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  • Cronache Tedesche: una chiacchierata con Ralf König

    Cronache Tedesche: una chiacchierata con Ralf König
    Tra i più conosciuti fumettisti tedeschi nel mondo, tra i primi a parlare di omosessualità nelle sue opere, ben quarant’anni fa: un’intervista con Ralf König.

    Se si escludono Wilhelm Busch e Rudolf Töppfer, considerati tra i padri del fumetto, sono pochi i fumettisti tedeschi conosciuti in tutto il mondo. Tra questi, è sicuramente uno dei più noti: attivo da più di quarant’anni sulla scena fumettistica tedesca e internazionale, è stato tra i primi a parlare di omosessualità nei fumetti, ritraendo la sessualità in maniera ironica e esplicita, cruda ma anche tenera. Arrivato a 61 anni, König continua a divertirsi e a disegnare nuove storie: oltre alle ormai decennali avventure di Paul e Konrad, le più recenti delle quali sono state pubblicate sui social durante il primo lockdown come commentario della pandemia, l’autore ha realizzato anche un omaggio a , Zarter Schmelz (tradotto in italiano come Choco Boys). Grazie alla collaborazione con (sul loro sito potete trovare la versione inglese dell’intervista), lo abbiamo raggiunto per parlare con lui di questa storia, della sua carriera e delle sue altre creazioni a fumetti.

    CV1_LUCKY LUKE KONIG EUC_CoverCiao Ralf e grazie mille per il tuo tempo!
    Partiamo dalla tua ultima storia, Zarter Schmelz, un omaggio a Lucky Luke. Questo personaggio è uno dei più conosciuti in Germania, in competizione con Asterix, Topolino e Paperino. Tu, insieme a Mawil, sei per ora l’unico autore straniero ad avergli reso omaggio, in occasione del suo 75° anniversario. Come è nato il progetto e cosa ha significato per te scrivere questa storia?
    Il mio fidanzato Olaf all’epoca lavorava alla Ehapa, la casa editrice berlinese che ha fatto disegnare Lucky Luke all’illustratore tedesco Mawil, e io devo aver detto, sospirando al tavolo della cucina, che mi sarebbe piaciuto disegnarlo un giorno, ma non mi sentivo molto sicuro riguardo l’ambientazione western, con carrozze, cavalli, mobili di legno. Olaf ha poi riferito la cosa alla casa editrice e le loro orecchie si sono subito drizzate. Poi c’è stato un incontro con il caporedattore e ho ottenuto il lavoro. Ne ero felice, ma anche preoccupato di non riuscire a farlo bene. All’inizio avevo un’idea di massima per la trama, ma poi tutto è andato diversamente e i ladri di bestiame previsti inizialmente sono diventati cacciatori di autografi. Lavoro sempre in modo molto spontaneo, non faccio mai una sceneggiatura con dialoghi definiti in anticipo. La sviluppo drammaturgicamente solo quando disegno, testo e immagine assieme, e spesso mi porta in direzioni completamente diverse da quelle pensate inizialmente. Questo comporta il rischio di lasciarsi trasportare e di disegnare molto di più per il cestino che per la storia. Ma in questo modo il divertimento creativo è maggiore. Mi annoierei molto a disegnare se dovessi lavorare solo su una sceneggiatura prestabilita.

