Il sipario rosso di un teatro cala lentamente – così come si era aperto all’inizio dell’opera – sullo scheletro abbandonato di un bambino. Le ossa, simbolo di ciò che resta, vengono avvolte in un abito sorprendente, composto da farfalle variopinte. Questo l’epilogo carico di simbolismo de La regina dei buffoni, la nuova graphic novel di Rosalia Radosti. Una fiaba che sfugge alle regole delle fiabe, una storia che parla di fuga, un dramma che esplora il tema del diverso, dell’identità e della resilienza attraverso il potere salvifico dell’immaginazione.

Jacques, protagonista del racconto, vive in un villaggio francese del 1760 soffocato dal fanatismo religioso e segnato da una quotidianità fatta di violenza domestica. Figlio unico di genitori crudeli e bigotti, cresce in un mondo inospitale, dove l’amore è un’assenza assordante e la diversità un peccato da punire in nome della religione. Ma Jacques non si arrende. La sua via di fuga è il suo alter-ego Jacqueline, una principessa immaginaria, la quale vive in compagnia di una gioiosa corte di clown. Nonostante l’apparente spensieratezza, il folle gruppo è tormentato da un problema esistenziale – sparire se Jaqueline non verrà riconosciuta principessa – e una missione impossibile: trovare un abito d’oro che possa renderla regina.
Con maestria narrativa e uno stile grafico originale, Rosalia Radosti costruisce una storia densa di colpi di scena, in cui realtà e fantasia si intrecciano in un dialogo costante. Due mondi apparentemente inconciliabili si incontrano grazie a un linguaggio visivo brillante e a una narrazione capace di tenere il lettore sospeso tra tensione e meraviglia.
Già dalla copertina si percepisce la contrapposizione centrale dell’opera. Nella parte inferiore, l’opprimente quotidianità di Jacques è evocata da un gesto disturbante: una mano posata sul suo capo che, invece di rassicurare, comunica sopraffazione e umiliazione. L’immagine è resa, come molte altre nel racconto, con una tavolozza spenta di grigi e marroni. In netto contrasto, nella parte superiore della copertina, emerge il volto sorridente di Jacqueline, circondata dalla sua vivace corte.
Qui il regno dell’immaginazione si esprime attraverso colori brillanti e accesi, che animano le sue avventure e quelle dei suoi compagni. Tuttavia, nel corso dell’opera, questa distinzione cromatica non resta fissa: si fa via via più ambigua con l’avvicinarsi dei protagonisti alla città, luogo di transizione in cui la fantasia inizia a scontrarsi con la durezza del reale. Il rosso, dominante e inquieto, anticipa la violenza che Jacques percepisce nel mondo reale e che si riflette anche nel proprio inconscio.

Il tratto di Radosti accompagna con coerenza il racconto: le linee morbide e fluide che delineano i personaggi si muovono tra ambientazioni naturali e sfondi appena accennati, così da mantenere lo sguardo fisso sui protagonisti e sulle loro emozioni. I dialoghi, vivaci e serrati, sono punteggiati da botta e risposta ironici e giocosi nella fantasia di Jacques, e in moniti e rimproveri nel mondo reale. In entrambi i casi, essi danno ritmo alla lettura e aggiungono leggerezza anche ai passaggi più intensi.
In conclusione, La regina dei buffoni non è una fiaba convenzionale. Il messaggio che l’autrice intende trasmettere è un invito a riflettere sui problemi legati alla salute mentale e alla ricerca di identità all’interno della società. In particolare, l’autrice pone l’accento sulle difficoltà delle persone trans, con uno sguardo particolare alle donne che, in un periodo storico segnato da pregiudizi e resistenze, lottano per affermarsi, affrontando violenza e aggressività.
Abbiamo parlato di:
La regina dei buffoni
Rosalia Radosti
Rebelle edizioni, 2024
206 pagine, cartonato, colore – 22,00 €
ISBN: 9791281810006
