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“Ash Airways”: webcomics, call center e crolli emozionali

Intervista a Federico Mazzei e Michele D'Aloisio, autori del kafkiano webcomic "Ash Airways", storia di call center disumanizzanti e clienti con problemi irrisolvibili.
Articolo aggiornato il 22/09/2017

“Ash Airways”: webcomics, call center e crolli emozionali

I call center, per gli utenti, ma anche per chi ci lavora, sono il paradiso o l’inferno? Sono magici risolutori di problemi o perfidi distributori di caos? Rendono lieto l’operatore o lo schiacciano senza pietà? 
A queste domande cerca di dare risposta il webcomic Ash Airways – The Comic-Com, raccontandoci in maniera distopica e kafkiana le tragicomiche avventure di una famiglia alla ricerca di un biglietto aereo perduto, e degli operatori telefonici che dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) aiutarli nell’impresa, sempre che riescano a sopravvivere alle maglie di un sistema folle e soffocante.
Per discutere di Ash Airways (da me recensito QUI), ma anche di call center, abbiamo intervistato Federico Mazzei e Michele D’Aloisio, rispettivamente lo sceneggiatore e il disegnatore della serie.

“Ash Airways”: webcomics, call center e crolli emozionaliFederico Mazzei (Roma, 1971), dopo il diploma in sceneggiatura conseguito alla Scuola Romana dei Fumetti, è stato insegnante di scrittura creativa, autore di cortometraggi presentati e premiati in numerosi concorsi internazionali, soggettista e sceneggiatore del film “L’ultimo Crodino”, di Umberto Spinazzola, con Enzo Iacchetti e Ricky Tognazzi, e infine scrittore di racconti (“Avanti c’è posto”, Rubbettino Editore).
“Ash Airways”: webcomics, call center e crolli emozionaliMichele D’Aloisio (Termoli, 1982) è pittore, insegnante di disegno e pittura, incisore pluripremiato e disegnatore. Ha iniziato a occuparsi continuativamente di fumetto a partire dal 2007, realizzando con lo scrittore Marcello D’Angelo, collaboratore storico di Andrea Pazienza, alcune GN/graphic novels (Pompart, Spunk, OPUSI.g.n.o.b.i.l. Dreams) per la rivista d’arte Night curata da Marco Fioramanti e Anton Perich. Ha successivamente collaborato con Ivan Veronica prima, e Federico Mazzei ora, col quale è impegnato su svariati progetti, dai fumetti ai corsi didattici.

Federico, Michele, da dove nasce Ash Airways, e per quale motivo?
[FM] Ash Airways nasce nel 2013 tra Cassino e Termoli, quando ho conosciuto Michele D’Aloisio che mi ha fatto conoscere Pino Rigucci.
Ma per onore di cronaca è necessario pigliarla un po’ alla larga e tornare indietro di tre anni. La voglia di raccontare la dimensione lavorativa delle grandi aziende mi viene a Dublino nel 2010 dopo essere stato per tre anni impiegato in una grande compagnia di servizi, che forniva assistenza clienti per conto di una ancora più grande compagnia aerea. E stata un’esperienza che in quattro parole definirei stupefacente, istruttiva, pericolosa e, soprattutto, da non ripetere.
Al tempo, con Mikael Thiery, cineasta ed operatore al telefono avevamo ideato una serie che si chiamava Call Center, attingendo a piene mani dal microcosmo della grande compagnia per la quale lavoravamo. Era un bello spaccato tragicomico in 12 puntate da mezz’ora ciascuna. Scrissi anche l’episodio pilota per intero e partecipammo ad un concorso indetto dalla BBC. Fummo tra i primi ad essere scartati. Nel 2011 lasciai l’Irlanda e Call Center finì in un cassetto.
L’idea di fare un web-comic per diventare ricchi e famosi viene a invece a Danilo Reggi nel 2013, dopo aver visto per la prima volta i disegni di Michele D’Aloisio, con il quale sto collaborando da poco su un progetto da presentare sul mercato francese. Anche se non l’ho mai visto in faccia, col D’Aloisio le cose vanno forte da subito. Non abbiamo finito il progetto al quale stiamo lavorando che già pensiamo di farne un altro, più nostro. Una serie fica, fichissima, da mandare, perché no, anche agli americani, che pagano bene. Parliamo di un fantasy, di un noir, per quanto Michele mi vedrebbe bene, anche se personalmente mi fa un po’ cacare, perfino nella fantascienza.
Alla fine lascia a me la scelta e io me ne esco con una serie completa sul call center. Gratuita e autoprodotta da mettere on line. Lui, invece di mandarmi a quel paese, accetta. Invece di cannibalizzare il pilota e la serie Call Center, prendo con me solo lo spirito e i nomi di alcuni personaggi e riscrivo tutto da capo. Poi passo tutto a Michele che disegna e passa a Pino. La voglia di esprimerci e divertirci ha fatto il resto.

