Ho conosciuto Salvatore Nobile quando praticava il disegno per diletto. Pian piano, passando gli anni, vedevo, sui social, i suoi progetti di lavoro; stavolta frutto di un percorso di studi, sia che si trattasse di iperrealismo o di tavole dallo stile più fumettoso.
Quando mi ha detto del pubblicazione di Panoptikon, gli ho subito chiesto di poter vedere e leggere il fumetto: si tratta, in sintesi, di una storia dall’ambientazione simil-medievale, a sfondo distopico, la cui trama si muove fra i generi del mistery e del thriller.
L’intervista, alla quale ha partecipato anche lo sceneggiatore Camillo Bosco, segue alla lettura del volume. Panoptikon è un fumetto edito dalla casa editrice francese Claire de lune, ad oggi inedito in Italia. Al momento è possibile leggere il primo volume di una storia più ampia, come scopriremo lungo l’intervista, alla quale ha partecipato anche lo sceneggiatore Camillo Bosco.
M’interessa conoscere l’origine fumetto, quali sono state le premesse o gli incontri giusti perché l’idea si sviluppasse, prima ancora di arrivare alla sua concreta realizzazione. Vorrei sapere com’è nato Panoptikon. Potete raccontarmi la genesi del progetto?
Salvatore: Il progetto mi è stato proposto dopo il mio diploma. L’idea è stata concepita da Camillo che me l’ha illustrata dettagliatamente in una chiamata.
Camillo: Sì, avevo già concluso il mio rapporto con l’Accademia di Belle Arti di Palermo dove insegnavo storia del fumetto. Quasi per caso vidi la tesi di diploma di Salvatore, che era stato un mio ex studente, e mi decisi a chiamarlo. Tuttavia ho immaginato per la prima volta Panoptikon addirittura prima del Covid, ma il primo disegnatore a cui l’avevo proposto aveva intanto abbandonato il mondo del fumetto per dedicarsi ad altro. Un peccato, ma una fortuna per Salvatore. La maggiore attenzione globale verso i social network mi portò a interessarmi al tema del capitalismo di sorveglianza (anche grazie a scandali come Cambridge Analytica), tuttavia desideravo parlarne con una certa distanza. Da qui l’idea di inserirlo in un contesto pseudomedievale a tinte fantastiche.
Salvatore, si tratta della tua prima pubblicazione? Hai avuto esperienza di lavoro su altri fumetti, in precedenza?
S: Panoptikon è la mia prima vera pubblicazione, il mio esordio nel mondo del fumetto. In precedenza ho realizzato un progetto personale presentato come tesi di Diploma Accademico, una trasposizione a fumetti del celebre romanzo di George Orwell, 1984. In seguito ho lavorato a tante commissioni private che mi hanno permesso di interfacciarmi con molte persone e affrontare le loro richieste. Così ho accumulato esperienza sul campo disegnando cose varie e disparate, sia nell’ambito dell’illustrazione che in quello dei fumetti.
Come funziona il lavoro? La sceneggiatura e i dialoghi ispirano le tavole e i disegni o, al contrario, da certi input del disegnatore lo sceneggiatore ha anche rielaborato scene e regia?
S: Mi sono occupato dell’intera veste grafica. Tuttavia, prima di passare al lavoro sul prodotto finito per come è stato presentato sugli scaffali, c’è stato uno studio inteso per quanto riguarda l’aspetto e la caratterizzazione dei personaggi, gli ambienti e i dialoghi. Quello con Camillo è stato un lavoro a 4 braccia, con scambi di idee e stimoli costanti da parte di entrambi. Sicuramente è stato un processo necessario affinché il progetto avesse delle basi solide su cui poggiare il resto del lavoro.
C: Sì, confermo tutto. È stato molto faticoso ma stimolante, perché si è trattato di lavorare (oltre i nostri lavori) 4-5 ore al giorno in videochiamata per 6 (anche 7) volte a settimana, finché non è stato confezionato il layout letterato completo che per me è la bibbia. Sui passaggi successivi fungo soltanto da secondo paio di occhi per evitare fraintendimenti o quei banali errori che capitano durante queste ‘maratone’ lavorative.
Salvatore, parlami del lavoro di cui ti sei occupato per il primo numero di Panoptikon, ovvero come disegni, colori, e che strumenti hai usato nel suo laboratorio.
