Il 9 settembre 2024, dopo una malattia che aveva contraddistinto gli ultimi anni della sua vita, a soli 52 anni se ne andava John Cassaday (Fort Worth – Texas, 14/12/1971).
Disegnatore, ma anche scrittore di fumetti, Cassaday è stato uno degli autori più influenti nei primi due decenni del XXI secolo del fumetto statunitense, grazie soprattutto a due serie acclamate da pubblico e critica: Planetary (1999-2006), scritta da Warren Ellis, e Astonishing X-Men (2004-2013), sceneggiata da Josh Whedon. L’artista texano viene anche ricordato per aver disegnato il rilancio di Capitan America sotto l’etichetta Marvel Kights, scritto da John Ney Rieber.
Dotato di un forte senso dello storytelling, sicuramente mutuato dai suoi studi di regia, Cassaday è stato un disegnatore dotato di uno stile originale – basato sul dettaglio, su linee di contorno precise e su un’attenta costruzione della pagina – che ha fatto scuola ed è diventato, da subito, punto di riferimento per vari autori delle generazioni successive.
A un anno esatto dalla sua morte, abbiamo deciso di omaggiarlo proprio elencando 11 tavole a fumetti (o copertine) da lui realizzate e che, secondo il nostro avviso, sintetizzano le caratteristiche principali del suo stile di disegno e del suo talento di storyteller grafico.
Union Jack #1 ((tav. 10) di John Cassaday e Ben Raab (Marvel Comics, dicembre 1998 – Pubblicazione italiana: 100% Marvel # 171 – Union Jack, Panini Comics, 2013)
Anello di congiunzione tra Capitan Bretagna e Blade, Union Jack è uno di quei personaggi minori di Marvel Comics che nel corso degli anni ha attraversato diverse incarnazioni, corrispondenti a diversi rilanci editoriali. L’eroe che indossa la bandiera inglese come costume e combatte i vampiri arriva dall’universo degli eroi impegnati durante la seconda guerra mondiale. John Cassaday si occupa di rilanciarne la terza incarnazione, in cui l’alter ego dell’eroe si chiama Joseph Chapman, con una miniserie del 2013, in cui non si limita solo ai disegni, ma realizza anche dei testi in collaborazione con Ben Raad. Cassaday si approccia al racconto cercando con forza l’impatto sul lettore. Le scene d’azione sono sincopate e cercano inquadrature e prospettive ardite, con uno storytelling estremamente chiaro e d’effetto anche negli scontri più caotici. La tavola 10 del primo episodio dei tre che costituiscono la miniserie però è esplicita nel raccontare le intenzioni del suo autore, che non sono quelle di concentrarsi su azione e adrenalina. È praticamente una splash page costruita con il minimo possibile: lo sfondo è quasi inesistente e sulla scena appaiono solo il protagonista – un primo piano nella vignetta di apertura e lui prostrato nel resto della tavola – una vetrata e un fascio di luce. C’è un solo balloon e una sola parola: Amen. Il personaggio occupa per altro uno spazio molto ridotto dell’immagine, è piccolo, in un angolo. L’effetto finale è dirompente, umano e di grande impatto emotivo che colpisce anche l’osservatore che la trova così, estrapolata, ma che corona e spiazza nel finale di una sequenza d’apertura che rende memorabile. Proprio nelle pagine precedenti Cassaday ci ha mostrato tutta la sua capacità di stupire, di caricare di elementi e dettagli le tavole tra iperboli e belle immagini: qui invece dimostra la forza e il coraggio di costruire un culmine narrativo nella totale sottrazione dell’essenziale.
Paolo Ferrara


Planetary #2 (tav. 21) di Warren Ellis, John Cassaday, Laura Martin (Wildstorm, maggio 1999 – Edizione italiana: DC Vertigo Omnibus – Planetary, 2021)
Il motto della serie Planetary è in una tavola del numero di debutto, le splash page spettacolari sono nei numeri successivi e la caratteristica di costruire tavole che si concatenano in un flusso, chiudendole con una vignetta di transizione in anticlimax è evidente altrove. Ma questa tavola mette in evidenza un tratto importante dello spirito di Planetary: la partecipazione a qualcosa di più grande di noi e meraviglioso.
