Il 22 ottobre 2025, alla libreria Mondadori di Piazza Duomo, a Milano, Sio ha presentato al pubblico il volume Evviva, che bello! Scarlatto, la raccolta annuale dei suoi fumetti autoconclusivi di una pagina ciascuno targata Gigaciao. A margine dell’evento, al quale sono accorsi numerosi bambini dall’entusiasmo debordante per Sio, abbiamo intervistato l’autore.

Ciao, Sio, e grazie per il tuo tempo e bentornato su Lo Spazio Bianco. Gli Evviva, che bello! e lo Scottecs Gigazine sono due realtà complementari per canali di vendita e obiettivi. È corretto dire che attualmente costituiscono un po’ le due anime principali della tua carriera?
Di una parte della mia carriera, sicuramente sì, nel senso che la mia attività fumettistica è costituita soprattutto dalle strisce, che alcune volte inserisco anche nel Gigazine; la rivista però preferisco usarla per sperimentare con storie più lunghe o più assurde.
L’Evviva che bello!, invece, per me è proprio un esercizio quotidiano, come svegliarmi la mattina e fare mezz’ora di corsa, ma in questo caso si tratta di un esercizio mentale nel cercare di scrivere tante strisce.
Per me non è neanche fondamentale che questi fumetti vadano poi sull’Evviva che bello!, l’importante è proprio l’attività della scrittura perché mi piace scrivere, voglio allenarmi costantemente a scrivere e farlo con fumetti di una singola pagina è la cosa che negli ultimi nove anni a quanto pare mi è piaciuta di più.

Sembra ieri, ma sei ormai sulla scena da tanti anni e il tuo lavoro continua a riscontrare il favore del pubblico, soprattutto dei bambini: quanto è importante coltivare questa fascia di lettori, per te? Senti una sorta di responsabilità nel parlare a loro con i tuoi contenuti?
Sempre! Chiaramente quando non avevo un pubblico non sentivo nessuna responsabilità, ma dal minuto zero in cui qualcuno ha iniziato a leggere i miei fumetti ho cercato di mettere più consapevolezza in quello che scrivevo: per esempio non uso più le parolacce, cerco di parlare di cose che mi stanno a cuore e faccio molta più attenzione a dei temi specifici. Per me è importantissimo anche portare avanti dei temi femministi e parlare di questioni di genere e ritengo che siano cose di cui si può e si deve parlare con i bambini e le bambine: secondo me è sia importante che bello. Quindi sì, sento la responsabilità ma è anche bello avere questa opportunità.

Hai toccato un argomento che riguarda in effetti la prossima domanda: le tue opere sono leggere e prettamente comiche, ma da qualche anno non rinunci a veicolare anche argomenti più seri, facendo trasparire la tua opinione su fatti di natura sociale, trovando qualche disappunto tra i tuoi follower. Rivendichi in qualche modo il fatto che l’artista abbia anche questo ruolo?
Se non ha questo ruolo non so che cosa faccia l’artista, la persona che scrive, che disegna, che crea opere d’arte. Io faccio fumetti – e a volte video – su questi temi perché viviamo in un mondo che ha una serie di problematiche e secondo me è giusto che vengano affrontate, se me la sento. Perciò parlo sia dei cani carini che incontro per strada sia del fatto che non è più possibile insegnare l’educazione sessuale e affettiva alle elementari e alle medie mentre l’età del primo rapporto è 12 anni, come ho fatto in un fumetto che ho scritto proprio cinque minuti fa, o della lotta di classe prendendola alla larga come in una canzone intitolata Interich che ho appena composto.
Ci sono situazioni che mi innervosiscono e allora le converto in un fumetto sul soffritto, per esempio, così con la risata riesco a parlare con semplicità di cose complesse.

