one-shot dedicati ad alcuni personaggi. È toccato anche a Illyana Rasputin, la sorella di Colosso, affidata alla tastiera di Leah Williams e alle matite di Filipe Andrade. E se Magik, dopo un periodo di addestramento, raccogliesse l’eredità del Dottor Strange e si fregiasse del titolo di Stregone Supremo?
La possibilità viene esplorata in questo capitolo disegnato con un tratto graffiante e sporco, reso più efficace da fitti tratteggi e ombreggiature, capace di mettere in risalto il lato oscuro della giovane mutante cresciuta nel Limbo, le cui caratteristiche fondamentali vengono rispettate dal racconto. Attraverso le tante vignette distribuite con alternanza di soluzioni nelle tavole, osserviamo i miglioramenti della protagonista nel controllo delle arti mistiche e l’evoluzione del suo rapporto con il mentore, scandita da dialoghi semplici e scorrevoli.
La sceneggiatrice e il disegnatore scelgono di mettere in evidenza i peculiari poteri dei personaggi, giocando con la prospettiva e con la struttura della gabbia, che assume forme geometriche armoniose quando sono attive le forze sovrannaturali. Chris O’Halloran distribuisce i colori tenendo conto degli stati d’animo di Illyana, caricando di toni scuri le sequenze drammatiche e optando per tinte pastello nei momenti più spensierati ed edificanti. Il risultato è un fumetto interessante che, attraverso un percorso di redenzione e riscatto, prende in esame uno scenario non così remoto per l’universo Marvel, almeno nell’esito, dato che la continuity di Magik comprende eventi ben diversi da quelli narrati in questo What if?.

Di seguito, le copertine delle altre novità Marvel.

Attesa da numerosi appassionati, arriva finalmente la miniserie dedicata ad Hal Jordan firmata da Grant Morrison e Liam Sharp. Ha letto per noi The Green Lantern #1 Simone Rastelli.

The Green Lantern #1

The-Green-Lantern-1_First Issue L’atteso debutto del Green Lantern di Grant Morrison, affiancato da Liam Sharp ai disegni e da Steve Oliff ai colori, si presenta con una struttura in due parti, ciascuna divisa in due sequenze, più un cliffhanger conclusivo. Dominante assoluta del racconto è la sua magniloquenza visuale, che si esprime in vignette e tavole dense di  dettagli, scontri fra alieni, interni di astronavi e visioni cosmiche che cattura lo sguardo. Questa catena di immagini fiammeggianti trova una pausa all’inizio della seconda parte, allorché entra in scena Hal Jordan, che scopriamo tentare di condurre senza troppo successo una vita ordinaria sulla Terra. Sebbene nella fase promozionale Morrison avesse indicato un approccio focalizzato sul mistery e una gestione basata su casi autonomi con debole trama orizzontale, questo primo albo mette immediatamente il lettore di fronte all’immensità dello scenario nel quale agiscono le Lanterne Verdi e, come promessa o provocazione all’appassionato, al centro di questo primo caso viene mostrato niente di meno che il simbolo del Dr. Manhattan. In sostanza, siamo ben lontani dal minimalismo annunciato e sembra che Morrison intenda comunque affrontare il rapporto fra l’universo di Watchmen e quello DC.
Alla spettacolarità delle immagini fa da contrappeso, per almeno tre quarti dell’albo, un trattamento ironico degli eventi, basti pensare che lo scontro che domina la sequenza iniziale è risolto in un eccesso di muco nasale e il tono dei dialoghi è al limite della commedia. Questi due registri restano sostanzialmente giustapposti senza interagire, cosicché invece di guadagnare in sfumature espressive, la messa in scena finisce per risultare virtuosistica, nel senso che la qualità formale delle sue componenti resta fine a sé stessa.
Ricchezza di dettagli e densità dei dialoghi si rafforzano solo nel rallentare la lettura, ma se per le immagini può giocare la tentazione di distinguere ogni dettaglio, per i dialoghi pesa solo la quantità di parole. Questa debolezza è particolarmente evidente nella parte dedicata alla presentazione di Hal Jordan, che passa dallo stato di disadattato a quello di agente galattico reintegrato con tutti gli onori. Il tono dimesso risulta in una uniforme piattezza emotiva, poiché, ad esempio, non valorizza il suo senso di disorientamento umano né il momento centrale di saluto al collega/amico Chriselon, che risulta privo di pathos.
In conclusione, il debutto di questa serie in dodici numeri promette non solo spettacolarità e un sontuoso movimento fra orizzonti cosmici e panorami immaginifici, ma anche il rischio di un manierismo che si accontenta di riproporre con grande stile percorsi già visti e restare alla superficie delle cose.

