Durante il suo soggiorno in Italia, abbiamo avuto l’occasione di incontrare la fumettista e illustratrice statunitense Hope Larson, autrice di diverse opere rivolte a giovani lettori, come La mia lunga estate e Magia di sale, e due volte vincitrice del Premio Eisner, nel 2007 come migliore emergente e nuovamente nel 2022 per Magia di sale. Il suo ultimo fumetto, Fa’ come vuoi, è un coming of age che, attraverso un’originale struttura diaristica, racconta gli alti e i bassi dell’adolescenza, tra primi amori e amicizie finite. Ma è anche e soprattutto la storia di una giovane e coraggiosa ricerca della propria voce artistica: la protagonista, attraverso il racconto e il disegno, interpreta e reinventa non solo quello che le accade, ma anche il proprio mondo interiore, fatto di fragilità, curiosità e aspettative per il futuro. Con l’autrice abbiamo quindi parlato della nascita di questa opera, ma anche del suo rapporto con l’arte, tra le difficoltà di farne un lavoro e l’irriducibile esigenza di continuare a creare.
Ciao Hope, benvenuta su Lo Spazio Bianco e grazie mille per il tuo tempo.
Innanzitutto volevo chiederti: com’è nato Fa’ come vuoi e come si inserisce nel tuo percorso artistico? In cosa differisce dai precedenti lavori?
Lavoro come fumettista a livello professionale da ormai vent’anni e quando ho avuto l’idea per questa storia avevo appena terminato di lavorare a una trilogia. Mi sentivo un po’ in burnout e avvertivo davvero il bisogno di cambiare e lavorare a qualcosa di completamente diverso da tutto quello che avevo fatto prima, così da poter essere creativa in un modo nuovo. Sentivo di stare facendo le stesse cose allo stesso modo da ormai molto tempo e desideravo uscire da questa spirale. Inoltre, ero appena tornata nella mia città natale e volevo scrivere una storia su come fosse stato crescere lì negli anni ’90 e sulle cose che per me lo hanno reso così speciale.

L’adolescenza è un tema centrale in questa opera. Da un punto di vista narrativo, cosa pensi lo renda un tema particolarmente stimolante?
Io scrivo soprattutto per ragazzi delle medie, mentre Fa’ come vuoi è per adolescenti, quindi un target leggermente più grande rispetto agli altri fumetti. Quando scrivo per i ragazzi delle medie, mi piace che ci sia questo senso di ottimismo: una sorta di “gentilezza” che caratterizza questo tipo di storia. Non sono ancora adolescenti, sono in parte ancora bambini.
Non sono cinici, quindi.
Esattamente, è quello che intendevo. Fa’ come vuoi, al contrario, è un coming of age nel senso più classico: quindi primi amori, trovare la propria identità come artista e come persona, ma anche la drammatica fine di alcune amicizie, che a quell’età sono importanti quanto le relazioni romantiche, se non di più.
Una delle cose che mi ha colpito è la grande alternanza di stili: la struttura diaristica che caratterizza l’opera ti ha permesso in questo senso una maggiore libertà di sperimentazione?
Sì, assolutamente. Questa è la prima volta che lavoro col digitale, ho disegnato tutto con l’iPad e usando Photoshop, mentre stavo imparando a utilizzare questi nuovi strumenti per il mio lavoro. Allo stesso tempo stavo scrivendo questa storia su una ragazzina che sta cercando la sua identità artistica e sta sperimentando con tutti questi stili diversi, e io facevo praticamente la stessa cosa. Quindi per me è stato particolarmente divertente lavorare con questi nuovi strumenti digitali e anche con tanti stili: ci sono gli acquerelli, il collage, i pastelli.
Fa’ come vuoi è anche il racconto di una maturazione artistica: quanto è stato importante riflettere durante la stesura sul tuo personale percorso da fumettista?
Sì, penso di aver riflettuto sul mio percorso. Christine (la protagonista di Fa’ come vuoi) inizia desiderando di lavorare per le riviste a New York e io sono cresciuta leggendo Jane, Seventeen e tutte queste riviste simili, perché al tempo pensavo che lavorare per queste testate e vivere a New York fosse la cosa più forte possibile. Alla fine non ho intrapreso quella strada. Ho invece iniziato a lavorare ai fumetti non sapendo che sarebbe diventato il mio lavoro: ho studiato cinema al college e poi ho conosciuto i fumetti in maniera casuale, iniziando a leggerli prima di pensare a farne. Solo dopo sono stata incoraggiata a provare da Scott McCloud. Per Christine, però, è ancora presto: il mondo si sta aprendo davanti a lei, artisticamente è pieno di possibilità. È libera di sperimentare, con la scrittura, il disegno, il cinema: come lettori non sappiamo dove questo percorso la porterà, sappiamo solo che l’ha intrapreso.

