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All’ombra azzurra del Pipistrello: intervista a Jorge Jiménez

Al San Diego Comic Con di Malaga abbiamo intervistato Jorge Jiménez, l’artista più iconico di Batman degli ultimi anni.
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Negli ultimi anni, se si dovesse indicare il più iconico, importante e influente disegnatore di Batman, non si potrebbe che rispondere con un nome: Jorge Jiménez. Artista dal tratto pulito e plastico, dallo storytelling dinamico e poliedrico, da molti anni Jimenez è in forze a DC Comics per cui ha realizzato molte storie di Superman (tra cui una recente per l’antologico Superman: Il Mondo, ambientata nella sua città, Granada), ma soprattutto tantissimi numeri di Batman, passando attraverso tre periodi diversi: quello tecnologico, acido, a tratti cyberpunk di James Tynion IV, quello più cervellotico di Chip Zdarsky e infine il rilancio con Matt Fraction. Un nuovo inizio che deve tantissimo alle matite dell’artista spagnolo che ha reinventato il costume ispirandosi a quello degli anni ‘70, con il mantello blu e il cinturone giallo resi iconici da autori come Neil Adams e Norm Breyfogle.
Durante il San Diego Comic Con di Malaga abbiamo intervistato l’artista che, protagonista di un panel con Matt Fraction, ci ha parlato non solo della sua carriera e dei suoi Batman, ma anche della nuova nemesi creata per i prossimi numeri: Minotaur.

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Ciao Jorge e grazie per il tuo tempo. Vorrei cominciare chiedendoti come hai iniziato a disegnare e se è sempre stato il tuo sogno lavorare negli Stati Uniti. Era il mio hobby, il mio gioco d’infanzia, ma ho dedicato la mia vita allo sport. Ho studiato educazione fisica e, mentre ero a metà corso, all’improvviso ho ricordato che ciò in cui ero davvero bravo fin da bambino era disegnare. Così ho completamente ripensato la mia vita e mi sono detto: voglio diventare un artista.
Ho iniziato a disegnare fumetti, a realizzare tavole e a mostrarle in varie convention. Alla fine qualcuno —il mio primo agente— mi ha scoperto (avevo 23 anni all’epoca) e mi ha detto: “C’è qualcosa nel tuo lavoro che mi piace molto. Inizierò a promuoverti in Francia e negli Stati Uniti.” Io non ero sicuro, ma lui era davvero convinto. E così ho ottenuto il mio primo lavoro, che mi ha portato ad un altro e poi a un altro ancora —ed eccomi qui, più di dieci anni dopo.

E i fumetti di supereroi ti piacevano già da sempre?
Sì, ho sempre amato i supereroi. Superman è stato il mio preferito da quando ero bambino, ma Batman è quello che ho letto di più, di cui ho avuto più giocattoli e che ho visto di più in televisione. Però Superman per me è sempre stato speciale.
Oltre ai supereroi amavo anche il manga e gli anime. È stato guardando Naruto che ho ricordato come, da bambino, disegnavo Goku di Dragon Ball e questo ha riacceso in me la passione per il disegno. Avevo 23 anni, guardavo l’anime e pensavo: “Che cosa fantastica, voglio ricominciare a disegnare!” È stato allora che tutto è cambiato di nuovo e ho iniziato a realizzare fumetti. E poter disegnare supereroi oggi è davvero un sogno che si realizza per me.

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Visto che hai menzionato Superman, iniziamo da lui. È un personaggio con cui sei legato, avendo illustrato molte delle sue storie. Prima di tutto, chi è il tuo Superman preferito tra tutti gli artisti che lo hanno disegnato?
Non parlerò dei fumetti, perché per me c’è un solo Superman: Christopher Reeve. Nel mio immaginario, nella mia mente, lui è Superman. Tutto il resto sono solo versioni di lui, che è quello vero. È così che lo sento nel mio cuore.

