La collana DC Horror Compact offre a un prezzo estremamente popolare raccolte di storie che fanno parte dell’etichetta Hill House Comics, a sua volta sottoetichetta dell’etichetta ombrello Black Label.
Il nome dell’etichetta arriva da Joe Hill, figlio di Stephen King che, oltre ad aver seguito le orme paterne scrivendo racconti e romanzi horror, ha sviluppato alcuni grandi successi a fumetti come le serie Locke & Key.
Black Label, di fatto, ha lo scopo di riempire il buco nato alla chiusura della linea Vertigo (attualmente al suo rilancio), offrendo storie per un pubblico maturo. Proprio l’etichetta Hill House è sembrata quella ad aver raccolto l’eredità del lavoro che faceva capo all’editor Karen Berger, sia per tipologia di storie (se non ha rappresentato la sua esclusiva, i temi orrorifici ne hanno rappresentato gli esordi e l’hummus fondamentale della sua produzione), sia per i nomi degli autori coinvolti. Ne sono un chiaro esempio le due miniserie contenute in questa raccolta: The Dollhouse Family e Daphne Byrne.
La prima miniserie è realizzata da Mike Carey e Peter Gross, due veterani dell’etichetta Vertigo: Carey ha scritto serie come Lucifer e Unwritten, Gross è stato disegnatore regolare della lunga serie Book of Magic, nata dalla miniserie originale creata da Neil Gaiman, e ha lavorato con Carey sia su Lucifer che Unwritten.
The Dollhouse Family è una storia di violenze familiari su cui incombe una casa delle bambole stregata, un’entità il cui obiettivo è quello di stringere patti con persone che si trovano in situazioni tragiche o drammatiche per i propri scopi, confinandole all’interno della stessa casa. Si tratta di un racconto crudo, che viaggia su diverse linee temporali (la storia di Alice, la protagonista, parte dalla sua infanzia e arriva alla sua età adulta, e alcuni personaggi della storia arrivano dall’epoca vittoriana) e intreccia linee narrative e derive investigative, per una storia densa, articolata e straniante. La meccanica stessa delle componenti più smaccatamente horror (la “casa stregata”, seppur casa di bambole) si sviluppa su contorni e idee poco scontate con tocchi da body horror.
Daphne Byrne è una miniserie scritta da Laura Marks, autrice al suo esordio fumettistico, e disegnata da Kelley Jones, veterano famoso soprattutto per essere l’autore di una delle versioni più gotiche e grottesche del cavaliere oscuro in numerose storie – il ciclo più famoso la trilogia che vede Batman scontrarsi con Dracula e diventare un vampiro: Red Rain, Bloodstorm e Crimson Mist -. Daphne Byrne è ambientato in piena era vittoriana e presenta una storia che mescola il tema dello spiritismo degli esordi, quello delle sedute spiritiche intorno ai tavolini, e tocchi alla Rosemary’s baby con un inquietante afflato femminista. Un racconto in cui lo stile di Jones trova spazio per collezionare visioni mostruose, ombre deformi e scenari infernali.
Due storie accomunate da due protagoniste femminili e dal tentativo di approcciarsi in maniera originale a due canoni orrorifici: la casa stregata e la possessione demoniaca. Più coesa e solida la storia di Carey, spiazzante nella mescola di generi (incluso un tocco sci-fi), più classica quella di Marks, dove la forza maggiore è nel ribaltamento del colpo di scena e nelle immagini grottesche di Jones.
Il formato “compact” di fatto si avvicina al concetto editoriale del “tascabile” letterario, trasformandosi in una delle proposte tra le più popolari in termini economici della casa editrice Panini, rendendo accessibili, in questo caso, storie meno mainstream e le cui edizioni più canoniche possono risultare respingenti (e a volte costituire spese magari sproporzionate rispetto al prodotto proposto) e frenare la curiosità di lettori attratti da storie diverse e meno blasonate.
Abbiamo parlato di:
The Dollhouse Family/Daphne Byrne
Mike Carey, Peter Gross, Laura Marks, Kelley Jones
Traduzione di Sara Catania, Michele Passaro
Panini Comics, 2026
296 pagine, brossurato, colore – 9,90 €
ISBN: 9791221936506