Il senso del meraviglioso ha spesso una caratterizzazione passiva: guardiamo e ci sentiamo invasi da un sentimento; qui vediamo Elijah Snow e Jakita Wagner in un riquadro di quella che sarebbe potuta essere una splash page meramente illustrativa, che dimostrano di essere parte di quello “strano mondo” che si trovano a difendere. Citando un Doctor Who che verrà anni dopo, non lo fanno per dovere, per una ricompensa; lo sa il cielo che non lo fanno per vincere. Lo fanno perché è giusto, perché è gentile. Percepiamo quella partecipazione e questa gentilezza nei loro sguardi, nei loro sorrisi. Certo, il rapporto fra l’immensità dello strano mondo e la piccolezza dei personaggi è quello fra due immagini, ma, tanto per ribadirne la valenza narrativa: non si capisce questa tavola senza ciò che viene prima di lei.
Simone Rastelli
Planetary #12 – Cloud Memory (tav. 14) di Warren Ellis, John Cassaday, Laura Martin (Wildstorm, gennaio 2001 – Edizione italiana: DC Vertigo Omnibus – Planetary, 2021)
C’è un momento chiave in ogni mistero che si rispetti: la rivelazione. Quando tutti gli elementi della storia culminano in un unico istante, risolvendo quesiti insoluti, ponendo basi per un futuro inatteso.
In Planetary la rivelazione del Quarto Uomo occupa l’intera pagina: John Cassaday osserva e ritrae Elijah Snow tornare l’uomo che era dal basso, una scelta che rende il protagonista di questa straordinaria opera una figura larger-than-life, pari tra le grandi figure delle storia segreta del mondo e della fiction che ha studiato, investigato e catalogato nei suoi diari. Il tempo sembra fermarsi, l’attimo respira e Planetary cambia radicalmente tono e impostazione verso il suo esplosivo climax.
Fabrizio Nocerino


Captain America: The New Deal #1 – Dust (tav. 21) di John Ney Rieber & John Cassaday (Marvel Comics, 2002 – Pubblicazione italiana: Marvel Must Have – Capitan America: Il New Deal, 2023)
Pubblicato nel 2002, in The New Deal Capitan America inizia a fare i conti con la ferita ancora aperta e sanguinante dell´11 settembre 2001.
L’attentato terroristico alle Torri Gemelle ha segnato profondamente, anche a livello simbolico, gli Stati Uniti, influenzandone profondamente, da quel momento in poi, l’immaginario – potremmo dire l´inconscio – collettivo.
Di fatto, nel mondo supereroico, comincia una nuova age (che in altra sede ho definito post-eroica). Rieber e Cassaday affrontano il tema guardandolo in faccia, senza nascondersi dietro a metafore o maschere, e lo fanno attraverso il simbolo a fumetti per eccellenza del Sogno americano.
Senza maschere, letteralmente. Infatti è qui che Steve Rogers rivela al mondo il suo volto e la sua identità, spogliandosi della bandiera in un gesto pregno di forza simbolica, segnando un altro tratto distintivo di questa nuova era, caratterizzato dalla “caduta delle maschere”, un venir meno dell’importanza dell’identità segreta.
Nell’illustrare il volume, Cassaday gioca molto con luci e ombre, regalando tavole iconiche, che si affidano pesantemente al simbolismo di Cap, facendone un uso consapevole e sapiente. I disegni sono velati, in alcuni tratti quasi evanescenti, come coperti da uno strato di polvere.
La copertina del primo numero – Dust, polvere per l´appunto – si richiama ai poster bellici dei tempi della II guerra mondiale, dando volutamente una patina ingiallita, implicitamente suscitando nel lettore l’impressione di un “fuori tempo massimo”, di un mondo scomparso, ma anche di speranza. È un Cap forse disilluso, certamente amareggiato, ferito, ma non è cinico, né sconfitto.
