Cronache dalle periferie dell’Impero di Antonella Selva

Cronache dalle periferie dell’Impero di Antonella Selva
Pubblicato da Il Girovago/Edizioni Nuova S1, “Cronache dalle periferie dell’Impero” di Antonella Selva è la narrazione di tre storie di piccole realtà  contadine e provinciali che fanno da specchio e contraltare alle grandi storie industriali e cibernetiche del nostro presente.

Antonella Selva, bolognese, classe 1960, con un passato e un presente nell’attivismo politico e negli aiuti umanitari (con l’Associazione “Sopra i Ponti”), porta la sua testimonianza civile a fumetti in queste Cronache dalle periferie dell’Impero, libro importante e ricercato, che segue il precedente Femministe-una storia di oggi del 2015 per lo stesso editore.

Le Cronache dalle periferie dell’Impero sono storie vere che ci parlano di legami fra popolazione e territorio,  di tradizioni che vogliono muoversi al passo con la modernità senza esserne schiacciate, di esseri umani che rivendicano e sostengono il loro diritto di poter vivere sulla terra in cui sono nati o su quella che li ospita per farla crescere al di là delle regole spietate del mercato e della globalizzazione.

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Le periferie dell’Impero che incontriamo attraverso il tratto realistico e allo stesso tempo naïf di Antonella Selva sono tre, tutte abbastanza lontane fra loro e tutte con una forte connotazione sociale e territoriale.

Conosciamo allora Raasay, minuscola isola della Scozia, afflitta fra gli inizi e gli anni ’60 del 1900 dallo spopolamento causato dalla mancanza di adeguato sostegno da parte del governo (mancanza di strade e di strutture che permettessero la vita così lontano dai grandi centri abitati), e conosciamo Calum MacLeod, l’uomo che la fece rivivere, costruendo da solo fra il 1964 e il 1976 una strada di quasi 2 miglia che unisce la parte nord dell’isola con il villaggio centrale situato al sud.

Conosciamo Smira, ancor più piccolo villaggio marocchino destinato anch’esso a finire abbandonato dai suoi giovani, fuggiti in cerca di vita e lavoro, che nella valorizzazione del suo antico patrimonio culturale e in particolare nella tradizione dell’Henné, pianta usata da sempre a quelle latitudini per colorare tappeti, pelli e capelli e per decorare le mani delle donne (quest’ultima una usanza preistorica legata al culto della Grande Dea),rinasce socialmente ed economicamente.

Conosciamo infine, o ri-conosciamo, Rosarno, in Calabria, che dopo la rivolta dei braccianti nel 2010, ha saputo creare,grazie alla rete autogestita di SOS Rosarno, un mercato etico di prodotti biologici, attento alla qualità, oltre che del proprio prodotto, anche delle condizioni di vita dei lavoratori e della terra, all’insegna di quella che oggi viene chiamata sovranità alimentare.

Un volume denso, dunque, che riesce a raccogliere in poco più di 150 pagine tre storie pregne di significato e tre concreti “buoni esempi”. Storie di lotta dal basso e di resistenza nel senso più attivo e pacifista del termine. Lotte per la propria terra, lotte contro la rovina causata dal sistema capitalistico globale, al quale si oppongono con perseveranza e dedizione l’orgoglio e l’amore per la propria identità particolare.

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Scrive appunto l’autrice nella prefazione del libro che “le storie raccontate, benché indubbiamente siano storie di lotte, non hanno a che fare con il prendere il potere” perché “sono storie che del potere se ne fregano proprio”. E ancora: “Sono storie di periferie che assumono con orgoglio la propria marginalità e da lì partono per costruire un contropotere basato sulle centralità scelte da loro”.

Anche il tratto di Antonella Selva, se vogliamo, ha un che di marginalità e contropotere. Di certo non ha nulla di spettacolare e anzi, come detto prima, forse ha più qualcosa di naïf, di tribale, di storto. È aggraziato nelle mancanze.

Le figure e i volti non sono perfetti, la tecnica utilizzata è a volte incerta ma sempre colma di passione, di poesia si potrebbe dire. Come se gli umani che Antonella Selva raffigura  potessero esprimere realmente sulla carta il loro passato, la poesia appunto della loro storia privata.

E dietro a tutti loro c’è la visione dell’autrice, una visione ancora incantata dell’esistenza, pur fortemente ancorata alla realtà, che lo permette. Il tratto della Selva è colloquiale, rende immediatamente familiari i personaggi e la colorazione ad acquerello trasmette un piacevole senso di vicinanza con la materia narrata.

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Lo stile narrativo è documentaristico, quasi neorealista, molto vicino a quello che troviamo in tante opere di graphic journalism e l’impressione è che sia più una scelta stilistica dovuta alle necessità emotive dell’autrice che a una dichiarazione di appartenenza dell’opera al genere. La narrazione dei fatti è sempre mediata dai dialoghi dei molti protagonisti del racconto, l’individualità si sfuma e si fonde nella narrazione collettiva, dove le voci dei vari personaggi del fumetto (quasi tutti conosciuti personalmente dalla Selva), costruiscono insieme l’unico grande canto della Storia.

A tratti, alcune imperfezioni del disegno e alcune sequenze narrative non proprio chiarissime invece di risaltare come punti deboli rendono ancor più forte e armonico il discorso perseguito dall’autrice, con il suo linguaggio familiare e caldo, non mediato dalla spettacolarizzazione né dalle pose imperanti del mercato.

Interessante anche lo schema narrativo in cui sono stati inseriti i tre racconti, tutti divisi in quattro capitoli con lo stesso sottotitolo: La notte, dove viene presentato il problema in questione, I sognatori, dove vengono presentati i personaggi, Il sogno, che narra lo svolgimento dei fatti e le sfide affrontate dai protagonisti e L’alba,  la conclusione che tira le somme. Una scansione che si addice più ad una favola piuttosto che a una cronaca di fatti realmente accaduti e che proprio per questo dà ancora più forza al discorso.

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In definitiva,Cronache dalle periferie dell’Impero è un bel lavoro di artigianato fumettistico con il valore aggiunto, sempre più raro, dell’urgenza espressiva e artistica che sposa il senso sociale e civile. Un atto d’amore verso la terra e l’umanità che, pur essendo fortemente politico mette i rapporti fra le persone e l’ecosistema in primo piano e che, anche per questo, meriterebbe di essere conosciuto e sponsorizzato maggiormente.

Come dice uno dei protagonisti: Sorprendentemente i sognatori si rivelano più concreti dei realisti.

Abbiamo parlato di:
Cronache dalle periferie dell’Impero
Antonella Selva
Il Girovago/Edizioni Nuova S1,  Maggio 2018
162 pagine, brossurato, colori – 16,00 €
ISBN: 9-788885-743021

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