    Hai letto Lucky Luke da bambino? Puoi considerare Morris come una delle tue ispirazioni?
    Sì, certo, ero un fan di Lucky Luke da bambino. Uno dei primi fumetti che mia madre mi regalò fu Calamity Jane. Ero affascinato dal fumetto per via di questa signora sboccata e volgare con la pistola. E da bambino pensavo che Lucky Luke fosse molto sexy. Quei sottili peli neri sulla sua nuca mi eccitavano prima ancora di saperne qualcosa sulla sessualità. Disegnavo con le matite colorate i suoi capezzoli, che per qualche motivo mancavano, nelle scene in cui si sedeva nel fiume o nella vasca da bagno.  E, naturalmente, non capivo ancora quanto fosse ingegnoso Morris quando si trattava di tracciare linee. Quando sei un bambino, lo accetti e basta. Solo più tardi ho ammirato questo tratto di inchiostro scarabocchiato, la spontaneità che rimane ancora nei disegni. A differenza di Asterix, tutto era sempre perfetto. E mentre disegnavo la storia di Lucky Luke, mi sono reso conto di quali incredibili disegni avesse fatto quell’uomo, il lavoro con le prospettive: un’intera città del West vista da una prospettiva a 45° a volo d’uccello, le zampe dei cavalli, la postura esatta delle figure. La prima settimana di lavoro ero frustrato dal fatto che non sarei mai stato in grado di farlo, ma poi un mio amico mi ha ricordato che doveva essere il ‘mio’ Lucky Luke e che non dovevo imitare Morris. E quando l’ho capito, ha funzionato. Mi ci sono voluti sei mesi per realizzare il fumetto e l’intero processo è stato una gioia. Tutto ha funzionato, anche il numero delle pagine si è rivelato quello giusto. E fino a pagina 41 non sapevo nemmeno che i Dalton sarebbero comparsi a pagina 43. un grande divertimento, soprattutto il lasciarsi sorprendere dalla propria storia!

    25_LUCKY LUKE KONIG EUC_00La tua avventura cattura pienamente lo spirito del personaggio: quali sono state che più hanno influenzato questa caratterizzazione?
    Era chiaro che Calamity Jane sarebbe stata nella storia. Ho sempre trovato i Dalton sovrautilizzati da Morris, erano presenti in ogni volume, ma è stato molto divertente disegnarli quando avevo bisogno di banditi per la storia, perché i cacciatori di autografi non erano abbastanza cattivi. Ma ho anche guardato un sacco di western, su Netflix e in DVD. Non conoscevo tutti gli western all’italiana, ad esempio Il buono, il brutto e il cattivo e tutti gli altri. Mi piace mettermi nell’umore giusto con film e musica quando mi appresto a disegnare.

    Nonostante sia una storia di Lucky Luke, i veri protagonisti sono Terrence e Bud, i due cowboy omosessuali che sono anche i narratori della storia. Leggendoli ho potuto ritrovare un po’ di Konrad e Paul, i personaggi che hai creato e che continuano a far parte della tua storia e della tua carriera: sbaglio a dire che anche questo Lucky Luke è un po’ la continuazione della tua serie e della tua poetica, dove usi l’ironia per parlare di temi importanti e delicati?
    Beh, in linea di principio lo è, sì. Sono gay e sono 40 anni che disegno fumetti che nascono dalla mia vita gay, ma non mi vedo come un attivista o un educatore, anche se è sicuramente successo. Anche questo mi fa piacere, mi piace essere un ingranaggio della ruota gay. Ma ciò che è importante per me è fare fumetti fighi, non letture educative. Sono un fumettista gay e mi piace disegnare storie che parlino di amore e di sesso. Quindi il mio Lucky Luke ha solo una limitata connessione con Konrad e Paul. Certo, il piccolo Terrence mi ricorda Paul, perché è piccolo e peloso, ma questa non era la mia intenzione. La coppia “grande e piccolo” è popolare nei fumetti, un po’ il principio di Asterix e Obelix.

    L’omosessualità non è stata tipicamente legata al genere western, nonostante quello che tu stesso dici alla fine del volume (cioè che anche nel lontano ovest l’omosessualità esisteva). Mi è piaciuto particolarmente il contrasto tra l’atteggiamento di Lucky Luke, che è subito coinvolto nella storia dei due cowboy innamorati e vuole attivamente farli tornare insieme, e quello del resto della comunità, che li prende costantemente in giro con il soprannome Steckruebe (tradotto letteralmente, navone o rutabaga, un tipo di tubero della famiglia delle rape). Questo crea continui giochi e cortocircuiti che fanno sembrare gli abitanti del villaggio dei totali idioti. Pensi che l’ironia sia l’arma più forte contro l’omofobia e la discriminazione?
    Sì, l’ironia e l’umorismo sono un’arma forte. Se così non fosse, i religiosi e gli altri idioti non avrebbero tanta paura dei cartoni animati. Da questo punto di vista, con Lucky Luke ho disegnato un fumetto che dovrebbe illuminare un po’, perché probabilmente troverà molti lettori che non conoscono gli altri miei libri. Per esempio, non ho mai disegnato una storia di coming out, ma qui finalmente ne abbiamo una. Certo, a livello subliminale si parla di paura e violenza, di omofobia, ma tutto ciò è veicolato molto meglio attraverso l’umorismo.

