
Dominique Dupres, in arte Riff Reb’s, nella sua produzione fumettistica ci ha abituati al confronto con alcuni dei grandi autori della letteratura d’avventura e del soprannaturale. Con Il Lupo dei Mari e Uomini in Mare ad esempio ci ha offerto la sua interpretazione di London, Conrad, Stevenson, Poe, Hodgson e altri.
Con Il Vagabondo delle Stelle persegue il suo percorso, questa volta confrontandosi con uno dei testi più bizzarri di Jack London, un romanzo che è anche una collezione di storie e che mescola elementi crudi e realistici con spunti visionari.
La storia racconta di Darrel Standing, detenuto di San Quintino che finisce nell’isolamento del braccio della morte. Le condizioni in cui è rinchiuso e i maltrattamenti perpetrati dalle guardie, che vogliono estorcergli un segreto di cui lo ha accusato un compagno di cella, lo spingono a cercare l’unica forma di fuga che ha a disposizione, quella nella sua mente. Appresi i rudimenti dell’autoipnosi, Standing si ritrova a viaggiare nel tempo, trovandosi a sperimentare frammenti di vita di persone in diverse epoche storiche, dall’antica Roma alla Francia del Re Sole, alcune delle quali sullo sfondo di vicende o personaggi storici – il massacro di coloni da parte di una comunità mormona nel west o l’ombra di Gesù.

Il racconto è brutale, sincero e piuttosto nero nelle sue declinazioni umane. La storia principale è un’atto d’accusa al sistema carcerario, ma anche i diversi racconti/frammenti che costituiscono le escursioni in altri momenti temporali mettono in scena drammi, vendette, gelosie e storie dure che mostrano i lati più oscuri dell’essere umano – seppure qui e lì non manchino barlumi di speranza. Anche l’approccio più metafisico viene vissuto in una chiave che cerca un certo realismo: non un evento magico, ma un’esplorazione attraverso una regressione ipnotica.
Il risultato è una costruzione che mescola romanzo e antologia, un racconto fatto di scatole cinesi che si affastellano tra loro e con lo sviluppo di una bizzarra relazione con il suo protagonista: è vero, seguiamo e proviamo apprensione alle vicende carcerarie di Standing come lettori, ma in parte ci sovrapponiamo a lui quando siamo catapultati nei diversi frammenti sparsi nel tempo di cui è contemporaneamente protagonista e spettatore. E come lui proviamo trasporto e frustrazione quando queste storie vengono interrotte.

Per trasporre tutti questi effetti in chiave fumettistica, Reb’s sceglie una bicromia con una palette che cambia a seconda del contesto e del momento storico: un giallo seppia domina la vita carceraria (ma è grigio nell’epilogo), mentre turchesi, lilla, aranci o altre varianti del giallo definiscono lo spazio dei diversi racconti.
Il tratto grottesco ma realistico dell’autore è ricco ed efficace, soprattutto nel pennellare un’ampia gamma emotiva sui volti dei suoi personaggi, coadiuvato da una griglia malleabile e una regia fortemente immersiva. A questo si uniscono le continue digressioni più spirituali e metafisiche con cui Reb’s costruisce l’idea dei viaggi mentali compiuti dal suo protagonista, che continua a perfezionare in sequenze ricche di metafore visive e composizioni simboliche, come la nascita di un corpo astrale dall’aspetto di neonato o l’immagine di una fotografia che ripete se stessa in un loop infinito a mostrare una prigione dentro una prigione.
Se è vero che a differenza dei lavori precedenti di Reb’s questa volta il mare e imprese di marinai non sono protagonisti, non manca la digressione marittima: trova spazio infatti un piccolo racconto dove può comunque portarci tra i flutti, nella storia di un bizzarro naufragio in una delle vite vissute da Standing.
Il Vagabondo delle Stelle è una rilettura in chiave fumettistica del classico di London immersiva e potente, che attraverso l’immagine amplifica straniamento e partecipazione del lettore, i cui effetti permangono alla fine della lettura.
Abbiamo parlato di:
Il Vagabondo delle Stelle
Riff Reb’s
Traduzione di Elise Brunot
Kleiner Flug, 2025
200 pagine, brossurato, colori – 32,00 €
ISBN: 9788894950960
