12 Cid Lauro e Megna3

Carlo Cid Lauro e Roberto Megna a Lo Spazio Audace di Lucca Comics 2025

5 Dicembre 2025
A Lucca Comics abbiamo intervistato Carlo Cid Lauro e Roberto Megna, autori per Saldapress della miniserie in tre volumi Ghostgun.
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Carlo Cid Lauro e Roberto Megna sono intervenuti a Lo Spazio Audace – Vignette e caffè Lucca Comics & Games 2025 per parlare dell’uscita della loro miniserie Ghostgun per Saldapress in occasione dell’uscita del terzo e conclusivo numero.

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Ciao Cid e ciao Roberto, benvenuti! Volete raccontarci come avete ragionato per trovare il vostro equilibrio tra ambientazione avventurosa western e influenze manga?
Roberto
Fondere il genere western e lo shonen manga era una cosa che avevamo in testa già da diverso tempo, perché per noi sono due generi che possono tranquillamente coesistere. Il western ha sempre avuto quel tipo di epica molto particolare, con quei combattimenti, quel tipo di atmosfere, e secondo noi è impreziosito con la velocità della narrazione del genere battle manga. Nella nostra testa era una cosa che funzionava, quindi abbiamo provato a buttare giù un soggetto ed è così che è nata la prima versione di Ghostgun.
Cid: Graficamente mi sono fatto ispirare tantissimo dal maestro Toriyama, soprattutto da una sua opera in particolare, Sand Land, che è una delle sue ultime opere, uscito nel 2000. Ci ho trovato la giusta sporcatura che poteva avvicinarsi al concetto di western che era nella mia testa. Uno scenario molto desertico e molto sporco, spoglio, che si prestava perfettamente alla visione che aveva Roberto per il mondo dove abbiamo ambientato Ghostgun.

Esistono alcuni manga di ambientazione western ma di solito sono molto più cupi, magari sono dei seinen, sono più adulti: pensando proprio al manga shonen, guardando le copertine del vostro fumetto e pensando alle influenze da Toriyama, viene subito da pensare invece a forti componenti ironiche, comiche. Come le avete coniugate alla tematica western?
RNoi veniamo principalmente dal fumetto umoristico, è una vena che abbiamo fin dai nostri primi lavori insieme, ormai più o meno da dieci anni. L’idea di inserire molto umorismo in Ghostgun ci è venuta naturale perché fa parte del nostro modo di raccontare, di fare fumetti. Ci siamo divertiti molto a creare questo dualismo tra i momenti drammatici, violenti, di azione pura e quelli più scanzonati e spensierati. Oltre a Toriyama, una delle ispirazioni principali nel mio modo di fare storie è stato sicuramente Ramma, che ha una forte componente shonen e tantissimi momenti di umorismo, tantissime gag. Ci siamo divertiti a raccontare una storia umoristica come è nelle nostre corde inserendo più botte possibile. Per quanto ci riguarda abbiamo fatto jackpot.
C: Io lavoro anche per Disney International quindi ho cercato di fondere quel lavoro con la mia passione per i manga e quella per i cartoni animati americani da Cartoon Network. Ho cercato di fare un mischione, tenendo a mente anche Samurai Jack, in cui tutto è esteticamente umoristico però per una storia profonda. Ho cercato di trasmettere anche quello, usando all’occorrenza la faccina buffa, mentre quando la situazione si fa dannatamente pesante passo a espressioni serie, ombre, penombre. Ho cercato di spaziare tanto con diversi stili.

Se citi Samurai Jack, che è super sintesi e lavora tantissimo sui contrasti, ti chiedo come ti sei approcciato tu alla sintesi, perché se penso allo shonen immagino una scala di grigi, retini e altro. Come collimano le due cose?
CMi è venuto naturale. Ho assimilato tutti questi spunti negli scorsi anni. Ho lavorato anche sulle Superchicche, sempre di Tartakowsky, quindi ho cercato veramente di mescolare le cose, mi è venuto naturale. Io e Roberto ci lavoriamo ormai da dieci anni quindi ogni volta che facevo proposte grafiche con lui c’era sempre un confronto e riuscivamo a arrivare a un punto che soddisfasse entrambi.