    10_LUCKY LUKE KONIG EUC_00Un altro personaggio particolarmente divertente è il cacciatore di autografi, che si inserisce in un contesto metanarrativo più ampio che usi per sfondare la quarta parete e creare un ulteriore strato di umorismo. Quel tipo di mondo nerd, a volte un po’ fanatico, ti diverte di più o ti lascia perplesso?
    Entrambi. Ricevo per posta queste richieste di autografi attraverso gli editori e spesso ho l’impressione che queste persone non sanno nulla di chi sono, ma vogliono almeno tre autografi da scambiarsi. E le lettere sono spesso scritte in modo molto ossequioso: che sono miei grandi fan da anni, se potessi essere così gentile da soddisfare la loro richiesta e autografare una foto e realizzare magari anche un disegno o ritratti dei loro stessi nasi. Un po’ inquietante e spesso non lo faccio. Ma se qualcuno conosce e ama davvero i miei libri, sono felice di accontentarlo.

    Hai mai incontrato uno di questi cacciatori di autografi?
    Vedo queste persone a ogni del fumetto, quando i del fumetto esistevano ancora, e spingono le loro valigie da un artista all’altro. Ma spesso sono molto esigenti, quasi impertinenti. Come se fosse dovere dell’artista soddisfare i loro desideri.

    Un altro elemento di grande divertimento nel tuo fumetto è l’enorme numero di citazioni, dai nomi dei due cowboy (Terence Hill e Bud Spencer sono due idoli in Germania) al nome dell’altura del pascolo (Bareback Mountain, un chiaro riferimento a I segreti di Brokeback Mountain, il film di ). Sei un fan del genere o hai dovuto fare ricerche particolari per costruire questo tipo di giochi di parole?
    No, non sono un fan e ho sempre trovato i film di Bud Spencer e Terence Hill troppo sciocchi. I segreti di Brokeback Mountain mi ha commosso e ispirato, naturalmente, forse più il testo letterario che il film. Non ci sono riferimenti gay nei western, a parte la scena nel classico Red River in cui i due cowboy confrontano le pistole. Ma ho sempre trovato Lucky Luke sexy, come ho detto. Quando ero adolescente, ho scoperto delle parodie porno olandesi, nelle quali Lucky Luke fa sesso sempre con delle ragazze. Non era disegnato male e scatenava ancora di più il fattore erotico del cowboy. Tornando ai giochi di parole, ci sono in tutti i miei libri. Sono bravo con la lingua, che si tratti di Shakespeare, della Bibbia o dell’antichità e del medioevo. Leggo molto e questo confluisce nei miei dialoghi. Mi viene facile.

    4_LUCKY LUKE KONIG EUC_00Il tuo stile è sempre molto riconoscibile. Come lavori? Ho capito che usi solo carta, matite e china, senza avvalerti del digitale.
    Sì, non mi piace la tecnologia digitale nel disegno. Finché ci saranno carta e matite colorate, farò lavori disegnati a mano e non file di computer. Inoltre, mi piace avere degli originali. L’unico strumento tecnico che uso è il tavolo luminoso per tracciare i contorni. Per il resto, matita, forbici, colla, penne a inchiostro, matite colorate, tutto analogico vecchio stile.

    Nella tua carriera hai realizzato sia strisce in bianco e nero che storie a colori. Cambia qualcosa per te quando usi i colori? E quale livello aggiuntivo di espressione ti permettono di dare al tuo disegno?
    Disegnare a colori, naturalmente, richiede più tempo, perché devo prendere decisioni per ogni calzino e tenda che realizzo. Ma decido a seconda della storia, se farlo a colori o no. Trovo il bianco e nero o le sfumature di grigio altrettanto attraenti che il colore. Ma se, per esempio, ci sono molti animali nella storia, come in Archetype, il mio fumetto sul diluvio universale della Bibbia, allora deve essere anche bella e colorata.