Debutto anche per l’evento Drowned Earth che vede coinvolti la Justice League e Aquaman: ce ne parla Marco Marotta.

Justice League/Aquaman: Drowned Earth #1

Justice-League-Aquaman-Drowned-Earth-Special-1_First Issue Dopo i prologhi visti nelle scorse settimane su Justice League e Aquaman, inizia ufficialmente Drowned Earth, il crossover tra le due testate che vede i più grandi eroi del mondo tentare di contrastare l’assalto delle divinità marine di altri mondi, intenzionate ad annegare la Terra e tramutare tutti i suoi abitanti in grottesche creature acquatiche.
Architetto dell’evento è James Tynion IV, che solo il mese scorso abbiamo visto alle redini di un altro crossover di casa DC, The Witching Hour.
Se fosse un film, Drowned Earth sarebbe il classico blockbuster hollywoodiano. Si tratta quindi di una storia assolutamente fracassona, che non ha velleità di offrire una sceneggiatura particolarmente ragionata o di soffermarsi sull’approfondimento psicologico dei personaggi (i quali, tanto gli eroi quanto i cattivi, appaiono anzi abbastanza affettati a livello di caratterizzazione) e che trova la sua ragion d’essere nella drammaticità della narrazione e nella spettacolarizzazione dell’azione.
Letto sotto quest’ottica di divertissement puro e semplice, l’albo fa il suo dovere, riuscendo a intrattenere con le sue sequenze adrenaliniche e il gusto per la spettacolarità. Tuttavia, approcciandosi con occhio più critico, appaiono evidenti anche tutti i suoi difetti. L’abusato espediente narrativo dell’invasione aliena viene qui riproposto con qualche piccola variazione di forma ma sostanzialmente seguendo paradigmi triti e prevedibili. Inoltre Tynion tende a voler mettere troppa carne al fuoco fin da subito e questo, sommandosi a dialoghi fin troppo logorroici (problematica che in effetti si ritrova in molte opere dell’autore), risulta spesso in passaggi tediosi e confusionari.
Di tutto rispetto i disegno di Howard Porter che, oltre a convincere grazie a un tratto definito e particolareggiato, trasmettono con efficacia il dinamismo delle concitate scene d’azione imbastite dallo sceneggiatore e riescono a regalare alcuni scorci davvero suggestivi.

Novità anche in casa Vertigo con Hex Wives #1 che ha letto per noi Simone Rastelli.