Ash Airways sembra descrivere, con grande cognizione di causa, le strategie e i metodi di lavoro di un call center. Visto che dici di averci lavorato, quello che racconti è tutto vero? Si rifà a esperienze dirette? I call center sono davvero strutture che schiavizzano i dipendenti cercando di spremerli al massimo e senza pietà?
[FM-MD] Chiaro, sono esperienze molto dirette. Chi per più tempo chi per meno, abbiamo tutti lavorato in un call center, ma come amiamo specificare la realtà dei call center varia molto. A seconda della città e del prodotto di cui si tratta. È il sistema, invece, a restare lo stesso, per cui sì, tra le strutture che schiavizzano gli operai, spremendoli al massimo e portandoli quasi alla follia, credo possiamo schiaffare anche qualche call center.

“Ash Airways”: webcomics, call center e crolli emozionali

Di chi sono, dunque, i “crolli emozionali” dei quali parlate nelle descrizioni del fumetto?
[FM-MD] Di tutti. Clienti, operatori ma anche di supervisori e manager. In Ash Airways ogni tanto parte un pezzo.

Ma in Ash Airways ci sono solo vittime? O esiste da qualche parte anche un carnefice?
[FM-MD] Dove ci sono vittime ci sono anche carnefici. Però ci sono anche gli arrampicatori, i menefreghisti e persino i ribelli.

Siete lettori di fumetti? E cosa leggete?
[FM] Non tanto. Pendo più per i libri e i film, ho ancora grosse lacune ma le sto colmando come posso.
[MD] Sì. Leggo di tutto.

“Ash Airways”: webcomics, call center e crolli emozionali

Leggendo Ash Airways, i primi nomi che mi sono venuti in mente sono stati Kafka, Orwell di 1984 (il romanzo con il Grande Fratello), la serie tv Lost e un manuale lavorativo per apprendisti. Vi riconoscete nei nomi che ho citato? Se sì, in che misura?
[FM] Bisognerebbe chiedere a Kafka… no, la verità è che a Kafka non ci pensavo mentre scrivevo, ma d’altronde nemmeno lui pensava a me quando scriveva. Lost non l’ho mai visto. Orwell, beh, Orwell col personaggio del Grande Fratello ci ha visto lungo. Quando lessi 1984 per la prima volta, a 17 anni, non lo capii molto… beato me…
[MD] Kafka mi piace molto, Lost la terza stagione comincia a puzzare, per quanto riguarda Orwell anche io penso che ci abbia visto lungo… Personalmente non credo di aver mai pensato direttamente a questi autori (o serie) mentre disegnavo Ash Airways. Comunque evidentemente qualche cosa deve essere rimasto, non tanto per il ricordo delle opere stesse (lette davvero troppo tempo fa) ma per alcune tematiche trattate che, inevitabilmente, costituiscono parte del motore che mi spinge a dire di «sì» quando qualcuno come Mazzei mi chiede: Facciamo una serie gratuita online sui call center?

Un aspetto che ho particolarmente apprezzato in Ash Airways è l’uso ‘disinvolto’ del colore, che compare e scompare dalla tavola in modi molto particolari, rappresentando quasi un accompagnamento ai disegni, come una colonna sonora visiva. La scelta è voluta, casuale, frutto di necessità o cos’altro?
[MD] Sempre voluta e proprio per i motivi da te elencati sopra. Il colore, di per sé uno strumento emotivamente coinvolgente, se utilizzato in un fumetto di base in bianco e nero enfatizza benissimo alcuni momenti della narrazione, proprio come dicevi tu, come una colonna sonora. In una serie costituita da brevi episodi come Ash Airways, a mio avviso, è importante ‘sottolineare’ alcuni passaggi per cercare di far rimanere impresse nel lettore situazioni e emozioni che torneranno utili nella composizione finale del puzzle costituito dall’intera serie. E poi, mi piace.

Altro aspetto che ho trovato interessante è la particolare scansione delle tavole, e soprattutto le numerose invenzioni visive che vi ho trovato, davvero personali. Penso soprattutto all’episodio nel quale gli operatori vengono rappresentati come protagonisti di un videogame, occupati a far punti e accumulare bonus. Chi tra lo sceneggiatore e il disegnatore è il maggior responsabile di queste scelte?
[FM-MD] Gli episodi di Ash Airways passano molte fasi. La mia sceneggiatura prima dei vari passaggi è quasi sempre un bozzolo rispetto all’episodio finale. Le idee ci vengono man mano. Ti scordi, comunque, che una parte della colpa è sempre anche del grafico, Pino Rigucci. Anch’egli, infatti, è responsabile del prodotto finito. E in special modo nell’episodio da te citato.