Ghostgun è una trilogia: l’avete immaginata come qualcosa che si esaurisce qui o nelle vostre speranze e nei vostri piani c’è il desiderio di poter proseguire con la storia o magari realizzare degli spin-off?
RQuesta è una domanda che in realtà ci stanno facendo anche tantissimi lettori che vengono qui per il terzo volume. Ghostgun è nato come miniserie, quindi questo universo comunque è una vicenda chiusa, un’avventura che ha un suo inizio e una sua fine. Però la storia è ambientata in un mondo che è vastissimo. Ora, noi avremmo sufficiente materiale per fare forse trenta volumi. Io sono un po’ maniacale quando butto giù le storie quindi ho creato veramente tutto, ci sarebbe veramente tantissimo spazio. Non abbiamo mai realmente pensato di andare oltre con Ghostgun, semplicemente perché per noi è stato un esperimento, abbiamo creato un ibrido tra il fumetto occidentale e il manga ed era la prima volta che ci affacciavamo anche a questo tipo di lavoro e non sapevamo quale sarebbe stata la nostra resa e se effettivamente saremmo stati in grado di realizzarlo. Soprattutto non conoscevamo quale sarebbe stata la risposta del pubblico, non sapevamo se sarebbe stato apprezzato, per cui all’inizio abbiamo pianificato una serie che doveva essere addirittura di due volumi. Piccola parentesi, abbiamo creato un pilot di 50 pagine della storia per partecipare al Tezuka Award, il contest della Shueisha, che nel 2020 si era aperto anche ad autori occidentali. Non abbiamo vinto, però la giuria era doppia: da una parte c’erano un gruppo di mangaka “sconosciuti” ai più: Akira Toriyama, Eiichiro Oda, Takehiko Inoue, che erano i giudici. Poi c’era una parte dedicata ai lettori, al pubblico, che potevano lasciare dei commenti, esprimere il gradimento sulle opere e Ghostgun in questa parte era sempre tra i primi 30 titoli più letti e commentati su migliaia di partecipazioni. Questo ci ha fatto capire che era una storia con un grande potenziale, che poteva piacere. Quando abbiamo proposto a saldaPress di svilupparla in due volumi Alessio Danesi, il nostro editor, ci ha suggerito di ampliare la storia e realizzarne tre.
Per noi è stata una sfida impegnativa, perché finora abbiamo sempre fatto storie autoconclusive, volumi unici, per cui già tre volumi ci sembravano un’impresa epocale. Ce l’abbiamo fatta, siamo sopravvissuti e ci abbiamo anche preso gusto, quindi chissà.

Ghostgun3 cop

Avete parlato della risposta del pubblico nipponico: e per quanto riguarda il pubblico italiano? Avete avuto qualche riscontro diretto, qualche commento che vi ha colpito particolarmente, sia in senso positivo che negativo?
RNoi cerchiamo di avere un rapporto molto diretto con i nostri lettori, quindi quando facciamo i firmacopie siamo noi a chiedere direttamente: scrivici, mandaci un messaggio se ti va, dacci le tue impressioni, se ti è piaciuto, se non ti è piaciuto. È un modo che noi usiamo per crescere, sapere cosa piace al lettore, cosa funziona, cosa non funziona. Devo dire che ci sono arrivati tantissimi messaggi, la maggior parte dei quali veramente stupendi. Sono stati in pochi a farci notare che magari non hanno apprezzato qualcosa, ma anche quello sempre in senso positivo: che avrebbero voluto durasse di più, per esempio. Fin dal primo numero abbiamo ricevuto tantissimi messafi di gente che lo preso per curiosità ma non si aspettava che la storia lo prendesse così tanto. Sono messaggi che ci gratificano tantissimo.
CSono arrivate anche tante minacce: quando fate il prossimo, dateci il secondo se no veniamo giù e vi ammazziamo
RSì, i messaggi negativi sono stati soprattutto per la lunga attesa tra i vari volumi. Parliamo comunque di oltre 200 tavole di fumetto, e comunque abbiamo tante altre collaborazioni. Abbiamo cercato di fare più velocemente possibile, però è passato forse un anno tra un volume e l’altro e capiamo che per una serie sono dei tempi mostruosi. Però ci sono manga che si prendono anche più tempo, se dobbiamo a dirla tutta. Comunque in generale la risposta è stata molto positiva, anche in questi giorni qui a Lucca tantissimi lettori sono venuti qui, ci hanno fatto i complimenti per la storia e questo ci rende felici come dei bambini a Natale.

Avete realizzato una versione variant con tre omaggi ai tre shonen manga più famosi,: è stata un scelta dettata dalla passione o più l’idea di fare qualcosa di catchy per il pubblico?
RNo, è stata assolutamente una nostra scelta. Ne abbiamo parlato con il commerciale di Saldapress che è stato entusiasta della scelta e ci ha subito approvato insieme a Danesi i tre titoli che abbiamo voluto, Dragon Ball, One Piece e Naruto, perché sono i tre shonen manga che hanno fortemente ispirato Ghostgun.
CSono la mia top 3 degli shonen manga perché sono cresciuto con loro, quindi è tutto derivato dal cuore.