Hex Wives #1

Hex-Wives-1_First Issue Hex Wives – serie firmata da Ben Blacker (testi), Mirka Andolfo (disegni) e Marissa Louise (colori) –  debutta con un’efficace presentazione dello scenario. Al centro della vicenda la lotta attraverso i secoli fra una famiglia di cacciatori di streghe (maschi e maschilisti) e un terzetto di streghe. Generazione dopo generazione, i maschi si tramandano la missione, mentre le streghe rinascono. Inizialmente inconsapevoli, queste scoprono la propria natura “incontrando il diavolo” e si ritrovano, rinnovando I loro legami. Finalmente, agli inizi del XX secolo, un rampollo della famiglia di cacciatori (Aaron) trova il modo di rompere l’eterno ritorno delle streghe.
Il racconto è diviso in due parti, incernierate da una scena che ci rivela Aaron come voce narrante. La prima parte mostra le lotte sanguinarie fra cacciatori e streghe attraverso i secoli attraverso vari casi, evidenziando la ciclicità degli eventi, la ripetizione delle relazioni fra i personaggi e trasmettendo il senso della loro ineluttabilità. La seconda parte, con quella che è di fatto un’unica sequenza dal ritmo lentissimo, mostra l’effetto della nuova tattica dei cacciatori sulle streghe potenziali.
Il rischio principale per Hex Wives, che emerge chiaramente da questo primo albo, è il didascalismo, che deriva da una semplificazione tematica e da una caratterizzazione dei personaggi meramente funzionale e senza personalità e ridurrebbe la vicenda a una lotta di buoni contro cattivi (femmine perseguitate contro maschi prevaricatori), tutti delineati con tratti grossolani; lotta della quale non è ben chiarita la dimensione privata o meno.
L’efficacia complessiva del racconto deriva dalla modalità di presentazione delle streghe, mostrate sì come oggetto di persecuzione, ma anche pronte a utilizzare con estrema disinvoltura la violenza contro gli esseri  umani. Poiché Blacker e Andolfo presentano lo scenario storico accompagnato dalla voce narrante dei cacciatori  di streghe, il risultato è che tutto viene avvolto da un senso  di ambiguità, per il quale non è dato sapere se siamo di fronte a ciò che è accaduto o alla loro percezione e deformazione strumentale. La seconda parte, inoltre, presenta un gruppo femminile totalmente assoggettato ai bisogni maschili, privo di autoconsapevolezza e autocoscienza, che crea un’atmosfera inquietante perché appare un salto indietro agli anni ’50 del secolo scorso (e proiezione della visione del mondo dei cacciatori di streghe).
Dal punto di vista visuale, abbiamo una resa poco efficace dei movimenti dei personaggi, dagli scontri fra streghe e cacciatori nella prima parte ad Aaron che scaglia la spada sul tavolo nella scena cerniera fra le due sezioni. Pur scontando alcuni momenti nei quali il tono drammatico è indebolito da un tratto quasi caricaturale – ad esempio la scena nella quale compare Aaron o gli scontri segnati da espressioni ghignanti delle streghe – la Andolfo fornisce comunque i personaggi di una buona recitazione, che si esprime soprattutto nella mimica dei volti, quindi nella capacità di esprimere le sfumature delle emozioni. La distanza dal realismo, inoltre, accentua le sfumature di ambiguità e di disagio, soprattutto nella seconda parte.
In definitiva, quello di Hex Wives si segnala come il più promettente dei debutti in casa Vertigo di questi mesi.

Di seguito, le copertine delle altre novità DC Comics.

Federico Beghin ci parla della nuova miniserie scritta da Keith Giffen per Image Comics.

Auntie Agatha's home for wayward rabbits #1

Auntie-Agathas-Home-For-Wayward-Rabbits-1_First Issue Dialoghi ridondanti e nevrotici al punto da sfiancare il lettore e da rallentare eccessivamente il ritmo, personaggi petulanti, una trama secondaria accattivante ma, per ora, decisamente indipendente e un filone principale incapace di catturare l’attenzione: sono questi gli elementi che, conclusa le lettura del primo capitolo di Auntie Agatha’s home for wayward rabbits, fanno desistere dall’idea di continuare per altri cinque albi l’avventura in compagnia di Julie e di sua zia Agatha.
Sebbene giri a vuoto, la prima parte del racconto riesce a strappare un sorriso quando il coniglio Sawyer, uno degli animali antropomorfi che abitano l’utopica pensione, inizia una battaglia per ottenere una dieta variata, arrivando a una scoperta che suona come una frecciatina più ironica che aggressiva alla produzione industriale di cibo per i nostri amici a quattro zampe.
Il tentativo di risollevare la sceneggiatura poco ispirata di Keith Giffen va ascritto a Benjamin Roman che, con tratto cartoonesco attentamente assecondato dalla colorazione sobria di Bryan Valenza e Beyond Colorlab, è abile a disegnare l’ambientazione quasi fiabesca e a caratterizzare visivamente i comprimari, paradossalmente più incisivi nell’impatto visivo rispetto ai protagonisti. Anche se non mancano le inquadrature ardite e le vignette di grandi dimensioni la scansione delle tavole si assesta lungo i binari dell’ordinario, senza dare quel quid in più a una storia che potrebbe fare della bizzarria il proprio punto di forza, qualora questa fosse offerta agli occhi con soluzioni artistiche originali.