    Nel 2020 hai raggiunto i 40 anni della tua carriera artistica, anche se, a causa della pandemia, hai potuto festeggiare solo nel 2021 con una Comiclesung (lettura pubblica di fumetti). Sul tuo sito confessi che il primo numero di Schwulcomix è stato prodotto per divertimento, facendoti ispirare da autori come Robert Crumb, ma che non avresti mai pensato di essere ancora, 40 anni dopo, un autore di fumetti (e il più famoso autore tedesco all’estero). Guardando indietro a questi anni, che valutazione puoi fare della tua carriera?
    Sono stato enormemente fortunato a sfatare un tabù con i miei fumetti gay. Stiamo parlando dei primi anni ’80, quando l’omosessualità in Germania era ancora qualcosa di squallido, fuori dalla società. Non c’era un’educazione in tal senso. Poi è arrivato qualcuno che ha fatto storie divertenti sull’argomento, qualcosa di liberatorio per un sacco di gente, anche se non era quello a cui miravo. Volevo solo disegnare dei bei fumetti, come il Fritz the Cat di Crumb o più tardi Claire Bretécher con Les Frustrés, che adoravo. Così mi sono avvicinato all’umorismo al momento giusto. Il primo grande successo librario è stato Der bewegte Mann (in italiano Tutti lo vogliono) nel 1987, la prima volta che ho pubblicato con un editore non gay, il che è stato anche un vantaggio. A questo è seguito un adattamento cinematografico di grande successo in Germania, nel 1994. Sono stato molto fortunato e ispirato dai miei modelli di riferimento e ho sempre avuto questa passione per il disegno a fumetti. Ma non so da dove venga, sono l’unico artista in tutta la mia famiglia e i miei familiari non sono interessati a quello che faccio, ma sono felici del mio successo.

    der-bewegte-mann-304666505Durante la tua carriera hai pubblicato soprattutto con Rotowohl, che ti ha sostenuto fin dal 1987. Quanto è stato importante per te avere un unico editore di cui ti puoi fidare e con cui puoi lavorare? Come hai iniziato a lavorare con questo casa editrice?
    Avevo studiato arte libera (Freie Kunst) all’accademia d’arte di Düsseldorf, accanto a Joseph Beuys, e quando i miei studi sono finiti e non volevo tornare in una falegnameria – perché prima ero stato un falegname – ho fatto domanda a vari grandi editori e Rotowohlt è stato l’unico a rispondere positivamente. Anche questo è stato un colpo di fortuna. Da allora ho sempre lavorato per almeno due editori, Rowohlt come grande editore e Männerschwarm come piccolo editore gay, per fumetti più intimi e espliciti, con forse un po’ più di sesso. Ma questo non importa visto che anche Rowohlt supporta i miei disegni di cazzi oggi. La cosa importante è che i cazzi siano un po’ più piccoli dei nasi, allora va bene perché non è porno!

    Cosa è cambiato, secondo te, nel mondo del fumetto tedesco? Negli ultimi anni, molti autori che si occupano di temi da te spesso affrontati sono emersi e hanno sviluppato una propria voce.
    Non capisco affatto questo mondo. Non leggo nessuno di questi fumetti e non seguo quello che succede nella scena tedesca. Davvero? Gli autori trattano i miei argomenti? In generale ho l’impressione che i fumetti appaiano come molto stagnanti in questi tempi di correttezza politica. E troppo sofisticati. Non mi interessa una biografia su Otto von Bismarck o qualcosa del genere. Per me i fumetti sono ancora un po’ di rock’n’roll.

    Con le tue storie piene di ironia hai anticipato temi importanti, non solo per quanto riguarda la comunità LGBT+, ma anche temi come la violenza di genere, la violenza sulle donne e così via. Rispetto a questi temi, come pensi che il fumetto possa influenzare la società?
    Non sono molto ottimista, temo che l’arte in generale non cambi il mondo in modo significativo. Sarà sempre fruita solo da coloro che vogliono fruirne e sono comunque di mentalità aperta e tollerante. Ci saranno sempre idioti e odio. Ma per coloro che vedono il mondo come lo vedo io, si spera che sarà ancora divertente leggere i miei fumetti e ne varrà la pena. Ora ho 61 anni, quindi vediamo per quanto tempo continuerò a disegnare storie fresche e rilevanti. La scena LGBTQ è più diversificata di un tempo, il che è una buona cosa, ma mi interessa solo in misura limitata. Sono sicuro che per i giovani sono il vecchio bianco cis, con intenzioni antiquate su genere e sesso, ma va bene così, è quello che sono.

