A partire dal Topolino #3651 la coppia Newton&Pico si riunisce nuovamente per intraprendere un Viaggio nella filosofia. A scrivere le storie è, come già per il Viaggio nel sapere, Giorgio Fontana, affiancato da Donald Soffritti per le prime due puntate e da Simona Capovilla per le successive tre. Le storie, poi, sono affiancate da interessanti articoli di approfondimento scritti dal sempre puntuale Francesco Vacca.
La premessa della serie è abbastanza semplice: Pico sta scrivendo un libro per raccontare alcuni dei principali filosofi della storia e chiede a Newton di fargli da “uditore” per capire se le scelte che ha adottato possono essere efficaci per raccontarne il pensiero.

La serie, in questo modo, ha toccato cinque grandi filosofi del passato e l’ho seguita scrivendone sul mio blog principale, DropSea. Come già avevo fatto per alcune storie di In science we trust, ho pensato di riunire le porzioni di quelle recensioni in un unico articolo qui sul Cappellaio, operando anche alcune opportune modifiche ed estensioni. Infine, oltre ai cinque filosofi raccontati da Fontana, ho aggiunto una specie di bonus track finale.
Iniziamo!
Talete
La prima puntata del Viaggio nella filosofia, come detto pubblicata su Topolino #3651, è dedicata a Talete di Mileto, considerato da Aristotele come il primo filosofo greco.
Come ben raccontato da una battuta di Newton, Talete ai più farà pensare ai suoi famosi teoremi di geometria piana, ma in effetti ha prodotto, come tutti i pensatori dell’epoca, anche dei ragionamenti più speculativi sul mondo.

Di informazioni sulla sua vita ne abbiamo poche, e infatti Fontana inserisce nella storia solo pochi spunti biografici, come l’episodio in cui Talete cadde in un pozzo per osservare il cielo stellato. L’episodio, tra l’altro tramandatoci da Platone e appreso da quest’ultimo dalla bocca di Socrate (insomma: di terza mano, se va bene!), mostra l’interesse di Talete per l’astronomia. Altro episodio che mostra questo interesse è quello in cui il filosofo e matematico prevede l’arrivo di un’eclissi di Sole che, secondo Erodoto, avvenne nel corso di una battaglia tra i Medi e i Lidi. C’è, però, da dire che non sono giunti fino a noi testi di astronomia di Talete, e quelli che gli si potrebbero attribuire sono dubbi già per molti degli storici della Grecia antica.
L’interesse di Talete verso l’astronomia viene, poi attestato anche da come Diogene Laerzio ne ricorda la morte. Si tramanda, infatti, che Talete morì (non si sa bene a che età: probabilmente tra i 70 e i 90 anni, a seconda delle fonti) mentre stava assistendo a una gara ginnica alle Olimpiadi. Per celebrarlo, Laerzio scrisse:
ormai vecchio,
dalla terra non vedeva più le stelle.
Sempre Laerzio riposta che sulla sua lapide venne scritto questo epitaffio:
Piccola tomba ma di gloria grande come il cielo
questa di Talete il sapientissimo.
Dal punto di vista filosofico, però, Talete riteneva che il “principio di tutte le cose” fosse l’acqua. E d’altra parte Newton nella storia fa un’osservazione molto vicina a quella che portò Talete alla sua conclusione:
In effetti senza acqua non c’è vita… e l’acqua è ovunque! Nei ghiacciai, nelle nuvole, nei mari, perfino nel nostro corpo… e, soprattutto, nelle mie adorate mele!