Quanto è stato importante nella tua vita di appassionato e nella tua formazione il fumetto Disney? E che esperienza è stata riuscire a realizzare storie ufficiali pubblicate su Topolino?
È stato un momento incredibile e non vedo l’ora di tornare a farlo, perché questa è solo una parentesi in cui non sto lavorando con gli amici di Topolino ma spero di tornare farlo di nuovo il prima possibile. Purtroppo in questa fase di start-up di Gigaciao e di complicazioni editoriali degli anni scorsi è stato più complicato poterlo fare, però ho due storie Disney che prima o poi voglio scrivere oltre a molte altre idee… il problema è il tempo!
Però è stato veramente fantastico: non dico che è stato un sogno che si realizzava solo perché da bambino il massimo che sognavo era di fare fumetti in generale: non ho mai neanche osato sognare di poter fare fumetti di Topolino, quindi è stato proprio un ampliamento degli orizzonti incredibile.
Continuo a seguirlo con attenzione tutte le settimane, anche con mio figlio che sta imparando a leggere in questo periodo, quindi non vedo l’ora che esca un nuovo Topolino con una mia storia e lui la legga: allora piangerò tantissimo.

Tra l’altro mi ha fatto molto piacere vedere una tua recente comparsata su Topolino, a luglio 2024, con una pagina speciale sullo stile dei Che aria tira di Silvia Ziche…
Quella è stata la prima volta che mi hanno lasciato fare un disegno sul settimanale! Prima mi occupavo solo delle sceneggiature che poi venivano disegnate da autori pazzeschi, ma in quel caso mi hanno fatto proprio fare il Che aria tira, cioè la prima pagina dell’albo, perché si celebravano i 60 anni di Paperoga.
Del resto con quel personaggio ho affinità: ricordo ancora con affetto l’esperienza di Ridi Paperoga, mensile gestito da me, Tito Faraci e Marco Bolla uscito nell’estate del 2017 per soli quattro numeri: era un progetto nato in maniera buffa che sarebbe potuto diventare qualcosa di più ma che purtroppo per varie problematiche si è arenato sul nascere… noi comunque ci siamo divertiti tantissimo su quegli albi.

L’esperienza di Gigaciao, che inizialmente poteva sembrare un azzardo, prosegue a gonfie vele con un’offerta piuttosto vasta e con alcuni colpi gobbi come il coinvolgimento di Silver per la raccolta di Tutto un altro Lupo o l’imminente graphic novel su Cattivik ad opere di Lorenzo La Neve. Che bilancio fai dei risultati ottenuti dalla casa editrice?
Fino ad ora siamo tutti molto confusi e felici perché stiamo facendo più del possibile e più del previsto ma tutto al meglio delle nostre possibilità; la perfezione non c’è ma siamo allucinati dalla risposta positiva del pubblico.
Io, Giacomo Bevilacqua, Dado e Fraffrog non abbiamo voluto creare una casa editrice per pubblicare i fumetti di Sio e basta. L’intento invece era quello di avere un modo per proporre cose belle in generale, e lo stiamo perseguendo.
Adesso ci stiamo spingendo anche a produrre dei peluche da abbinare ai nostri volumi: è un investimento economico notevole però alla gente piace tantissimo e quindi battiamo anche questa strada.
Poi ci piace molto puntare sulle edicole e l’anno prossimo avremo più prodotti pensati per questo canale.
Quindi il bilancio è positivo e speriamo di fare ancora di più: per esempio adesso abbiamo in ballo un progetto gigantesco del quale non posso dire nulla, ma fidatevi che sarà una bomba.
Intervista realizzata dal vivo il 22 ottobre 2025.
Sio (Simone Albrigi)
Nato a Verona nel 1988, è laureato in Lingue Orientali e ha vissuto due anni in Giappone, a Sapporo. È il fumettista italiano più seguito sui social: il suo canale YouTube, Scottecs, fondato nel 2002, conta un milione di iscritti. Dal 2006 ha iniziato a pubblicare varie raccolte e la rivista Scottecs Magazine, evoluta nel 2023 in Scottesc Gigazine. Ha inoltre doppiato la miniserie TV Over the Garden Wall e ha realizzato diversi videoclip, fra cui Luigi il pugilista di Elio e le Storie Tese. Dal 2015 collabora come sceneggiatore a Topolino. Nel 2018 ha pubblicato, in collaborazione con Tito Faraci, Il pesce di lana e altre storie abbastanza belle (alcune anche molto belle, non tante, solo alcune) di Maryjane J. Jayne, edito da Feltrinelli. Nel 2024 esce Giro de Il Giappone. Dieci anni di unCommon:Wheels, scritto insieme a Nicola Bernardi.
Nel 2022 insieme a Giacomo Bevilacqua, Dado e Fraffrog fonda la casa editrice Gigaciao.
