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Dino Battaglia – Moby Dick

24 Aprile 2021
L’immortale romanzo di Herman Melville rivive nelle stupefacenti tavole di Dino Battaglia; la complessità dell’opera viene sacrificata, ma la potenza delle immagini e il segno personale dell’autore rendono questo adattamento un capolavoro, che ancora oggi sorprende ad ogni vignetta.
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Le Mani Comics, 1997 (Italia, Moby Dick,1967)

“Ancora nulla!… Ma anche in capo al mondo ti scoverò!”

(Il capitano Achab)  

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Dino Battaglia

Ci sono classici della letteratura che, francamente, per essere adattati a fumetti, o per il piccolo e grande schermo, richiedono davvero un gran bel coraggio.

Dino Battaglia nel 1968 ha avuto lo stesso coraggio del capitano Achab a cacciare la balena bianca più famosa del mondo. E dico coraggio perché quando si pensa a un romanzo come Moby Dick di Herman Melville, bisogna tener conto che stiamo parlando di quello che, forse, è il più grande romanzo americano di sempre. Quindi qualsiasi riduzione rischia di diventare ridicola o insulsa, o noiosa.

Ma se nel romanzo di Melville, Achab spingeva incauto la sua nave in mezzo alle onde dell’Atlantico, nella sua riduzione a fumetti il timone della nave è governato unicamente da Dino Battaglia che, come il protagonista della sua trasposizione, è incurante del rischio di una simile impresa. Il grande autore veneziano riduce il testo letterario (articolato e complesso) all’essenziale e fa un uso limitato del dialogo perché è consapevole che la sua vera arma è riposta nella sua formidabile e inimitabile tecnica artistica.

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Il capitano Achab incita il suo equipaggio; lui ha solo un obiettivo: trovare e annientare la balena bianca.

In sole trentuno tavole è concentrata una forza artistica ed espressiva pari alla forza fisica scatenata dalla balena bianca in pieno oceano. Un oceano che Battaglia tratteggia con un’oscurità tenebrosa (tipica di molte sue opere future), un’oscurità da cui emerge maestosamente Moby Dick con la stessa intensità inquietante di un fantasma che appare nel buio.

Battaglia disegna e racconta la paura e l’angoscia dei marinai in mare, il loro essere inermi di fronte a una simile creatura ma, soprattutto, racconta la fermezza e la follia di un uomo che è disposto a morire pur di sconfiggere la balena bianca; il volto tormentato di Achab, le sue rughe, le sue espressioni testimoniano l’uomo solo, torturato nell’animo, ossessivo nei confronti del suo nemico cetaceo della cui ferocia porta addosso i segni.

Una ferocia che Battaglia dipinge magistralmente nelle sequenze dell’attacco della balena al Pequod, la nave in cui viaggiano Achab e compagni, con una furia che risalta in maniera stupefacente nelle tavole dell’autore, che, proprio in occasione di questa trasposizione definisce lo stile cupo, giocato su bianco, nero e grigio, che lo renderà famoso e importante.

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La superba arte di Dino Battaglia: una vera e propria immersione da parte del lettore nelle sue atmosfere.

Fin dalle prime sequenze veniamo introdotti in un periodo storico (siamo nella metà dell’ottocento) in cui troviamo un Battaglia a suo agio nel creare immagini efficaci grazie a quella forza visionaria per la quale, in tutta la sua carriera, non ha mai sbagliato un colpo.

Moby Dick è senza dubbio il suo primo capolavoro; un fumetto che si guarda e che si rischia di non leggere. Ma Battaglia ha sempre parlato attraverso le sue immagini; fin dalla prima vignetta di quest’opera, dove una serie di gabbiani in volo precede l’arrivo del giovane Ismaele (uno dei marinai al servizio di Achab) a New Bredford, dove riusciamo a sentire il profumo del mare, a calarci in queste immagini di superba bellezza, restandone, ancora una volta, incantati.

Ne sono state fatte parecchie di riduzioni a fumetti del romanzo di Melville, comprese quelle di casa Disney; ma nessuna, e sono pronto a ribadirlo ovunque, non riesce a eguagliare l’immensità artistica di Dino Battaglia.

Del resto lui è proprio come Moby Dick: maestoso.  

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L’attacco della balena bianca in una superba tavola di Dino Battaglia

Curiosità

Moby Dick di Battaglia fu realizzato per la mitica rivista Sgt. Kirk di Florenzo Ivaldi. Alla fine della storia vi è una tavola intitolata Caccia alla balena, in cui vengono illustrati brevemente gli aspetti tecnici delle baleniere e le varie specie di cetacei presenti nell’oceano.

Tra le riduzioni a fumetti degne di nota, quello adattato nel 1983 da Jean Ollivier per i disegni del grande Paul Gillon e quello del 1990 scritto da Dan Chichester e splendidamente illustrato da Bill Sienkiewicz. Una menzione per la storia  Mickey Mouse, Mighty Whale Hunter (Topolino e il mostro bianco) realizzata nel 1938 dal geniale artista Disney Floyd Gottfredson. Anche un grande cartonista come Roy Crane si fece influenzare dal romanzo di Melville, realizzando nel 1933 una serie di striscie quotidiane nelle quali i due protagonisti, Wash Tubbs e Captain Easy partecipavano ed un’intensa caccia alla balena bianca. La storia fu pubblicata in Italia dalla compianta casa editrice romana Comic Art.

Edizione consigliata

Splendida edizione, pubblicata su carta a grammatura pesante (per non tradire gli originali di Battaglia realizzati su carta Shoeller) presenta un ottimo apparato critico e storico a cura di Alberto Becattini inerente la storia del romanzo, i vari sfruttamenti cinematografici, televisivi e fumettistici e una biografia dell’artista.

Altre edizioni

Bella come quella di Le Mani, mi sento di consigliare quella recentissima realizzata da Lo Scarabeo, sempre con una bella confezione e ottimo apparato critico. Comunque anche gli Editori del Grifo riproposero il capolavoro di Battaglia in un’edizione senza infamia e senza lode nel 1986.

Nedeljko Bajalica

Nedeljko Bajalica

(Collaboratore esterno) Ned nasce in Svizzera nel 1975 ma si trasferisce subito a Lecce dove scopre il fumetto dopo la metà degli anni '80 innamorandosi di un autore folle che risponde al nome di Jacovitti. All'inizio degli anni '90 si trasferisce a Roma per frequentare la Scuola Internazionale di Comics; nel 1992 conosce il suo idolo, Jacovitti. Gli fa vedere i suoi disegni e dopo un paio di giorni il grande cartoonist lo chiama per affidargli alcuni suoi lavori da inchiostrare. Inizia così una collaborazione con Jacovitti che durerà quasi cinque anni e in cui Ned ha il privilegio di disegnare salami, vermi, dadi, illustrazioni e naturalmente Cocco Bill.
Dopo la morte di Jacovitti avvenuta nel 1997 Ned inizia un periodo di ferma volontaria, si trasferisce a Milano e ritornerà nel mondo dei comics esordendo come autore completo con il fumetto “Ci vediamo domani” edito dalle Edizioni BD. Nel frattempo lavora per la corporation Zara per cui realizza una serie di strip per la loro rivista di moda IN.
Dopo una breve pausa a Belgrado, ritorna a Lecce dove vive, disegna e tiene il corso di fumetto Comic Author In The Spotlight.

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