L'immaginario gotico-pop di Virgina Mori

L’immaginario gotico-pop di Virgina Mori

18 Luglio 2012
Virgina Mori racconta il suo immaginario sospeso tra il sogno e l'incubo in un'intervista raccolta in occasione di Bilbolbul. Un'autrice dallo stile tanto affascinante quanto inquietante, da scoprire e seguire.
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Il tuo mi pare un immaginario visivo gotico-pop, un genere molto americano, che mi porta in mente due nomi (invero poco originali): Charles Addams e Tim Burton. Come si è formato?
E’ sempre difficile poter dire come si forma un immaginario, esso è composto da tutto quello che ho visto e passato nella mia vita, tra cui di certo rientrano anche Charles Addams e Tim Burton , per fare due nomi il più conosciuti possibile…essi hanno fatto sicuramente parte della mia adolescenza, ai quali più avanti si sono aggiunti Gustave Dorè, Edward Gorey , Francesca Woodman, Nicoletta Ceccoli, Lewis Carrol, K.Kieslowski, S.Paradjanov.. ma tanti  e tanti altri di qualsiasi altro campo e mestiere che si aggiungono, si tolgono,si mescolano continuamente.

L’aspetto onirico di questi quadri è preponderante, nascono dai tuoi sogni e dai tuoi incubi, o sono essi stessi visioni a occhi aperti?
Alcune idee le riprendo da sogni e incubi che faccio e che mi rimangono impressi, altri sono metafore di eventi significativi che ho vissuto.

 

 

Protagoniste delle tue illustrazioni sono quasi sempre ragazzine pallide dai lunghi capelli neri che sembrano saltar fuori da un qualche horror giapponese per finire in ambientazioni bucoliche da provincia americana, tra Poe e Lovercraft. Chi o cosa è il modello a cui ti rifai?
Non ho modelli precisi, o meglio… sono talmente tanti che non riuscirei a definirli, di certo Da adolescente avevo una passione per i manga giapponesi, più o meno Horror, ho letto i racconti di Poe, ma mai quelli di Lovecraft.

Cosa significa per te questa figura femminile dall’espressione impassibile?
Probabilmente è un simbolo di Incomunicabilità.

Il rapporto con il corpo viene sottolineato da mutilazioni, compenetrazioni, figure che si accalcano l’una con l’altra o che si fondono insieme. Qualcuno con un po’ di conoscenze in psicologia trarrebbe probabilmente molte considerazioni da questo, io invece lo chiedo direttamente a te: cosa riversi in questo tema, cosa c’è di tuo e del rapporto con te stessa e con gli altri?
Qualcosa di mio ovviamente c’è, come in tutto ciò che facciamo, qualcosa lo invento, qualcosa lo immagino, qualcosa lo rubo dalla realtà .

 

 

In tanti disegni troviamo conigli e cani neri, come fossero famigli di qualche strega che a volte potrebbe essere la protagonista dell’illustrazione e altre colei che sulla stessa infierisce, o come psicopompi che traghettano le anime verso luoghi d’orrore e strazio. Dove nascono questi feticci di inchiostro?
Sono simboli in cui concentro metafore di sensazioni o paure.

Nella mostra che hai tenuto a Bilbolbul quest’anno, come hai impostato il percorso ideale per la tua mostra? C’è un ordine non solo cronologico nelle tue illustrazioni?
Credo che nelle mie illustrazioni si possa individuare un ordine tematico che poi coincide quasi sempre con quello cronologico, ovvero, ci sono dei periodi in cui mi “ossessiono” su degli elementi , periodi in cui disegno cani, altri in cui disegno conigli,altri in cui disegno capelli,altri in cui disegno letti…

 

Riferimenti:
Il Tumblr di Virginia Mori: virginiamori.tumblr.com

 

Ettore Gabrielli

Ettore Gabrielli

Classe 1977, toscano, programmatore. Impara a leggere sugli Alan Ford del padre, una delle poche cose per cui si sente debitore veramente. Vorace lettore da sempre, i fumetti sono stati il mezzo per imparare e per conoscere persone e per questo sarò loro sempre grato. Nel 2002 fonda Lo Spazio Bianco, magazine dedicato al fumetto tra i più longevi e seguiti in Italia di cui è tuttora direttore editoriale. Nel 2021 ha fatto parte della giuria dei Lucca Comics Awards.

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