    CREATOR: gd-jpeg v1.0 (using IJG JPEG v80), quality = 60Più in generale, hai visto un cambiamento verso questi temi e questioni negli ultimi anni nella cultura e nella società tedesche?
    Sì, il livello di sensibilità è alto, bisogna stare attenti alle battute, altrimenti qualcuno si offende rapidamente o conosce qualcuno che potrebbe essere offeso. Ma io non ci faccio caso. Non penso mai a dialoghi razzisti o trans-ostili, ma se una battuta va male, sono capace di imparare. Insisto solo sul mio umorismo spesso un po’ crudo e odio la nuova prudenza che arriva, per esempio, con Facebook e Apple. Sono felice di essere il vecchio sporcaccione.

    Venendo ai tuoi ultimi lavori, durante la pandemia, oltre a Lucky Luke, hai lavorato a nuove storie di Konrad e Paul che sono apparse sui tuoi profili social. Era un commento tragicomico del primo anno del Coronavirus, molto diverso da tutti gli altri, che hai raccolto nel volume Vervirte Zeiten (Tempi confusi). Cosa ha rappresentato per te questo libro? E ora che la pandemia sta entrando in una nuova fase, come vedi il pubblico rispondere alle tue nuove storie?
    Questi fumetti quotidiani mi hanno fatto superare il primo lockdown, è stato ed è molto divertente pubblicarli e ricevere le reazioni dirette nelle barre dei commenti. Non ci ho guadagnato economicamente, ma l’effetto pubblicitario è stato notevole e il libro con la raccolta delle strisce ha venduto molto bene. Ho dovuto interrompere la serie a causa di Lucky Luke, ma ora sono tornato a pubblicarla quotidianamente ed è sempre divertente. Ma la differenza è che ora è inverno e purtroppo tendo ad avere una malinconia stagionale. Cioè, in primavera e in estate mi sento meglio con la penna a inchiostro. Paul mi sta dando un po’ sui nervi con il suo costante arrapamento, ma questi personaggi oramai fanno quello che vogliono e io quasi mi limito a guardare. È così che funziona il mio pilota automatico.

    Grazie per la tua disponibilità, Ralf.

    Intervista realizzata via mail nel febbraio 2022.
    Si ringrazia la mediazione di Christopher Bradley di Europe Comics

    Ralf König

    RalfKoenig
    © Rita Scaglia

    Classe 1960, formato come falegname, studia presso la Staatlichen Kunstakademie Düsseldorf, dove si laurea in Freie Kunst. Sono gli anni ’80: in contemporanea con il suo coming-out inizia a realizzare fumetti autoprodotti, che guardano all’underground statunitense ma che pian piano si avvicinano al fumetto francese, in particolare a Claire Bretécher.
    Nel 1984, con il fumetto
    SchwulComix 2 pubblicato dall’editore vicino alla scena omosessuale Rosa Winkel, König definisce il suo stile e inizia la sua lunga carriera. L’approdo all’editore Rowohlt con Der Bewegte Mann (suo secondo fumetto lungo dopo Kondom des Grauens, tradotto in Italia come Tutti lo vogliono da Kappa Edizioni, da cui è stato tratto un film di successo nel 1994) lo lancia nel panorama fumettistico tedesco e poi internazionale. Da lì ha scritto più di 40 fumetti e realizzato numerose strisce (la più famosa, quella con protagonisti Konrad e Paul, personaggi che lo seguiranno per tutta la sua carriera) che lo hanno fatto conoscere in tutto il mondo, grazie alle sue tematiche omosessuali trattate con ironia e divertimento. Dato che questa biografia è poco più che un accenno, visitate il suo sito per saperne di più: www.ralf-koenig.de/biografiainitaliano.html

     

     

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