Per Superman: The World, hai realizzato una storia ambientata nella tua città natale, Granada. Com’è stata quell’esperienza? Come hai concepito la storia?
La sceneggiatura è mia —sono stato sia sceneggiatore che disegnatore. Non è una cosa che faccio di solito, normalmente mi occupo solo dei disegni. Ma questa volta era qualcosa di speciale: era la mia terra, la mia città.
Ho dato alla storia un tono umoristico, semplice. Ho voluto inserire piccoli riferimenti alla mia regione, a luoghi importanti come la Sierra Nevada, l’Alhambra, tutto ciò che rappresenta Granada. Per me è stato un altro sogno che si realizza: portare ufficialmente Superman nella mia terra in una storia DC Comics è qualcosa di bellissimo che non dimenticherò mai.

Ti è piaciuta l’esperienza di scrittura? Ti piacerebbe continuare a farlo?
Mi piace. È divertente, impegnativa e difficile. E forse un giorno mi piacerebbe realizzare qualcosa scritto interamente da me. Ma per ora sono molto felice di disegnare.
Ho sempre amato disegnare —interpretare ciò che dice una sceneggiatura, fare da “regista” di un film che qualcun altro ha scritto e tradurlo nella mia visione sulle tavole. Per me è più che sufficiente. È un lavoro che mi riempie davvero tanto. Quindi, per il momento, non ho ancora pensato seriamente di scrivere qualcosa di mio.

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Parlando di Batman: negli ultimi dieci anni sei stato probabilmente l’artista più rappresentativo del personaggio. Hai lavorato con tre sceneggiatori diversi, ma sei sempre rimasto sulla testata. Hai anche raccontato storie molto diverse —con James Tynion IV, con Chip Zdarsky e ora con Matt Fraction. Prima di tutto, com’è stato per te interpretare Batman in modi così diversi, anche in un periodo di tempo relativamente breve?
Ogni volta è una sensazione diversa, e penso che questo mi abbia aiutato molto. Ma in questa ultima fase, con Matt, volevo spingermi oltre, perché dopo tanti anni con lo stesso tono, la stessa linea, lo stesso design del costume, sentivo che avevamo bisogno di un piccolo cambiamento —qualcosa che facesse sentire ai lettori che questa nuova era era davvero diversa.
Per questo ho riportato il costume blu di Batman, come negli anni Settanta, e ho parlato con Tomeu Morey, il colorista, per dargli un aspetto un po’ più pop, più colorato e vibrante. Credo che questo contribuisca a rendere il tutto diverso rispetto alle fasi precedenti —ma in modo organico, non forzato.

Hai detto che questo cambiamento è nato in modo organico. Allo stesso tempo, ogni sceneggiatore ha il proprio stile. Com’è stato per te il passaggio tra uno scrittore e l’altro? Hai notato differenze nel modo di raccontare o comunicare? Mi ha sorpreso quando hai detto che questa è la prima volta che incontri Matt di persona —sembra che lavoriate insieme da sempre!
Sì, esatto. All’inizio la relazione è un po’ più fredda, perché ci si sta ancora conoscendo —lui invia la sceneggiatura, io comincio a lavorare, faccio gli storyboard, faccio domande, e piano piano si crea un rapporto fino a diventare amici.
È successo lo stesso con Tomeu Morey per i colori, e con tutti gli sceneggiatori. Con James Tynion siamo amici, Chip Zdarsky è un collega con cui mi diverto molto — è super divertente. E sono sicuro che con Matt sarà lo stesso, perché anche in poco tempo siamo già riusciti a entrare in sintonia e a costruire una forte amicizia professionale.
Per me questo è essenziale, perché più funziona la comunicazione tra sceneggiatore, disegnatore, colorista e tutto il team, più solido sarà il risultato finale per il lettore.

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Hai menzionato anche l’ultimo look di Batman, che è in parte una reinterpretazione della celebre versione di Neal Adams. Com’è stato per te? Hai studiato i suoi fumetti?
Ho studiato molto il suo lavoro, ma anche quello di Norm Breyfogle. È un artista con cui, per qualche motivo, molti mi hanno paragonato. Non conoscevo molto del suo lavoro, ma la gente mi diceva: “Sei una versione moderna di lui.” Così ho approfondito e ho trovato una grande forza nel suo tratto e nel suo uso del colore —soprattutto nelle tonalità di blu— che mi hanno ispirato molto in questa nuova fase. Neal Adams, ovviamente, è stato anche una grande influenza.