Marco Favaro
Astonishing X-Men #4 (tav. 23) di Josh Whedon, John Cassaday (Marvel Comics, 2004 – Pubblicazione italiana: Marvel Omnibus #10 – Astonishing X-Men: Inarrestabili, Panini Comics, 2010)
Kitty Pryde, uno dei miei personaggi preferiti quando si parla di mutanti, ritrova Colosso. Cassaday disegna tre vignette orizzontali, cristallizzando le tre fasi di un abbraccio tanto desiderato quanto, forse, inaspettato. Whedon fa pronunciare a Peter poche parole, sufficienti però per trasmettere al lettore ciò che sta provando. Da questa tavola, Kitty – o Katya come la chiama il ragazzone russo – e Colosso vivono alcuni dei loro più bei momenti insieme… per quanto mi riguarda, la loro relazione è tra gli elementi più riusciti degli ottimi Astonishing X-Men di Joss Whedon e John Cassaday.
Federico Beghin


Astonishing X-Men #7 (tav. 1) di Josh Whedon, John Cassaday e Laura Martin (Marvel Comics, 2005 – Pubblicazione italiana: Marvel Must-Have # 24 – Gli Stupefacenti X-Men: Talenti Pericolosi, Panini Comics, 2021)
Gli Astonishing X-Men di Joss Whedon e John Cassaday sono tra le vette più alte raggiunte dall’universo mutante nel nuovo millennio. Sarebbero tante le scene da citare: Whedon inseriva in ogni numero almeno un dialogo memorabile e destinato a far discutere; dal canto suo Cassaday era perfettamente a proprio agio a lavorare a storie sì d’azione ma destinate a scavare nell’emotività e nella vita dei protagonisti.
Prendo ad esempio la prima tavola del settimo numero (Dangerous, Part 1). Quattro vignette orizzontali, uno zoom dall’alto verso il basso nelle prime tre e poi un passaggio a un primo piano sul protagonista della scena, Wing, un giovane mutante privato dei suoi poteri, che non accetta di aver perso la capacità di volare. Nel passare dall’universale al particolare, da un’immagine quasi satellitare ai lineamenti del volto, Cassaday ci fa entrare nella storia così come, dopo le parole introduttive delle prime tre vignette (e in contrasto con “It’s beginning“, che fa presagire come ciò che sta avvenendo sia solo l’inizio), Whedon ci colpisce con poche semplici parole: “It’s over“. Ma è la naturalezza nel cambio di tono, immediatamente connesso al dramma esistenziale, che fa la differenza: un destino che sta per compiersi, la storia dello schianto di chi sa di aver perso ciò che lo rendeva speciale, vengono descritti in un modo che colpisce.
Giuseppe Lamola
I am Legion #1 – Il fauno danzante (tav. 13) di Fabien Nury, John Cassady, Laura Martin (Les Humanoides Associés, 2004 – Pubblicazione italiana: 100% Cult Comics #29 – Io Sono Legione, Panini Comics, 2008)
È Fabien Nury ad accompagnare John Cassaday in questa sua esperienza nel fumetto franco-belga, scrivendo una storia a tinte horror ambientata al tempo della Seconda Guerra Mondiale. Il primo volume si apre con due sequenze dense di violenza e la pagina 13 è la crudele rappresentazione di quanto la guerra possa essere spietata.
La tavola si compone di cinque strisce, la prima con due vignette, le tre centrali con una unica e l’ultima con tre. Sono queste a dettare il ritmo che inizia con l’incipit dello scontro e della sparatoria, diventa frenetico nella parte centrale con una sorta di fuga in una no man’s land (la striscia di terra che divida le trincee nemiche su un fronte di guerra) e si blocca all’improvviso sulla prima vignetta dell’ultima striscia, rallentando fino quasi a bloccarsi in quella centrale per poi assestare un colpo allo stomaco del lettore con quella che chiude la pagina.