Si tratta di un’opera continuamente in bilico tra la prosa e il disegno: i disegni a volte servono ad arricchire il testo di maggiori sfumature, altre a mandare avanti la storia. C’è stato un momento in cui hai pensato che una delle parti potesse prendere il sopravvento sull’altra? È stato difficile trovare un giusto equilibrio?
È stato estremamente difficile, sì. È stato un libro molto, molto complicato: io solitamente scrivo prima la sceneggiatura, in modo tale che quando inizio a disegnare so perfettamente in che direzione devo andare. Ma in questo caso, poiché prosa e disegni sono così fortemente intrecciati, è stato più complesso. Mi ero preparata una “traccia” da seguire, ma a un certo punto non ha funzionato più, quindi ho provato ad andare avanti una pagina alla volta. È capitato spesso che così finissi per smarrirmi all’interno della narrazione: ho avuto però la grande fortuna di avere un incredibile editor, che mi ha aiutato a capire in che direzione dovessi andare e che cambiamenti dovessi apportare per far sì che la storia funzionasse.
In La mia lunga estate è predominante la musica, qui la scrittura e il disegno: in ogni caso, si avverte sempre l’urgenza dei giovani protagonisti di creare ed esprimere se stessi. Come artista, com’è cambiato nel tempo il tuo rapporto con l’arte, soprattutto adesso che è anche il tuo lavoro?
Ho sempre sentito la forte urgenza di creare: da bambina, da adolescente e anche adesso. Ora che faccio questo per lavoro, il mio approccio all’atto creativo è senza dubbio cambiato. Prima disegnavo e scrivevo per piacere, mentre ora non lo faccio più: scrivo e disegno soprattutto per lavoro, ed è un pochino triste. Adesso lo faccio così tanto che, quando avverto questo forte bisogno di esprimermi artisticamente, mi rivolgo ad altri tipi di attività. Per esempio mi dedico al cucito e soprattutto al giardinaggio, che personalmente trovo molto creativa come attività. Il fatto è che fare della propria passione il proprio lavoro un po’ la prosciuga, secondo me. È molto difficile conservare la stessa identica passione che avevi da giovane, se lo fai cinque giorni a settimana.
Il fumetto è anche ricchissimo di riferimenti letterari e cinematografici. Ce ne sono stati alcuni che ti hanno aiutato durante la stesura del fumetto?
Ascolto un sacco di musica, soprattutto musica pop, e leggo moltissimi romanzi. Prima guardavo molti film e serie tv, adesso non ne ho più il tempo ma a volte ascolto audiolibri mentre sto disegnando. Questa è in realtà la cosa che mi ha aiutato di più durante la stesura del fumetto, soprattutto a staccare con la testa.
In Fa’ come vuoi la protagonista deve leggere molti libri per la scuola: capita meno spesso però che, in ambito scolastico, vengano assegnati fumetti. Se potessi scegliere alcuni titoli da consigliare a giovani studenti, quali sono quelli che ti verrebbero in mente?
È una bella domanda, quali fumetti farei leggere a dei ragazzini come compito scolastico? Ce ne sono così tanti! Penso che uno che in realtà è già molto presente come lettura scolastica sia Maus di Art Spiegelman, così come Persepolis di Marjane Satrapi, com’è giusto che sia. Forse aggiungerei anche Gene Luen Yang, autore di American Born Chinese e molti altri titoli. Amo molto poi le opere di Jillian e Mariko Tamaki: ricordo ad esempio E la chiamano estate e Skim.
Grazie mille a Hope Larson per questa intervista e per la sua disponibilità.
Intervista svolta dal vivo a Napoli il 18 giugno 2025
HOPE LARSON
Hope Larson è nata nel 1982 a Asheville, North Carolina, USA. Si è laureata alla School of the Art Institute of Chicago nel 2004. Ha lavorato come illustratrice freelance, anche per il New York Times, e ha collaborato con la DC Comics per Batgirl e con BOOM! Studios per la serie Goldie Vance. Nel 2007 ha ricevuto l’Eisner Award come miglior talento emergente, premio che poi ha nuovamente vinto nel 2022 con Magia di sale. È autrice di diversi fumetti, come La mia lunga estate e Vento del sud, pubblicati in Italia da Il Castoro. Ha inoltre scritto e illustrato anche Salamander Dream e Grey Horses. La sua ultima opera, Fa’ come vuoi, è stata pubblicata da Tunuè nel 2025.