S: Nel primo numero di Panoptikon mi sono occupato della parte grafica per quanto riguarda matite, inchiostrazione e, infine, il colore. Il lavoro comincia con uno storyboard accurato di tutto il volume compreso di dialoghi alla quale segue una scaletta delle tavole da realizzare, visto che le disegno in un rigoroso ordine ‘scientemente disordinato’ per rendere il volume omogeneo ed evitare evidenti differenze qualora migliorassi nel disegno durante la lavorazione. Seguendo questa scaletta procedo con le matite, fase durante la quale alcune cose vengono riviste ponendo maggior attenzione a dettagli presenti nelle vignette e/o eventuali cambiamenti registici che rendono più funzionale la narrazione. Ad ogni tavola a matita segue l’inchiostrazione della stessa, dopo l’approvazione delle chine da parte dell’editore, finisco con la colorazione e l’aggiunta dei balloon. Per fare tutto questo lavoro nel mio studio, uno spazio nella quale ho a disposizione gli strumenti per qualsiasi tipo di lavoro io debba svolgere, che sia in tradizionale o in digitale. A Panoptikon ho lavorato prevalentemente in digitale, su photoshop e mediante l’ausilio di una tavoletta grafica. Spesso però mi è capitato di passare a lavorare su carta per rompere la monotonia che un lavoro seriale come questo può comportare.
Qual è il tuo cammino da disegnatore, la tua formazione?
S: Ho sempre disegnato da quando ho memoria, sin da bambino ho coltivato questa mia passione. Nonostante durante la mia adolescenza avessi scelto un percorso di studi ben distante, ho sempre continuato a disegnare affinando la mia tecnica da autodidatta. Una volta terminato il liceo scientifico, ho preso la scelta di portare avanti questa passione e trasformarla in qualcosa di più. Ho deciso quindi di frequentare l’Accademia di belle arti di Palermo, più precisamente l’indirizzo di Fumetto e Illustrazione. Qui sono entrato in contatto con persone coi miei stessi interessi: ho quindi avuto qualcuno con cui condividere il mio amore per questa disciplina e approfondire le conoscenze acquisite durante questo percorso di studi. Uno tra tutti Camillo Bosco che ai tempi era docente di Storia del fumetto in Accademia e che poi diventerà sceneggiatore di Panoptikon. Tutt’ora continuo a studiare costantemente e cerco di imparare il più possibile da ogni situazione che mi si prospetta, provando a migliorarmi.
Hai un modello di riferimento, sia nel mondo dell’arte in generale che, più specificamente, in quello dei fumetti?
S: I modelli di riferimento sono tanti e cerco di attingere un po’ da tutto: fumetti, quadri, film, ma anche e soprattutto dalla realtà che mi circonda. È difficile essere specifici nell’elencare disegnatori di riferimento dato che ne ho osservati e studiati molti, anche quelli che apparentemente si discostano dal mio modo di vedere le cose. Mi piace ricostruire il processo creativo altrui e cerco di elaborarlo per capire come si è arrivati all’opera finale, osservando anche i dettagli a prima vista nascosti. Sicuramente è stata molto forte l’influenza di autori come Sergio Toppi, Riccardo Federici, Claudio villa, Corrado Roi, Corrado Mastantuono, Massimo Carnevale, Stefano Andreucci e molti altri che, all’inizio della mia carriera, mi hanno permesso di sviluppare il mio stile di disegno.
Ti sei sempre interessato ai fumetti o ti sei rivolto alla nona arte in un secondo momento?
S: Non mi ero mai interessato veramente ai fumetti prima dei 19 anni. Mi ero sempre dedicato al realismo e alla riproduzione di immagini fotografiche, ma col tempo ho capito che replicare delle immagini non mi bastava più e non mi dava soddisfazione. Quindi ho deciso di approcciarmi al mondo del fumetto per poter creare qualcosa di originale, di mio, col mio stile e far muovere i personaggi in un mondo visto attraverso i miei occhi. Fare dei disegni che avessero lo scopo di narrare e non fossero fine a se stessi.

Camillo, che tipo di storia è Panoptikon? Ci sono dei modelli di riferimento, che siano letterari, cinematografici, fumettistici?
C: Una storia che ti parla di un problema che non credi di avere, immagino. Il progetto è stato venduto letteralmente come “1984 incontra Il Nome della Rosa“, quindi direi che il riferimento a queste due opere è ineludibile. Diciamo i temi del primo (seppur con molta meno aderenza politica), nelle atmosfere del secondo. Si tratta però di corrispondenze che possono colpire il lettore al massimo come suggestioni. Per intenderci: quando penso a una scena di massa con soldati, m’immagino sempre le sequenze di Ran di Kurosawa, ma penso sia più un meccanismo mio implicito che esplicitato nelle pagine. Un libro che mi ha fatto capire come volessi affrontare un tema così complesso e astruso come il capitalismo di sorveglianza è sicuramente Mediterraneo di Sergio Nazzara e Luca Ferrara: anche secondo le riflessioni di Galimberti, i temi vanno suggeriti prima che infilati a forza nel cervello del pubblico passando per gli occhi. Panoptikon ha molte parti dialogate e molte spiegazioni, certo, ma ho cercato di essere sempre a un passo prima dall’incomprensibilità. Dire l’indispensabile e solo quello per essere capiti mi pare l’unico modo per essere sicuri di non diventare logorroici. Si parva licet, è una lezione che ho imparato invece da Alan Moore: la scansione delle sue vignette mi ha sempre dato un’idea di necessità inesorabile. Quelle vignette stanno lì per un motivo e non per riempire la pagina e il ritmo che ne consegue è una delle sue più grandi qualità come sceneggiatore.