“Ash Airways”: webcomics, call center e crolli emozionali

Il fumetto inizia raccontando le peripezie di una famiglia che per un disguido tecnico non riesce a prendere un aereo, e si ritrova bloccata a terra tra le maglie di un’assurda burocrazia. Poi, però, il punto di vista si sposta sui lavoratori del call center della compagnia aerea. Da lettore curioso mi chiedo: rivedremo mai la famiglia?
[FM-MD] La famiglia Smith, sì. Questo potrebbe essere considerato spoiler, ma chissenefrega. Le apparizioni dei membri della famiglia, brevi o lunghe, raccontano in realtà la storia di un biglietto sparito e l’immane sforzo del capo famiglia, Mr. Smith, di recuperarlo. Ancora più spoiler: Mr. Smith chiuderà la serie. Gli episodi dove gli Smith appariranno di nuovo sono il 12-13-22-23 (ultimo numero).

Nel mondo di Ash Airways, che in fondo è anche il nostro, secondo voi si riesce prima o poi a prenderlo, quel benedetto aereo? O invece si resta per sempre bloccati al telefono, in attesa di una risoluzione che non arriverà mai… oppure seduti per tutta la vita dietro a una scrivania, a rispondere alle chiamate?
[FM-MD] Boh… magari l’avessimo capito…

“Ash Airways”: webcomics, call center e crolli emozionaliRecentemente avete dato il via a un crowdfunding. Mi puoi dire di cosa si tratta e cosa vorreste ottenere?
[FM-MD] Dunque, inizialmente avevamo caricato il webcomic sul nostro sito nella speranza di raggiungere un buon numero di lettori e con le loro donazioni sostenere la serie fino alla fine. Ovviamente non è successo. Di fatto, come spieghiamo ampiamente anche nel nostro video promozionale, non siamo molto scaltri né avvezzi al web e questo, unito al fatto che continuiamo a vedere Ash come un prodotto valido, ha generato in noi il grande dilemma: «Ash Airways lo abbiamo diffuso male, o è un fumetto che fa cagare e gli unici a non essersene accorti siamo noi?»
Quindi nella speranza di fare luce sul mistero, ma anche di raccogliere un po’ di fondi abbiamo caricato il progetto sulla piattaforma di crowdfunding www.ProduzionidalBasso.com.
La campagna durerà fino al 15 luglio, data entro la quale speriamo di raggiungere la cifra di 4000 euro.

Per tentare di avere successo, avreste potuto creare un fumetto di supereroi, o di indagatori dell’incubo, o di combattimenti in tornei di arti marziali. Perché allora avete pensato ad Ash Airways? È un prodotto nel quale, a prescindere da tutto il resto, vi riconoscete?
[FM] È vero, come ho anticipato prima l’idea iniziale e più sensata era proprio quella. Ma Call Center mi piaceva ancora ed era un prodotto che sulle prime credevo già pronto… È vero, quando ho scoperto che avrei dovuto riscriverlo da capo per renderlo un webcomic avrei potuto cambiare… ma mi piaceva…
Se per riconoscerci nel prodotto intendi il fatto che il prodotto finito rispecchi al 100% quello che volevamo esprimere come volevamo esprimerlo, allora la risposta è sì. Lo dico io per tutti: operiamo in assoluta libertà, raccontando quello che vogliamo e come vogliamo. Facciamo un po’ come i moschettieri, «tutti per il prodotto, il prodotto per tutti!»
[MD] Effettivamente avremmo potuto affrontare il discorso online, utilizzando qualche stereotipo narrativo/grafico già digerito dal pubblico (ovviamente non per questo meno valido) e, attraverso quest’ultimo, dire comunque la nostra. Ma questo non sarebbe stato in linea con il periodo che stavamo vivendo. Un periodo di contrasti e cambiamenti, incertezze economiche e chilometrici traslochi.
Il prodotto finale non avrebbe avuto la forza (follia?) che contraddistingue la scelta di «facciamolo nonostante tutto». Non avrebbe avuto la forza di «tutti per il prodotto, il prodotto per tutti!»
Tutto ciò non so se arrivi al pubblico ma comunque, sempre secondo me, costituisce il ‘nodo gordiano’ che abbiamo deciso di tagliare insieme.

“Ash Airways”: webcomics, call center e crolli emozionali

Grazie a Federico e Michele per la loro disponibilità.

Intervista effettuata via email, call center e Facebook nel mese di Aprile 2015.

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