Sempre secondo Diogene Laerzio, che a sua volta usa come fonte Ieronimo di Rodi, Talete avrebbe passato un periodo di studio presso di gli egizi, dove avrebbe appresso le basi della cosmologia e della geometria. In questo caso un aneddoto, tramandato da Plutarco, racconta come Talete, confrontando l’ombra proiettata da un paletto di legno piantato nella sabbia con l’ombra proiettata da una piramide, sia riuscito a determinare l’altezza della piramide. Questa, di fatto, è un’applicazione del famoso teorema di Talete:
un fascio di rette parallele intersecante due trasversali determina su di esse classi di segmenti direttamente proporzionali.
In pratica Talete per calcolare l’altezza della piramide, ha sfruttato il fatto che l’asse della piramide è parallelo al palo che ha piantato nella sabbia, così come risultano paralleli i raggi del Sole che hanno prodotto le ombre. A quel punto, come recita il teorema, le lunghezze delle ombre sono proporzionali secondo la stessa legge di proporzionalità che lega le altezze, e il gioco è fatto!
Esistono anche altri cinque teoremi di geometria attribuiti a Talete:
- “Un cerchio è diviso in due parti uguali da qualunque diametro”
- “Gli angoli alla base di un triangolo isoscele sono uguali”
- “Se due rette si incrociano, gli angoli opposti al vertice sono uguali”
- “Due triangoli sono uguali se hanno un lato e i due angoli adiacenti uguali”
- “Un triangolo inscritto in una semicirconferenza è rettangolo”
Secondo alcuni storici dell’antichità l’ultimo, però, sarebbe da attribuire a Pitagora.
Socrate
La seconda puntata della miniserie, pubblicata su Topolino #3652, racconta alcuni dei punti essenziali del pensiero di Socrate.
Anche in questo caso le informazioni sul suo pensiero ci vengono dai suoi allievi, Platone su tutti. Per Socrate, infatti, il fare filosofia si fondava sul dialogo e sul fare domande, cosa su cui Fontana enfatizza particolarmente.

Pico, infatti, prova ad applicare il metodo sul campo, ma lo fa con due soggetti poco ricettivi come Paperone e Rockerduck. Il dialogo, infatti, ruota intorno al concetto di ricchezza e alla fine ne fa emergere alcune contraddizioni, che però vengono respinte dai due magnati concentrati esclusivamente sulla ricchezza in quanto tale (e in qualche modo distruggendo persino la visione romantica donrosiana di Paperone!).
Altro concetto fondamentale della filosofia socratica è il famoso “So di non sapere” (che spesso da studenti quando lo si imparava, si era tentati di usarlo alle interrogazioni quando non si era preparati!), che è un invito a non affidarsi esclusivamente alle conoscenze note, ma metterle in discussione per andare alla ricerca di nuove conoscenze. Il tutto condito da Fontana e Soffritti con una buona dose di ironia, anch’essa una delle basi del pensiero di Socrate!
Platone
Lo abbiamo incontrato nei primi due capitoletti precedenti e ora arriva il turno di Platone, il filosofo raccontato sulle pagine di Topolino #3653.
In effetti il suo vero nome era Aristocle, ma è passato alla storia con il soprannome di Platone, che deriva dal termine greco platys, ovvero “spalle larghe”.
Da bravo studente di Socrate, Platone utilizzò molto i dialoghi nei suoi testi, non solo per raccontare il suo maestro, cosa che influenzò moltissimi filosofi e scienziati dei secoli successivi (per esempio Galileo Galilei e i suoi Dialoghi).

È, però, famoso soprattutto per essere il “filosofo delle idee”. Il mondo, secondo Platone, è infatti costituito da copie di modelli di base per noi invisibili: le idee, appunto. Per esempio tutti gli esseri umani in realtà sono copie dell’idea di essere umano. Per raccontare al meglio questa sua… idea, Platone ideò il famoso “mito della caverna”.
In questo mito, un gruppo di persone vivono in una caverna e l’unica cosa che vedono del mondo esterno sono le ombre che gli oggetti proiettano sulla parete di fronte all’ingresso della caverna. Queste ombre sono, per loro, la realtà, e quando uno di loro, dopo essere stato all’esterno, racconta loro cosa sia la realtà, nessuno dei suoi compagni è disposto a credergli.
Platone, d’altra parte, era convinto dell’importanza di raccontare storie, ovvero i miti, per divulgare le idee filosofiche. E proprio su uno dei suoi miti si concentra Fontana nel corso della storia, in cui Newton, grazie a un orologio dell’invisibilità di sua invenzione, ripercorre le imprese di Gige, un pastore protagonista di uno di questi miti raccontati all’interno della Repubblica.
Attraverso questo espediente Fontana riesce in maniera semplice e diretta a trasmettere un importante insegnamento del filosofo dell’antica Grecia:
La giustizia appaga in quanto tale!