Panoptikon è uscito per i tipi di Claire de Lune, casa editrice francese: come mai?
C: La differenza di trattamento tra l’Italia e la Francia è un abisso. A livello economico parliamo di cifre impossibili qui da noi, intorno alle 4 volte quello che è ritenuto normale in Italia. Per la Francia, invece, è semplicemente un buon contratto da esordienti. Ci sono persino degli scaglioni successivi e la prospettiva di crescita professionale diventa quindi un grande sprone per dimostrare le nostre abilità narrative. Abbiamo spedito il dossier del progetto a più di 40 case editrici francofone, ma La Claire de Lune è stata la prima a risponderci girandoci quasi immediatamente il contratto pronto alla firma. Una serietà che abbiamo apprezzato enormemente.
State cercando di far pubblicare il fumetto in Italia? Ci state riuscendo? State incontrando difficoltà o gli editori che avete contattato sono disponibili verso il vostro fumetto?
C: Al momento no. Direi che è prematuro senza avere in mano la stampa della storia completa, visto che in Italia non è molto popolare il formato francese a 46 pagine. Ma non c’è fretta: a parte la vanità di vederlo in una libreria italiana, sappiamo che per un autore è la quantità a fare la differenza nella vendita dei diritti. In più Paesi sei pubblicato, più guadagni, e questo è importante quando impieghi un anno per realizzare un volume. Lì fanno molto i contatti della casa editrice e/o degli agenti a cui si affida. Vedremo.

Panoptikon è al primo volume: ci sarà un seguito?
C: Tecnicamente non è un primo volume ma una prima parte. Il volume è stato proposto come unico, ma diviso in due uscite per esigenze del formato francese. La seconda parte è già completata nel layout e sarà pronta per il 2025, come previsto dal contratto. In realtà, ultimando la seconda parte mi è venuta l’idea per un seguito, un ‘vent’anni dopo’… ma ci sono anche altre idee in ballo e ancora dobbiamo decidere a quale dedicarci come duo.
Salvatore, in quanto esordiente, hai progetti per il futuro? Desideri continuare a lavorare ai fumetti?
S: In futuro mi auguro di continuare a lavorare coi fumetti, portando ai lettori nuove storie e nuovi personaggi da scoprire. Con Camillo abbiamo già altre opere nel cassetto alla quale sarei ben felice di collaborare. Inoltre, nonostante la mia predilezione per i fumetti autoriali, mi piacerebbe anche lavorare per altri mercati. Ad esempio quello americano, provando ad approcciarmi al fumetto supereroistico che, in un primo momento, mi ha portato ad avvicinarmi alla nona arte. Inoltre sarebbe bello poter insegnare un giorno ciò che ho appreso a tutti coloro che vorranno affacciarsi al mondo del fumetto e dell’illustrazione.
Dunque, un fumetto le cui radici pescano anche in reminiscenze letterarie fra loro molto diverse, quali 1984 di Orwell e Il Nome della Rosa, anche se accomunate dal tema del controllo e della censura. Curioso che Panoptikon, fumetto in apparenza tanto lontano dalla realtà, abbia radici, oltre che nelle opere citate, anche negli “scandali” a noi contemporanei.
Intervista rilasciata via whatsapp il 13 settembre 2024
BIOGRAFIE
Salvatore Nobile, siciliano, classe 1998, inizia a disegnare da autodidatta, per poi intraprendere, dopo la maturità, lo studio all’Accademia di Belle Arti di Palermo.
Camillo Bosco, nasce a Taormina, ma si trasferisce nel Nord Italia; è giornalista per diverse testate nazionali, fra le quali La Ragione; ha insegnato storia del fumetto per quattro anni all’Accademia di Belle Arti di Palermo; si è formato ad un corso di sceneggiatura per comics e legge fumetti dai tempi della sua infanzia, fra i quali il suo preferito è PK. Si occupa di romanzi grafici a continuazione e di esteri.