Hai citato anche Tomeu Morey, con cui lavori da molti anni. Com’è evoluto il vostro rapporto in tutto questo tempo? Siamo molto amici. Parliamo continuamente e ci diamo feedback diretti ogni giorno —“Ehi Tomeu, puoi cambiare questo?” “Sì, magari aggiustiamo un po’ la luce qui.” È una collaborazione continua: siamo completamente sincronizzati.
Quando gli ho proposto questo nuovo cambiamento —rendere il tutto più colorato, più semplice, con colori piatti invece che un rendering pesante— è stato subito entusiasta. Questo rende la lettura e la narrazione del fumetto molto più fluide.

Ultima domanda —qui al SDCC Malaga tu e Matt avete presentato il nuovo villain, il Minotauro. A questo punto probabilmente Matt interverrebbe dicendo: “Attento!” (ride – ndr). Sì, Matt aveva un’idea molto chiara di ciò che voleva rappresentare e abbiamo provato diversi design per la maschera finché non abbiamo capito che le corna del Minotauro davano esattamente quella sensazione fredda e terrificante che cercavamo.
Mi sono anche ispirato al cattivo principale di Squid Game per la struttura frontale della maschera —volevo che fosse fatta di piani taglienti piuttosto che di forme arrotondate e organiche. Penso che questo le dia un tono più freddo e minaccioso. E l’aspetto generale —un elegante abito di alta gamma— lo rende ancora più impressionante. Credo che il personaggio abbia un grande potenziale.

Vedremo come andrà! Mi ha fatto pensare molto alla serie della Corte dei Gufi, con quelle maschere che tolgono identità. Esatto —ed è proprio questo che ho trovato interessante. Quando leggerete la storia e capirete il ruolo di questo personaggio, vedrete che il collegamento con i Gufi ha ancora più senso. Spero che vi piacerà.

Intervista realizzata il 27 settembre 2025 al San Diego Comic Con Malaga.
Si ringrazia il team stampa del SDCC.

Jorge Jiménez

Nato nel 1986 a Cádiar, un piccolo paese della provincia di Granada, in Spagna, dopo aver studiato Scienze dell’Attività Fisica e dello Sport presso l’Università di Granada ha deciso di dedicarsi completamente al disegno e ai fumetti, una passione che coltivava fin dall’infanzia. Le sue prime esperienze professionali sono arrivate attraverso collaborazioni in Spagna e, successivamente, con l’editore americano IDW, per il quale ha lavorato su serie come Jurassic Park e Transformers.
Jiménez è poi entrato alla DC Comics, dove si è affermato come uno degli artisti più riconoscibili della sua generazione. Il suo stile — dinamico, espressivo e caratterizzato da composizioni audaci — ha attirato rapidamente l’attenzione. Nel corso degli anni ha illustrato diversi titoli di rilievo per l’editore, tra cui Superboy, Earth 2: World’s End e Justice League. Ha ottenuto un più ampio riconoscimento con Super Sons, scritta da Peter J. Tomasi, che ha messo in evidenza la sua narrazione energica e la cura per i dettagli dei personaggi.
Negli anni successivi Jiménez è diventato uno dei principali disegnatori di Superman e, successivamente, di Batman, collaborando con gli sceneggiatori James Tynion IV, poi Chip Zdarsky e nel 2025 con Matt Fraction, con il quale ha rilanciato il personaggio a partire dal numero uno.

Emilio Cirri

Emilio Cirri

Nato a Firenze una mattina di Gennaio del 1990, cresce dividendosi tra due mondi: quello della scienza e quello dell'arte. Si laurea in Chimica e sogna di fare il ricercatore. E nel frattempo si nutre di fumetti e spera di poterne sceneggiare uno, un giorno. Il primo amore della sua vita è Batman, amico fedele dei lunghi pomeriggi passati a giocare in camera sua. Dai supereroi ha piano piano esteso il suo campo di interesse fumetto, sia esso italiano, americano, francese, spagnolo o giapponese. Nel tempo che non dedica ai fumetti, guarda film e serie tv, scrive recensioni e piccole storielle, e forse un giorno le pubblicherà su un blog o in qualche altro modo.

Matteoandrea Lucherelli

Matteoandrea Lucherelli

(Collaboratore esterno)

Matteo Bessi

Matteo Bessi

(Collaboratore esterno)

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