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Topolino #3346: Macchinista velocista

12 Gennaio 2020
Tra una storia seriale e l’altra sarebbe stato indubbiamente interessante scrivere del primo episodio di Un salto nel passato, nuova serie di storie della Macchina del tempo ideata da Massimiliano Valentini in cui Pippo viene accompagnato nei viaggi temporali non da Topolino ma da Zapotec. Alla fine, però, visto che settimana prossima, date le anteprime, so già che si tornerà a parlare di coding, mi è sembrato più interessante concentrarsi sulle peripezie ferroviare di Paperino in storia realizzata da Marco Rota per la Egmont in collaborazione con lo sceneggiatore Thomas Schroder. Disastro ferroviario All’inizio troviamo Paperino completamente immerso nel suo

Tra una storia seriale e l’altra sarebbe stato indubbiamente interessante scrivere del primo episodio di Un salto nel passato, nuova serie di storie della Macchina del tempo ideata da Massimiliano Valentini in cui Pippo viene accompagnato nei viaggi temporali non da Topolino ma da Zapotec. Alla fine, però, visto che settimana prossima, date le anteprime, so già che si tornerà a parlare di coding, mi è sembrato più interessante concentrarsi sulle peripezie ferroviare di Paperino in storia realizzata da Marco Rota per la Egmont in collaborazione con lo sceneggiatore Thomas Schroder.

Disastro ferroviario

All’inizio troviamo Paperino completamente immerso nel suo nuovo hobby: costruire piste per trenini elettrici. La sua passione, come al solito, è strabordante ed eccessiva, avendo completamente occupato il pavimento del soggiorno di casa. Il novello macchinista, però, uscito con i nipotini e finito (non tanto) per caso alla stazione ferroviaria di Paperopoli durante la cerimonia di messa in opera della restaurata locomotiva a vapore “Belle”, si ritroverà per il solito equivoco possibile solo in una storia comica a guidare “Belle” lungo un percorso panoramico. Il finale catastrofico è, ovviamente, garantito, così come il divertimento nel seguire le gag congegnate dai due autori.

Le origini del treno

La stazione di Saint Lazare a Parigi di Claude Monet – via commons

Il treno propriamente detto è associato alla rivoluzione industriale, ma già gli antichi romani utilizzavano un sistema non molto diverso dall’attuale treno: una serie di carrelli legati tra loro e trainati da cavalli, schiavi o dagli operai. Questi convogli, infatti, venivano utilizzati nelle miniere di estrazione dei metalli.
La vera rivoluzione, come detto, avvenne con l’avvento dei motori a vapore, come ad esempio le macchine a vapore semoventi di Nicolas Cugnot del 1769. La prima locomotiva risale, però, al 1801, costruita da Richard Trevithick per essere utilizzata nelle miniere di Merthyr Tydfil.
Il primo treno commerciale risale al 1825: era il 27 settembre e a trainare i convogli del treno era la locomotiva Locomotion #1, progettata, così come la tratta, da George Stephenson. Su quel tremno, però, oltre alle carrozze delle merci, viaggiavano anche i primi passeggeri: sui carri da miniera salirono i passeggeri comuni, mentre i notabili erano fatti accomodare nella prima carrozza passeggeri propriamente detta, l’Experiment. La velocità della Locomotion era di 9 km/h, limite che venne abbondantemente superato 4 anni più tardi dalla Rocket, che raggiunse i 48 km/h.
La prima ferrovia del continente è, invece, italiana: la tratta Napoli-Portici inaugurata il 3 ottobre del 1839, costruita grazie ai materiali e all’impegno di operai calabresi e campani.

Giocare con i treni

I primi treni giocattolo, invece, fecero la loro comparsa nel XIX secolo non in Gran Bretagna, patria delle locomotive, ma negli Stati Uniti d’America.
Sul finire del XIX secolo, però, la ditta tedesca di giocattoli Märklin, fondata nel 1859 da Theodor Friedrich Wilhelm Märklin, lanciò sul mercato una scatola contenente il treno e un tracciato su cui farlo viaggiare. La risposta a questa innovazione arriva di nuovo dagli Stati Uniti con la Carlisle & Finch che nel 1897 produce e commercializza i primi trenini elettrici, che giungono fino ai giorni nostri con il loro fascino intatto fino alle “esperte” mani di Paperino!

Gianluigi Filippelli

Gianluigi Filippelli

Gianluigi Filippelli (Cosenza, 1977) ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l'Università della Calabria. Attualmente lavora presso l'Osservatorio Astronomico di Brera (Milano) dove si occupa di Edu INAF, il magazine di didattica e divulgazione dell'Istituto Nazionale di Astrofisica di cui è editor-in-chief.
Tra i suoi interessi, le applicazioni della teoria dei gruppi alla fisica e la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico.
Last but not least, è wikipediano.

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