Platone, però, si è anche interessato di matematica, geometria in particolare. Come Pitagora, infatti, studiò i cinque solidi regolari, oggi noti come solidi platonici: tetraedro, cubo, ottaedro, dodecaedro e icosaedro.
E come i pitagorici, assegnò significati filosofici a ognuno di essi. Nel Timeo, infatti, assegnò a quattro di essi uno dei quattro elementi: al tetraedro il fuoco, al cubo la terra, all’ottaedro l’aria, all’icosaedro l’acqua. Nel Fedone, invece, associò al dodecaedro la forma dell’universo. Inoltre riteneva questi solidi come gli intermediari tra la perfezione del mondo delle idee e il mutevole mondo dove avvengono i fenomeni naturali.
E proprio seguendo queste idee, Johannes Kepler associò a ciascuno dei pianeti del sistema solare un differente solido platonico: le orbite dei pianeti, infatti, avevano raggi proporzionali a quello della Terra a partire da solidi platonici circoscritti a partire dalla sfera, utilizzata per il nostro pianeta.
Cartesio

Con Topolino #3654 si fa un salto in avanti di diversi secoli fino a René Descartes, meglio noto come Cartesio.
Noto soprattutto per il suo Cogito ergo sum, ha fornito contributi sia in matematica (il più noto è il sistema di assi cartesiani), sia alla fisica (in particolare la sua spegazione dell’arcobaleno).
Nonostante la storia si concentra soprattutto sul far comprendere a Newton l’essenza del motto cartesiano di cui sopra, si intuisce comunque, anche grazie all’articolo di Vacca, l’importanza di Cartesio nello sviluppo del moderno metodo (e pensiero) scientifico, introducendo il concetto del dubbio, necessario per poter testare la verità o la falsità delle nostre affermazioni.
Alla fine emerge il ritratto di un pensatore dalla mente dinamica, ma anche in grado di vivere al meglio il suo mondo, senza rinchiudersi eccessivamente in se stesso.
Kant
Con Topolino #3655 si conclude il Viaggio nella filosofia di Newton e Pico con una storia dedicata a Immanuel Kant.
Tra i caposaldi della filosofia kantiana, Fontana, e dunque Pico, parte dalla questione degli imperativi, quelli ipotetici e quelli categorici. La discussione su questi due imperativi nasce da un dilemma di Newton:
(…) anche quando sappiamo cosa sarebbe giusto fare a volte non lo facciamo!

Secondo Kant, le nostre scelte etiche dovrebbero essere guidate dagli imperativi categorici che valgono sempre e comunque… per chiunque sul pianeta! Newton, allora, immagina la possibilità di creare un automa, Kanto, che fornisce le soluzioni giuste a ogni problema etico, di fatto introducendo una questione interessante, anche se non in maniera esplicita, relativamente all’uso delle intelligenze artificiali. E’ evidente, infatti, come le critiche mosse da Pico a questa idea di Newton siano sostanzialmente critiche all’uso e all’abuso di questa nuova tecnologia, che viene rappresentata come un robot fisico in grado di interagire direttamente col mondo. Come ricorda Pico, infatti:
A lungo andare, obbedire al robot ci renderebbe ottusi! E se qualcuno lo manipolasse… come faremmo a capiure se il giusto è davvcero giusto?
Anche se non in maniera esplicita, la storia suggerisce al lettore che il pensiero di Kant (e più in generale di tutti gli altri filosofi raccontati nel corso di questa serie) può aiutarci a comprendere meglio e usare con consapevolezza le tecnologie che abbiamo intorno, senza diventarne “schiavi”.
Il punto non è aderire ciecamente a comandi esterni, bensì darsi regole in automonia! (…) Non lasciate che chicchessia vi privi della libertà di decidere!
Come al solito, poi l’articolo di accompagnamento approfondisce altri aspetti del pensiero di Kant, come per esempio fenomeno e noumeno, su cui mi sono soffermato in passato, costruendo un ponte tra noumeno, relatività e meccanica quantistica.
La corsa campestre di Newton
Ed ecco il bonus promesso, che in effetti è una curiosità. Nel prologo del primo episodio del Viaggio nella filosofia, Newton cerca di costruire un ologramma in grado di sostituirlo in una corsa campestre cui il giovane inventore non vuole partecipare.

La curiosità è che Alan Turing era, in effetti, un grande appassionato di corsa campestre: sarebbe stato bello inserire in qualche punto del prologo della serie o dell’epilogo un riferimento a tale passione, giusto per dare un’ennesima informazione, per quanto non filosofica, ai lettori.