È una sequenza praticamente muta, tutta sulla spalle di Cassaday, che con una serie di inquadrature mirate blocca lo sguardo di chi legge su ogni singola vignetta, impedendogli di “sbirciare” avanti, così che quando si arriva alla fine l’effetto è ancor più dirompente.
David Padovani


Astonishing X-Men #23 (tav. 22) di Josh Whedon, John Cassaday e Laura Martin (Marvel Comics, 2008 – Pubblicazione italiana: Marvel Omnibus # 10 – Astonishing X-Men: Inarrestabili, Panini Comics, 2010)
Tutto quello che c’era da dire su Astonishing X-Men è stato detto sopra, per questo non ripeterò dell’importanza della serie, se non come esperienza personale di lettore che è stato segnato da queste storie. Ed è stato difficile scegliere tra i tanti momenti memorabili di questa run: dai confronti tra i personaggi (Emma e Kitty, Kitty e Colosso, Bestia e Wolverine o Wolverin e Ciclope) ai momenti epici (il sacrificio di Kitty, le scene di azione con Bestia, ogni momento che include Abigail Brand), passando per quelli più intensi ma anche comici (memorabile tavola 21 del numero 14, con Wolverine che approva la notte di “riconciliazione” tra Kitty e Colosso, oppure i numeri 16 e 17 con Wolverine che regredisce all’infanzia per via dell’attacco di Cassandra Nova), Astonishing X-Men è una serie che rasenta la perfezione grazie al connubio perfetto tra visioni autoriali, tra approfondimento e azione, dramma e soap, tutte portate in vita da un John Cassaday in stato di grazia.
Alla fine ho optato per la tavola 22 perché di tutti gli elementi della serie, quello che ancora oggi mi stupisce è la gestione magistrale di Ciclope: personaggio difficile da scrivere, mai tra i più amati dal pubblico per via di quel suo essere considerato troppo perfettino, Whedon e Cassaday riescono a trasformarlo in un leader carismastico, in un personaggio figo a cui dedicare alcune delle scene migliori. Il finale del numero 23 ne suggella l’aura di capo degli X-Men, di leader definitivo, di erede del sogno di Xavier: dopo la devastante prova di tutto il suo potere, ormai pienamente controllato, nelle tre tavole precedenti, la posa plastica di Cassaday, accompagnata da due frasi lapidarie “A me, mie X-Men. Facciamola finita“, dà un compimento all’arco del personaggio, dandone una delle immagini più potenti e iconiche di sempre.
Emilio Cirri
Uncanny Avengers #1 (tavv. 16-17) di Rick Remender, John Cassaday e Laura Martin (Marvel Comics, 2012 – Pubblicazione italiana: Marvel Deluxe # 44 – Incredibili Avengers 1: Una nuova unione, Panini Comics, 2022)
Uncanny Avengers è stata una delle ultime serie regolari realizzate da John Cassaday, che già all’epoca aveva di molto diminuito la sua produzione fumettistica concentrandosi più sulle copertine. Nata come conseguenza del controverso crossover Avengers vs X-Men e prodromo dell’ancor più infausto crossover AXIS, su cui è meglio sorvolare, la testata mette in luce tutta la tamarraggine action di Rick Remender, ma permette anche a Cassaday (e a chi arriva dopo di lui, artisti del calibro di Oliver Coipel, Salvador Larroca e Daniel Acuna) di realizzare un blockbuster esagerato, pieno di momenti splatter, di scene da puro WTF, a tratti talmente folli da camminare sul filo che separa l’epica dal ridicolo. Pur non essendo nel suo miglior momento di forma (come dimostrato da una serie di copertine non esaltanti, tra cui quella davvero poco ispirata del primo numero), l’artista riesce a ritagliarsi dei momenti di intensità e bellezza, come in queste due tavole che mettono a confronto Scarlet Witch e Rogue, dimostrando la sua capacità nelle scene con protagonisti femminili: in un gioco di primi piani e inquadrature strette nella prima tavola, Cassaday fa recitare i personaggi con le loro espressioni, tra rabbia, disprezzo e fredda austerità. Nella seconda, divisa in quattro vignette orizzontali, la narrazione passa ai gesti, al confronto fisico e non più verbale tra le due, in un passaggio in cui la scansione temporale e spaziale riescono a sopperire alla rigidità dei corpi, dando peso a sguardi e azioni.