David Padovani ci parla invece di Outer Darkness #1

Outer Darkness #1

Outer-Darkness-01_First Issue Provate a immaginarvi una serie di Star Trek – più specificatamente Deep Space 9 o The Next Generation -, aggiungetevi un tocco horror – per dire, Alien – e miscelate il tutto assieme al tipico modo bislacco e accattivante di sceneggiare di John Layman, l’ideatore di Chew, per chi non lo conoscesse.
Il risultato è Outer Darkness, la nuova serie di stampo fantascientifico Image che strizza l’occhio alla space opera e ai racconti con protagonisti una nave spaziale e il suo equipaggio.
In questo primo numero facciamo conoscenza con una galassia piena di misteriose entità ectoplasmatiche, astronavi alimentate con motori demoniaci e una serie di personaggi di varie razze aliene che contornano quello che si delinea essere il protagonista della storia, il capitano spaziale Joshua Rigg, comandante dell’astronave Charon e di una ciurma che dire disfunzionale, è dire poco.
Layman, in questo esordio, mette in campo molte pedine della storia, ci spiega il contesto, ci fa capire che c’è un mistero che sottende alla storia, ma soprattutto dà l’impressione di avere pensato a un intero universo per questo nuovo fumetto, da esplorare numero dopo numero.
La trama scorre veloce, densa e ricca di colpi di scena; la narrazione rifugge la diluizione e i dialoghi sono realistici, efficaci e mai ridondanti: un avvio promettente per un fumetto.
Alla riuscita contribuiscono sicuramente anche i disegni di Afu Chan – creatore della serie insieme allo sceneggiatore – il cui stile a metà tra il realistico e il cartoonesco è del tutto adatto a trasporre in immagini la sceneggiatura. Colpiscono il design delle astronavi, delle uniformi e le tante fattezze delle razze aliene.
Colpisce ancora di più il particolare layout delle tavole, tutte strutturate con vignette orizzontali, una per ogni striscia: una griglia particolare ma molto efficace e chiara.

Di seguito, le copertine delle altre novità Image Comics.

Editori indie

Marco Marotta ha letto per noi il debutto della serie regolare dedicata a James Bond dalla .

James Bond: 007 #1

James-Bond-1_First Issue Accantonando momentaneamente il modello delle miniserie, che ha caratterizzato le avventure a fumetti della spia britannica per eccellenza negli ultimi anni, Dynamite ha deciso di lanciare sul mercato quella che si propone di essere una vera e propria serie regolare incentrata sul personaggio creato da Ian Fleming. A curarne i testi è Greg Pak, autore conosciuto soprattutto per i suoi lavori in Marvel e DC, affiancato ai disegni da Marc Laming.
Nello stendere la sceneggiatura Pak ha deciso di giocare sul sicuro, imbastendo un plot estremamente canonico e che chiama in causa molti dei topoi tipici delle storie bondiane a cui i fan sono abituati. Nondimeno lo fa con uno stile immediato e accattivante, grazie soprattutto a dialoghi essenziali ed incisivi che favoriscono la scorrevolezza della lettura. Non manca poi una strizzata d’occhio agli appassionati, con la comparsa di uno dei personaggi più iconici del canone bondiano, qui riproposto in un’interessante veste che ne ribalta una delle caratteristiche distintive.
I disegni presentano un tratto sobrio, che non si lascia andare a manierismi, ma perdono un po’ di efficacia nelle scene d’azione, che appaiono poco dinamiche e penalizzate da uno storytelling a volte confusionario.

Siamo giunti alla conclusione della puntata. L’appuntamento è tra due settimane, mercoledì 28 novembre con First Issue #36.
Stay tuned!

[Un ringraziamento al nostro Paolo Garrone, che cura la gallery delle cover su Facebook per ogni puntata di First Issue.]

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