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Dylan Dog #356 – La macchina umana: working class hero

Dylan Dog #356 – La macchina umana: working class hero
In Dylan Dog #356 - La macchina umana, Alessandro Bilotta e Fabrizio De Tommaso scrivono un'impietosa disamina del mondo del lavoro odierno.

Did-356_Recensioni Se esiste un campo, oltre a quello dell’incubo, in cui il personaggio di funziona in modo egregio è quello dell’analisi del contesto sociale: non a caso è stato testimonial delle più disparate campagne, da quella contro l’abbandono degli animali a quella contro l’abuso di alcool e stupefacenti.

La macchina umana, scritto da e disegnato da Fabrizio De Tommaso, sfrutta questa peculiarità e mette Dylan a confronto di una delle problematiche più gravi che affligge il nostro tribolato paese: il mondo del lavoro.
Dylan si ritrova a lavorare per una grossa multinazionale dalle regole ferree e spietate, ma non ricorda come e quando è stato assunto, così come non ricorda nulla della sua attività da detective.

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Bilotta mette il protagonista al centro di una vicenda kafkiana, ricca di atmosfere oniriche e surreali, ma inserita in un contesto purtroppo quanto mai reale. Lo sceneggiatore si muove con maestria su di un confine difficoltoso e labile che, se non ben calibrato, potrebbe far scadere il racconto nella facile retorica.
Ne esce invece una visone d’insieme quanto mai lucida e veritiera. Una realtà spietata, dove la meritocrazia non sempre è considerata e dove bisogna sottostare a regole impietose e umiliazioni morali pur di mantenere il proprio posto nella catena lavorativa. Le invidie e le ripicche dei colleghi, le amicizie labili, il rito settimanale del centro commerciale dove spendere i sudati guadagni; ci viene mostrata la semplice e triste quotidianità con cui molti devono convivere.

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È un numero questo che terrorizza e fa pensare, perché ci mette davanti alle nostre paure più immediate, ci costringe a confrontarci con problemi sin troppo reali: il sostentamento della famiglia, come pagare la rata del mutuo, come riuscire a conservare una dignità e un’identità in un ingranaggio che difficilmente lo permette.

Risultano perciò quasi superflui i piccoli agganci alla continuity (la multinazionale, ad esempio, è una consociata della Ghost Enterprise, di proprietà di John Ghost il nuovo arci-nemico di Dylan) inseriti nella trama, poiché l’albo funziona già in maniera eccellente come una sorta di “What If”.

Sorprendente e a tratti spaventosa la caratterizzazione di Groucho data dallo scrittore: un incrocio tra una moglie assillante che aspetta Dylan al ritorno dal lavoro e un inquietante grillo parlante che cerca di “risvegliare” il protagonista citando storici sociologi quali Erich Fromm e Max Horkheimer.

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Alla completa riuscita dell’episodio contribuiscono gli stupendi disegni di Fabrizio De Tommaso. Il suo tratto pulito ed elegante in cui si possono riconoscere le influenze dei fratelli Raul e Gianluca Cestaro e Corrado Mastantuono, riesce a evidenziare tutta la disperazione e il timore nei volti dei personaggi grazie a un utilizzo dei neri e dei grigi davvero pregevole e in grado di raccontare con disinvoltura sia le situazioni più normali sia quelle più grottesche.
Il risultato è una serie di tavole ordinate, che seguono la classica gabbia bonelliana, ma impreziosite da una scelta dell’inquadratura sempre indovinata, che contribuisce ad aumentare la sensazione claustrofobica e di oppressione della storia. Anche in questo caso risulta davvero azzeccata la rappresentazione grafica di Groucho, qui più “luciferino” che mai.

La macchina umana è uno dei migliori numeri di denuncia sociale della serie, che conferma Bilotta come uno degli sceneggiatori indispensabili per il futuro della testata e che, grazie all’interpretazione grafica di De Tommaso, ci consegna un protagonista mai così umano, fragile e impaurito.

Abbiamo parlato di:
Dylan Dog #356 – La macchina umana
Alessandro Bilotta, Fabrizio De Tommaso
, aprile 2016
96 pagine, brossurato, bianco e nero – € 3,20

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