
Ogni racconto del volume, breve o lungo che sia, è pervaso da una calma quasi innaturale, come se “qualcosa” sia sul punto di succedere eppure non succeda mai, o come se questo “qualcosa” sia già accaduto e nessuno se ne sia accorto. I cambiamenti che sembrano pur avvenire, almeno nelle parole dei personaggi, passano inosservati, mentre un senso di malinconia e solitudine pervade protagonisti e lettori, lasciando la sensazione di essere perennemente osservati da forze esterne e insondabili (come sottolineato nell’interessante analisi di Matteo Gaspari nella brochure dedicata all’autore, ospite del Bilbolbul 2019).
Le storie sono pervase da un senso di inquietudine, colme di non detti, di particolari fuori posto che non vengono chiariti e che non sembrano nemmeno far parte della storia o aver un qualche senso al suo interno. I personaggi sembrano essere trascinati dagli eventi, anche quando prendono iniziativa, e non paiono preparati ad affrontare le situazioni in cui incappano, riuscendo ad apparire alieni anche all’interno di situazioni a loro volta dissociate dal reale, fuori sincrono, pedine inconsapevoli del proprio destino. In questo senso, anche le regole del tempo e dello spazio sono continuamente ribaltate e curvate, eppure tutto sembra normale: personaggi che dovrebbero essere morti ma che camminano tra i vivi, eventi che avvengono in un ordine cronologico ricorsivo e annodato su sé stesso (come nella storia di apertura The Dial). Tutto è diverso, tutto è nuovo in questo mondo, tutto è avvolto in un mistero inestricabile. 
Mistero e incomunicabilità pervadono sia la poetica che il tratto peculiare dell’autore: righe spesse, quasi porose, che coprono i dettagli e rendono impossibile distinguere veramente un personaggio da un altro riducendo lineamenti ed espressioni a pochi, elementari segni. Vignette piccole e regolari, claustrofobiche, separate tra loro da ampi spazi e inadeguate a contenere tutto quello che sembra potrebbero mostrare, quasi l’autore si fosse trovato a inserire a forza i suoi disegni dentro quadri già definiti e immutabili. Un bianco e nero netto, dove le ombre celano più di quello che la luce tende a scoprire, in cui i personaggi emergono come sagome in controluce, spesso di spalle a guardare un panorama muto.


Tutto questo rende la lettura di questo volume tutt’altro che semplice, quasi respingente, ma non per questa priva di fascino e attrattiva. Come davanti a un incidente, una parte di noi è attirata e incuriosita, affascinata quasi, pur vergognandocene in maniera cosciente. Eppure nei racconti di Reynold niente sembra incidentale, quanto piuttosto frutto di precise scelte stilistiche e di una precisa visione; l’autore sembra comunicare con il nostro inconscio, attraverso segni, ritmi di lettura, scelta di parole che superano il primo livello della nostra coscienza per arrivare a radici più antiche e selvagge.
Abbiamo parlato di:
Un mondo nuovo – Fumetti dalla Mauretania
Chris Reynolds
Traduzione di Matteo Gaspari
Tunuè, 2019
246 pagine, brossurato, bianco e nero – 17,00 €
ISBN: 9788867903689

