Da Toy Story a X-Men, la debolezza dei franchise

Da Toy Story a X-Men, la debolezza dei franchise
In questa puntata puntiamo i riflettori sui franchise di X-Men e Toy Story e sulla "stanchezza" degli spettatori verso questi titoli; ancora, attenzione sul marketing di Spider-Man: Far From Home e altre notizie.

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In un anno cinematografico dominato dal successo di Avengers: Endgame, che nei prossimi giorni tornerà nelle sale in una versione con alcuni contenuti speciali, queste ultime settimane hanno visto negli USA l’accentuarsi di una sistematica debolezza di alcuni franchise, denominato dagli analisti “franchise fatigue”. Il disastro al botteghino di X-Men: Dark Phoenix, ultimo capitolo dei mutanti Marvel, che al momento ha incassato in Nord America poco meno di 60 milioni di dollari, è stato una delle conferme di questo fattore, che ha riguardato comunque anche altri brand come Men in Black, Secret Life of Pets e, in chiave minore, anche Toy Story.
Il quarto capitolo dei giocattoli targati Pixar, che ha visto il ritorno di Buzz, Woody e amici dopo un terzo film che sembrava avere detto la parola fine alle loro vicende, ha infatti esordito al box office USA in maniera meno forte di quanto ci si aspettasse nelle settimane precedenti. Un primo monitoraggio delle stime aveva infatti assegnato alla pellicola un debutto tra i 140 e i 165 milioni di dollari, cifre che si sono scontrate con una realtà più soft con 118 milioni di dollari negli USA, a cui si sono aggiunti 238 milioni nel resto del mondo. Alla fine, un buon esordio, ma è lecito pensare che la dirigenza Disney si aspettasse un debutto più dirompente. Quindi, cosa è accaduto?

Il problema è che se un film non raggiunge una certa cifra prestabilita viene immediatamente percepito come un underperformer. Le aspettative erano esagerate. Nel vuoto, Toy Story 4 ha avuto un fine settimana spettacolare – ha dichiarato l’analista di Box Office Paul Dergarabedian di ComscoreToy Story 4 è la quarta puntata ed è più difficile creare entusiasmo nel pubblico: è impressionante che siano stati in grado di mantenere questo livello di interesse e recensioni.

Nelle parole di Dergarabedien, rivolte a quelle che possono essere le reazioni del pubblico a un determinato film, vi è in effetti il problema di come riuscire a coinvolgere sempre più lo spettatore, soprattutto nell’era dei social media e delle opinioni immediate, in cui ormai vi è una sorta di simbiosi tra i film e la gente non solo durante l’effettiva uscita nelle sale, ma anche prima.

A questo proposito, nei giorni scorsi, un interessante articolo di Variety ha puntato l’attenzione proprio su questo elemento, evidenziandolo nei confronti del fallimento al botteghino di pellicole come X-Men: Dark Phoenix.

Con “media” non intendo solo giornalisti, critici e analisti del botteghino. I media ora includono i social media e i topic dei commenti dei lettori e i toni che si incontrano in queste discussioni tendono a dare un decisivo sostegno alla seguente formula: cattive mosse = cattivo box office = affaticamento del franchising = Hollywood dovrebbe davvero fare film migliori, dannazione! – ha scritto Owen Gleiberman su Variety Più e più volte, nei commenti dei lettori, si incontra quella che potrebbe essere descritta come la versione dell’ira morale della fatica da franchise. Tende ad assomigliare a qualcosa del genere: “Quando questi idioti impareranno che non possono semplicemente ripetere la stessa vecchia merda, ancora e ancora, e aspettarsi che le persone si presentino per questo?

Allo stesso tempo comunque Variety sottolinea come la “franchise fatigue” venga utilizzata, in modo selettivo, per rappresentare l’idea che in qualche modo il pubblico sia stanco di film spazzatura, e che questo fattore non sempre si scateni nella maniera giusta e contro quei prodotti che davvero meriterebbero di finire schiacciati dall’ira dello spettatore. Sempre citando il caso di X-Men: Dark Phoenix, Gleiberman pone l’esempio di X-Men: Conflitto Finale, pellicola che chiuse la prima trilogia dei mutanti e che, nonostante le critiche, alla fine fu un successo finanziario.

Mi rendo conto di essere l’unico critico nell’universo a cui sia piaciuto “Dark Phoenix“. E interpretare il suo fallimento al botteghino come la stanchezza del franchise mi sembra abbastanza giusto. Ma è sufficiente mettere in contrasto le prestazioni decisamente poco brillanti del film con il modo in cui “X-Men: Conflitto Finale” di Brett Ratner si è esibito 12 anni fa. All’epoca, quel film ha funzionato come il capitolo conclusivo del franchise e, arrivando dopo l’unico film che era effettivamente buono (X-Men 2), sembrava un grande passo falso creativo. Come primo passo della serie nella Saga di Fenice, direi che non è un film buono come “Dark Phoenix”.
Ma “X-Men: Conflitto Finale” è arrivato fino all’obiettivo (incasso nazionale: 234 milioni, il più alto di qualsiasi film degli X-Men senza contare Deadpool). Se mai un film avrebbe dovuto essere un candidato per la stanchezza del franchise, era quello…

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Per pubblicizzare l’uscita di Spider-Man: Far From Home, la Sony Pictures sta permettendo agli utenti di Snapchat di realizzare selfie in cui compaiono lo stesso arrampicamuri e Mysterio, il villain della pellicola, con lo studio che sponsorizza la prima lente Snapchat legata a quattro importanti punti di riferimento mondiali.
La campagna Sony utilizza la tecnologia Landmarker di Snapchat, che consente esperienze di realtà aumentata basate sulla posizione in tempo reale. La lente “Far From Home” è disponibile presso il TCL Chinese Theatre di Los Angeles, il Flatiron Building a New York Ctiy, Buckingham Palace a Londra e la Torre Eiffel a Parigi.
Quando gli utenti di Snapchat si avvicinano a uno dei quattro punti di riferimento, un’icona di Spider-Man apparirà nel loro obiettivo. Quando gli Snapchatter puntano la telecamera dello smartphone su un edifico, possono così vedere Mysterio apparire in una nuvola di fumo e Spider-Man entrare nell’inquadratura di fronte a loro dopo di che possono fare un selfie turistico virtuale con il supereroe e condividerlo su Snapchat.

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La Warner Bros. Pictures ha firmato un accordo di distribuzione cinematografica con gli SF Studios in Svezia. La major ha già accordi con lo stesso distributore in Danimarca, Norvegia e Finlandia. Il nuovo accordo sarà efficace dal 1 ° luglio 2019 e comprenderà le vendite, il marketing e la distribuzione. A fare parte della partnership vi sono alcune pellicole in uscita nei prossimi mesi, tra cui l’atteso Joker diretto da Todd Phillips, con protagonista Joaquin Phoenix.

SF Studios è un partner di distribuzione stimato in Danimarca, Norvegia e Finlandia, e siamo entusiasti di continuare la nostra partnership in Svezia e di consolidare il nostro lavoro di successo in tutta la regione nordica – ha dichiarato Jacques Dubois, Vicepresidente senior EMEA Theatrical Licensee Distribution di Warner Bros. Pictures.

Siamo molto felici e orgogliosi di espandere la nostra collaborazione con uno degli studi cinematografici più importanti al mondo, la Warner Bros. Pictures, in Svezia. Insieme abbiamo l’ambizione di continuare a far crescere l’industria cinematografica nordica con film che attraggono un pubblico ampio e vasto – ha aggiunto Michael Porseryd, CEO di SF Studios.

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