Mentre esordisce la serie di Sir Topleton, che segna il ritorno, seppur solo ai testi, di Sergio Cabella (avremo modo di scriverne), il numero si chiude con una nuova storia della Storia papera di Augusto Macchetto.
La serie, caratterizzata come una serie di conferenze di Paperoga con la presenza correttrice di Pico de Paperis, ha virato con l’episodio precedente verso un racconto decisamente inventato e ancor meno aderente alla storia rispetto alle prime storie, in cui gli interventi di Pico risultano sempre meno invasivi. Se questo, da un lato, ha portato a una maggiore scorrevolezza delle storie, che si concentrano così sulle vicende dei protagonisti paperi della storia, dall’altro ha dato briglia sciolta all’autore realizzando dei pastiche apparentemente poco curati. Esempio di questa linea narrativa è la vignetta in cui vengono introdotti i protagonisti de L’eta di mezzo: Archimedio da Pittsburgh e il suo assistente Ciccio da Gnamsterdam. Se la cosa non vi suona, allora meritate un ottimo in geografia, non tanto per l’inesistenza di Gnamsterdam, quanto per la presenza di Pittsburgh, che ormai molti sanno essere una città della Pennsylvania, peraltro fondata nel 1758.
Lo stesso personaggio di Archimedio è piuttosto anacronistico, visto che sembra caratterizzato su uno dei simboli stessi del Rinascimento, Leonardo da Vinci. Tale sensazione viene, peraltro, confermata dall’ultima delle tre invenzioni presenti in questo episodio, magistralmente disegnato da Valerio Held, che andremo a esaminare molto velocemente una alla volta.
Storia di un bottone

Ebbero una prima grande diffusione in Europa proprio durante il Medio Evo, ma avevano perso il loro uso originario, per diventare elementi decorativi. Per tornare alle origini, grazie al ritorno delle asole, i bottoni devono attendere il XVIII secolo.
Due vetri sul naso

Una giostra per unire
L’ultima invenzione è quella della giostra, anche se ci sarebbe da scrivere pure sui mulini e sulla macchina scavatrice: ad ogni modo sono questi gli elementi che rendono manifesta la vicinanza di Archimedio con Leonardo, lasciando così il lettore più esperto con il dubbio sull’epoca storica che Macchetto voleva raccontare. E questo dubbio viene ancor più enfatizzato proprio dalla presenza della giostra, ma non già quella medioevale, che era un torneo, piuttosto violento, in cui i cavalieri si scontravano, ma quella moderna su cui salgono generalmente i bambini (ma non solo loro) per puro divertimento. In particolare quest’ultima risale alla seconda metà del XIX secolo, ideata da Thomas Bradshaw che costruì la prima intorno al 1861.
In definitiva, nonostante la storia risulti comunque divertente e con alcuni spunti interessanti (anche altri oltre i tre di cui ho scritto in questo articolo), lascia decisamente un po’ straniati e forse avrebbe giovato inserire un articolo introduttivo in cui pungolare i lettori a cercare approfondimenti sulle invenzioni citate dall’autore nella storia, che obiettivamente è stata scritta con poca attenzione alla Storia.