Emilio Cirri


Action Comics #1000 – Faster than a Speeding Bullet (tav. 77) di Brad Meltzer, John Cassaday e Laura Martin (DC Comics, giugno 2018 – Pubblicazione italiana: Action Comics #1000 Deluxe Edition – Panini Comics, giugno 2020)
Il mondo dell’intrattenimento, fumetti di supereroi compresi, si basa sul celeberrimo concetto della sospensione dell’incredulità: ovvero quel patto tra spettatore e opera in cui il primo si “dimentica” volutamente della natura fittizia della seconda.
Nel caso della tavola in questione, vediamo Superman iniziare una corsa contro il tempo per fermare un proiettile destinato alla tempia di una povera malcapitata. Noi lettori sappiamo già che, essendo Superman, riuscirà a salvare la ragazza, ma cerchiamo di ignorare questo fatto nel tentativo di farci emozionare dalla storia in questione. Da parte loro gli autori si assicurano che il lettore venga coinvolto dalla narrazione nel momento stesso in cui affrontano la prima vignetta, quella in cui vediamo il mondo attraverso gli occhi del protagonista. Un’inquadratura in soggettiva che subito ci proietta all’interno i una vicenda il cui contesto viene esplicitato dalla seconda vignetta.
Le successive tre vignette sono una masterclass sul ritmo e sulla gestione del tempo in uno spazio statico come quello del fumetto. La prima, in cui vediamo la schiena di Supes, ancora ricca di testo, più lenta, come fosse una pausa in cui si trattiene il fiato. La seconda rapidissima, priva di testo se non del “KLLK” del percussore della pistola. E infine la terza, che si svolge in un lasso di tempo ancora più breve e in cui vediamo la figura del nostro eroe proiettarsi in avanti verso Metropolis a una velocità inaudita, mentre ci lascia indietro per salvare la potenziale vittima. Da qui in poi non possiamo fare altro che girare pagina e sperare che ce la faccia.
Andrea Gagliardi
Action Comics #1000 – Faster than a Speeding Bullet (tav. 78) di Brad Meltzer, John Cassaday e Laura Martin (DC Comics, giugno 2018 – Pubblicazione italiana: Action Comics #1000 Deluxe Edition – Panini Comics, giugno 2020)
John Cassaday verrà ricordato quasi certamente soprattutto per Planetary, ma ha una produzione vastissima legata alle due Major (DC e Marvel). Fra le moltissime cose che ha disegnato, gli venne chiesto di partecipare allo specialissimo Action Comics 1000, composto di storie brevi. Quella disegnata dal compianto disegnatore è Faster than a Speeding Bullet, scritta da Brad Meltzer, un breve racconto pregno di significato e una magnifica prova di Cassaday, al meglio delle sue possibilità sia per eleganza del segno che per efficacia dello storytelling, straordinariamente riuscito nel rendere sia il ritmo della narrazione sia palpabile la velocità di Superman.
In questa tavola in particolare è raffigurato il supereroe che arriva dopo un volo frenetico, apparendo in una delle sue pose più iconiche. Possente, fiero ma non feroce, imbattibile. Un’immagine, quasi una splash page (non lo è per giuste ragioni narrative), che rende giustizia al più giusto degli eroi, colui che potrebbe dominare tutti e invece decide di vivere al nostro fianco come uno di noi, aiutando. Grazie alla maestria del disegnatore queste caratteristiche di Clark Kent emergono energicamente, quasi saltando fuori dalla pagina, mediante la raffinata tecnica e l’accuratezza anatomica che conferisce volume alle figure. Un maestro quasi irripetibile, con uno stile unico e inconfondibile, che fortunatamente – pur essendo andato via troppo presto – ha fatto in tempo a lasciare delle perle che rallegrano la vista di chi ha la fortuna di ammirarle.
Paolo Garrone