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Negli ultimi anni si è diffuso tantissimo quello che viene definito il “manga europeo”, con autori occidentali che propongono fumetti che si ispirano ai canoni del manga. In alcuni casi si tratta di lavori che introiettano in una chiave personale certi stilemi, in altri casi sembrano più scimmiottamenti. Voi avete avuto mai pensato che qualcuno possa percepire il vostro lavoro come una semplice copia e non come qualcosa di originale?
RInevitabilmente qualcuno storce sempre il naso perché non tutti vedono di buon occhio questa ondata di Global Manga. Noi siamo stati chiari fin dall’inizio, noi non abbiamo mai definito Ghostgun un manga perché lo consideriamo un fumetto totalmente occidentale dalla chiara ispirazione manga, quasi a dividere un pochino le due anime. La nascita stessa di Ghostgun prende spunto da qualcosa di molto occidentale come il western per unirlo al manga, per cui volevamo che queste due anime coesistessero, ma fossero in qualche modo separate. Uno dei messaggi più belli che abbiamo ricevuto è stato: per me il miglior manga italiano. Comunque alcuni lo percepiscono come manga e questo ci fa sicuramente piacere perché il manga è un tipo di fumetto che ha una decodifica molto particolare, molto precisa, chi legge manga spesso legge solo manga e il fatto che un lettore di manga si sia avvicinato a Ghostgun, quindi a un fumetto occidentale, vuol dire che siamo riusciti a sfondare una porticina, a unire i due mondi ed era il nostro intento, creare un collante tra i lettori di fumetto occidentali e i lettori di manga.
Ci piacerebbe portare avanti questo modo di fare fumetto, ma comunque ci piacerebbe anche lavorare a dei manga in tutto e per tutto. Fare manga non significa semplicemente specchiare le tavole del fumetto ma andare a riconcepire completamente il tipo di narrazione, che è una cosa che in Ghostgun abbiamo fatto solo in parte perché abbiamo voluto mescolare un poco con la narrazione occidentale nel ritmo, negli stilemi ma usando un tipo di gabbia molto più nipponico.

Intervista realizzata il 31 ottobre 2025 a Lucca Comics & Games.

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ROBERTO MEGNA

Dopo il diploma al Liceo Artistico, Roberto Megna frequenta l’Accademia del Fumetto di Reggio Calabria, dove attualmente ricopre la carica di insegnante. Dopo aver passato alcuni anni provando la strada dell’autore completo, decide di dedicarsi alla sola sceneggiatura, – ma continua a lavorare come illustratore e grafico – creando un sodalizio con il disegnatore Carlo “Cid” Lauro con cui crea il progetto Dick and Cok e con cui ha realizzato la recente miniserie in tre volumi Ghostgun pubblicata da Saldapress.

CARLO “CID” LAURO

Carlo “Cid” Lauro nasce a Reggio Calabria nel 1985. Collabora con diversi editori come ProGlo Edizioni, NoLands Comics, Shockdom, Tatai Lab, Panini Comics, Magic Press e Feltrinelli editore come disegnatore e colorista. Forma un sodalizione con Roberto Megna con cui crea il progetto Dick and Cok e con cui ha realizzato la recente miniserie in tre volumi Ghostgun pubblicata da Saldapress.

Giovanni Dacò

Giovanni Dacò

Da molti anni legge fumetti. Per pagarseli ha fatto anche il giornalista, il giardiniere, l’addetto stampa, il muratore, il direttore di riviste, l’agricoltore, lo scrittore.

Paolo Ferrara

Paolo Ferrara

Nato a Bologna, classe 1977, svolge diversi mestieri e frequenta corsi di fumetto, teatro, doppiaggio e un Master in Tecniche della Narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Insegna storytelling per varie realtà e associazioni e ha una cattedra di Storytelling per i Media presso IAAD Torino e Bologna.

Come freelance sceneggia (per cortometraggi, Mediaset, videogame per Tiny Bull Studios e qualche fumetto web), ha pubblicato opere di narrativa e narrativa per bambini ( Saga Edizioni, Epika Edizioni, La Strada di Babilonia, Delos Books, Milena Edizioni e Kalimat Group – editore degli Emirati Arabi Uniti- ).

Da più di 15 anni è conduttore e autore radio/podcast ( RadioOhm / SonoCoseSerie) e collabora come recensore e articolista per diverse riviste digitali e non (tra cui Lo Spazio Bianco).

È sceneggiatore della serie Chimere sull'app Jundo Comics e ha diversi progetti in arrivo in vari media: qualunque cosa pur di raccontare storie.

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